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Caso migranti, Tommaso Rinaldi: “Eppure non ricordo un solo episodio violento legato ai migranti a Manfredonia”

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Caso migranti, Tommaso Rinaldi: “Eppure non ricordo un solo episodio violento legato ai migranti a Manfredonia”

HEY MA’

1988.
Quell’anno a Manfredonia si urlava “CE NUA’ JI”, mentre altrove Gino Paoli e Zucchero scrivevano ed incidevano una straordinaria canzone sulla pelle, su “quella” pelle.

Brano che mi è tornato alla mente dopo le pesantissime polemiche sul probabile arrivo di un centinaio de “nirjie”.

Il colore della pelle, sì proprio quella cosa che nel 2026 riesce ancora a mandare in tilt intere sezioni di commenti social.

Perché, oggi, il problema sono un centinaio di “nirjie”. Cento.
Tradotto: lo 0,0018% della popolazione.
Praticamente un’apocalisse: preparate i bunker!!!

E, infatti, sui social:
“Abbiamo paura a far uscire le nostre figlie”
“Non bastano i nostri delinquenti, dobbiamo anche importarli”
“Portateveli a casa vostra”

Poesia celestiale.
Ungaretti???? Mò lè!!! (trad. “levati proprio”).

Ovviamente, in quanto “nirjie”, sono già tutti delinquenti. TUTTI!

Che le politiche di inclusione ed accoglienza vanno fatte e fatte bene dovrebbe essere un dogma imprescindibile; poi, però, quando si tratta di parlare seriamente di leggi, sanzioni, sicurezza reale cala il silenzio.

Perché indignarsi è più semplice che ragionare.

Allora, è bene ricordare che, nei prossimi tre anni, l’attuale governo (sì, proprio quello che avrebbe dovuto impedire sbarchi e immigrazione attraverso blocchi navali…) ha previsto l’arrivo di ben 165.000 migranti all’anno: si salvi chi può!!!

E la “trasparenza”? Sì, quella parola jolly che si tira fuori quando serve fare rumore e casino?

Quando si parla di “trasparenza” e inclusione dei cittadini nelle decisioni da intraprendere a cosa si fa riferimento precisamente?

Avremmo dovuto fare un referendum se accettarli o meno? E su quali basi, informazioni e tempistiche?

E, allora, mi chiedo, dove erano gli impauriti cittadini quando arrivavano centinaia di ucraine e ucraini?
In quel caso, nessun problema di inclusione? Nessuna domanda relativa a passaggi di denaro? Nessuna paura?

Aaaah certo, erano tutti biondi e di bell’aspetto; la geopolitica della melanina…

Tra i tanti che hanno attaccato Domenico La Marca – Sindaco c’è anche chi sta per installare una stele dauna che dovrebbe essere realizzata con un materiale osceno come l’acciaio corten (quello già arrugginito all’origine, per intenderci); in quel caso, è stato indetto un concorso di idee per l’uso dei materiali visto che ci ritroveremo questo po’ po’ di opera davanti al castello (e davanti ai nostri occhi…) in uno dei luoghi più utilizzati della città, soprattutto dai giovani?

Si è pensato di interpellare, ad esempio, una delle nostre artiste più rappresentative nella realizzazione di stele daune? O il solo marchio dell’Associazione che lo “regala” alla città basta per garantire bellezza, trasparenza e inclusione?

Manfredonia ha una storia di accoglienza millenaria e fino a pochi anni fa, quando ancora erano presenti i padri scalabriniani, era uno degli snodi nevralgici dell’intero Paese per partenze e arrivi, soprattutto dal Senegal: migliaia di “nirjie” ogni anno.

Eppure, non ricordo un solo episodio violento legato ai migranti.

Oggi, ci si accapiglia per un centinaio di persone: siamo proprio sicuri che il problema sia quello?

Personalmente, più che la preoccupazione per i “nirije” in arrivo, temo ci sia il desiderio (politicamente legittimo) di abbattere il sindaco in carica; ma allora, perché non utilizzare argomentazioni più serie della chitarra, del canto e della “trasparenza sui nirije”?

Quelli che oggi si stracciano le vesti perché il sindaco “canta (che ti passa), invece di concentrarsi 24 ore al giorno per risolvere i problemi della città” sono gli stessi che, mesi fa, si stracciavano le vesti perché un regista locale si era permesso di indire un incontro pubblico, aperto a tutta la città, per discutere dell’incendio dell’Oasi Lago Salso.

A distanza di mesi da quella terribile e tragica giornata, cosa hanno fatto? Cosa hanno organizzato? Quali informazioni aggiuntive sono riusciti ad ottenere su quel pesante disastro?

E sulla “trasparenza” dei lavori che si stanno effettuando al porto industriale, cosa hanno da dirci?
A che punto sono?
In termini di benefici socio-economici, cosa otterrà la città da quella struttura rimessa a nuovo (?) e costata oltre 120 milioni di euro?

E l’acqua alla nuova zona industriale?
Le aziende ivi operanti ne possono fare finalmente uso?
E se ancora no, quali sono i motivi che ne impediscono la risoluzione del problema?

E i lavori sulla quattro corsie Foggia-Manfredonia perché sono stati bloccati? Perché non ripartono?

Ed il Parco archeologico di Siponto in versione “work in eternal progress”?
Qualcuno si è preso la briga di trovare quella ventina di milioni utili a completare gli scavi della parte medievale?

E la programmazione della stagione turistica 2026 a che punto è?
Si è coscienti che la frana di Petacciato potrebbe rappresentare un’ecatombe per l’intera economia turistica del Gargano (e quindi anche nostra) se non verranno ripristinate immediatamente le infrastrutture danneggiate?

Ma tranquilli: il problema sono loro. Sempre loro.

Quelli che lavorano nei nostri campi che altrimenti sarebbero già savana da qualche decennio.

Quelli che contribuiscono a tenere in piedi un sistema che ama odiarli ma non può farne a meno (5,6 milioni di stranieri che producono PIL e pagano contributi utili per il pagamento delle pensioni)

E nel mezzo, il grande teatro politico: il sindaco canta? Gravissimo.
Qualcuno organizza incontri? Scandalo.
Poi però, quando si tratta di fare qualcosa e mettersi in gioco: modalità aereo.

Morale della favola: trasparenza sì, certo. Sempre.

E magari anche un minimo di onestà intellettuale.
Perché no, non sono tutti uguali a noi e, soprattutto, non siamo tutti uguali tra noi.

E questa, forse, è la vera notizia che fa paura.

“Hey mà è vero che tutti gli altri sono uguali a me,
Eh no, non è proprio così”

Tommaso Rinaldi

tenuta santa lucia