Davide Enia al Teatro Lucio Dalla, l’Autoritratto è il tuo

Martedì 24 febbraio, al Teatro Lucio Dalla di Manfredonia, è andato in scena Autoritratto, monologo di Davide Enia accompagnato dal musicista Giulio Barocchieri. Uno degli appuntamenti più intensi e significativi della stagione #respIRA firmata dalla Bottega degli Apocrifi, ancora una volta capace di portare in città un teatro sensibile e dal peso sociale rilevante.
Autoritratto di Davide Enia: un crudo monologo
Vincitore di due premi UBU (migliore attore e migliore nuovo testo italiano), Davide Enia parte dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del ’92 a Palermo per costruire un racconto che è insieme personale e collettivo. Il suo punto di osservazione è quello di un bambino che vede il primo morto ammazzato a otto anni e di un adolescente che vive le stragi di Capaci e Via d’Amelio. Da lì si dipana un lavoro che intreccia cunto siciliano, corpo, parola, dialetto e tragedia, dentro un vocabolario teatrale che sa essere profondamente suo e dunque palermitano.
Si tratta di uno spettacolo che va seguito: non parte semplice, ha volontariamente un ritmo talvolta strano, grottesco, che restituisce una quotidianità per nulla normale ma dalla quale pare impossibile uscire. Il racconto non cerca scorciatoie: gli episodi come il disumano omicidio di Giuseppe Di Matteo vengono narrati con la massima crudezza e spietatezza possibile, restituendo l’angoscia vissuta dai siciliani in quegli anni, nei quali ogni giorno poteva essere l’ultimo per chiunque. L’autentico terrore trasmesso da un sistema amorale.
Il coraggio di dire no
Davide Enia, però, porta anche un lascito: quello di Falcone, Borsellino, Puglisi, di quelle donne che, con i messaggi scritti sulle lenzuola, hanno scelto di dire no, dando forza e coraggio ad una Palermo dilaniata da una vera guerra.
Autoritratto funziona anche grazie ai suoi intervalli musicali che pescano a piene mani dal folk dell’isola. Un lavoro ben pensato non solo da Davide Enia, ma anche dal poliedrico Giulio Barocchieri. Scelte non spesso facili per le orecchie comuni, ma utili a calare maggiormente lo spettatore nel contesto.
Davide Enia: “La parola è salvifica”
Le storie di Cosa Nostra sono, bene o male, note a tutti. Eppure vanno raccontate ancora, con tutta la forza possibile, per continuare a dare senso a quella lotta per la giustizia soprattutto oggi, quando la memoria rischia di diventare abitudine ritualistica vuota di significato e approfondimento. Ci sono tante storie, però, meno narrate dai grandi media, proprio come quelle del Gargano. Interrogando Davide Enia su ciò che lo spettacolo può portare in territori come Manfredonia, ha risposto così ai microfoni de ilSipontino.net:
“La prospettiva che spero di portare è che la parola è salvifica. Iniziare a raccontare, innanzitutto a noi stessi, quello che ci succede è l’unica possibilità che abbiamo per permettere alle ferite di suturarsi e per avere una comprensione anche di come stiamo noi al mondo e di quello che ci è successo. L’unico messaggio che mi sento di suggerire è che la parola è per davvero lo spiraglio da cui filtra la luce.”
Autoritratto di Davide Enia è un altro splendido tassello in questa stagione, con la Bottega degli Apocrifi che conferma di aver pienamente assunto il suo ruolo nella comunità, abbracciando la responsabilità sociale che deriva dall’attività.
Importantissimo perché, come svela Davide Enia solo all’ultima battuta dell’opera, se rimaniamo impassibili di fronte al fenomeno mafioso, l’Autoritratto che si forma guardando in una pozza di sangue sarà sempre il nostro.