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Camere sciolte, ma il vitalizio è salvo. Parlamentari al primo mandato sereni

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Nonostante le Camere siano state sciolte, i parlamentari possono essere tranquilli: il vitalizio è salvo. Per molti, che sicuramente non verranno eletti anche per la riduzione del numero dei componenti delle Camere, sarà comunque un dispiacere non ricevere gli ultimi stipendi da parlamentare, ma almeno per il vitalizio – in realtà una pensione che scatta al sessantacinquesimo anno di età – non c’è pericolo. In molti, in questi giorni, si erano chiesti se le elezioni anticipate mettessero in discussione questo diritto dei rappresentanti del Paese.

La risposta è no, nessun rischio. Il termine per avere questo requisito, infatti, scatterà dopo 4 anni, 6 mesi e un giorno. La data, considerando l’entrata del Parlamento espresso dalle urne delle politiche del 2018, è proprio il 24 settembre, ovvero il giorno prima del voto politico del 2025. Il Parlamento, però, resterà ancora in carica dopo quella data fino al successivo insediamento e, quindi, ne avrebbero avuto diritto anche se si fosse votato prima. Qualcuno, polemicamente, ha ipotizzato che la data delle elezioni sia stata scelta appositamente per permettere ai deputati e ai senatori al primo mandato di garantirsi i requisiti. Questo scenario, però, non è vero: i parlamentari, stando a queste dati, l’avrebbero maturato in ogni caso questo requisito.

A prova della veridicità ci sono le date e le indicazioni della Costituzione. Le Camere sono state sciolte il 21 luglio. Secondo la Costituzione, all’articolo 61, “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro 70 giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno delle elezioni”. Quindi, con lo scioglimento deciso il 21, i 70 giorni entro cui devono avvenire le elezioni hanno il limite del 30 settembre. Le elezioni, in pratica, verranno svolte invece cinque giorni prima; dunque, avverrà anche prima la convocazione del Parlamento. Se si fosse votato il 18, invece, il vitalizio sarebbe comunque maturato: sarebbe stato impossibile, infatti, convocare la prima seduta del Parlamento prima dei venti giorni stabiliti, dunque prima del 24 settembre. 

Questo traguardo sarà conquistato da 427 deputati e 243 senatori al primo mandato. In pratica, oltre due terzi dell’attuale Parlamento: il 73% dei senatori in carica e il 68% dei deputati. 

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