Attualità Capitanata

Aree interne, la rabbia di chi non si arrende: «Non si ferma un treno in corsa»

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Aree interne, la rabbia di chi non si arrende: «Non si ferma un treno in corsa»

<< Lo sfogo del sindaco Lucilla Parisi dopo anni di amministrazione: “Le soluzioni ci sono, ma chi vive i territori deve essere ascoltato. Basta demagogia, servono concretezza e coraggio” 

C’è la rabbia, ma soprattutto la consapevolezza di chi da anni amministra un piccolo comune e ogni giorno si confronta con problemi concreti, vincoli, ritardi e una burocrazia che troppo spesso sembra conoscere i territori solo sulla carta.

Quello del sindaco di Roseto Valfortore, Lucilla Parisi, è uno sfogo che nasce da anni di esperienza amministrativa e dal confronto quotidiano con una realtà che, come molte altre aree interne italiane, combatte una battaglia difficile contro lo spopolamento. Una riflessione che parte da Roseto, ma guarda ben oltre i confini del paese e dei Monti Dauni, mettendo al centro una domanda: come si può chiedere ai piccoli comuni di contrastare lo spopolamento se, contemporaneamente, si impedisce loro di costruire le condizioni necessarie per restare, investire e creare sviluppo?

Nel suo intervento, il sindaco ripercorre problemi, occasioni perdute, progetti rallentati e contraddizioni che, a suo giudizio, rischiano di trasformare la tutela del territorio in un ostacolo alla sua stessa sopravvivenza.

Dalle energie rinnovabili al repowering del parco eolico, dalla scuola di specializzazione alla valorizzazione turistica, dalle infrastrutture alla viabilità, passando per i vincoli paesaggistici e ambientali e per una macchina amministrativa fatta di autorizzazioni e prescrizioni spesso sovrapposte, Parisi mette in fila ciò che definisce «chiare e lampanti storture nel sistema».

Un ragionamento che non vuole essere soltanto una denuncia, ma anche una proposta: regole certe e più snelle, maggiore autonomia e differenziazione per territori diversi, investimenti, infrastrutture e soprattutto la possibilità per chi vive e amministra le aree interne di essere realmente ascoltato.

Di seguito, lo sfogo e la riflessione integrale del sindaco Lucilla Parisi, maturati dopo anni di amministrazione e di confronto diretto con le difficoltà e le potenzialità di Roseto Valfortore.

“E’ uno sfogo messo nero su bianco assalita dai pensieri e dalla rabbia di una consapevole impotenza di fronte a chiare e lampanti storture nel sistema che stanno facendo morire i territori delle aree interne. La rabbia perchè le soluzioni ci sono, ma non vogliono ascoltarti. Vivono nella presunzione del potere e non del servizio. 

Lo spopolamento non è solo ‘i ragazzi che vanno via’. 

Nei piccoli comuni, nelle aree interne, è soprattutto una sproporzione drammatica tra nascite e morti.

E le cause? Non sono piovute dal cielo. 

Sono 30/40 anni di politiche sbagliate. Scelte non lungimiranti. Riforme costituzionali controproducenti come quella del Titolo V della Costituzione. Zero conoscenza del territorio. Zero competenze. Vincoli, restrizioni, burocrazia chestanno ammazzando l’Italia, ma soprattutto quella  vera, la spina dorsale, come dice il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quella dei piccoli comuni.

Basterebbe guardare agli anni del ‘Miracolo Italiano’.

C’erano uomini come Alcide De Gasperi, Enrico Mattei e tanti altri ancora. Politici ed imprenditori di visione che ricostruirono un Paese a pezzi. 

Oggi invece parliamo tanto di ‘dare nuova linfa’ ma senza nessuna formula. Solo chiacchiere e tanta propaganda.

Mi soffermo su un caso emblematico del mio comune: Roseto Valfortore, che è simile a tanti altri comuni dei Monti Dauni e della Puglia interna. Roseto ha un parco eolico del 2000. Fu realizzato 26 anni fa, su aree ad uso civico. In quegli anni  bastava una concessione rilasciata  dall’ufficio tecnico, non serviva altro o non si era a conoscenza della necessità dell’autorizzazione paesaggistica. Le norme sono cambiate successivamente. Oggi, a 27 anni di distanza, quel parco ha bisogno di repowering ma stiamo combattendo da 10 anni per un’autorizzazione che non arriva perchè 27 anni fa non fu chiesta un’autorizzazione di cui non si era a conoscenza. Intanto il parco è là da 27 anni e, oggi, stiamo bloccando il futuro per una mancanza inconsapevole del passato!!!! E cosa dire della Cer????

Si fanno le leggi senza prima costruire le infrastrutture o mettere chi di dovere in condizioni di farlo!!!! E dei progetti che si riesce ad avere finanziati? Oggi li presenti e, forse, li vedi realizzati dopo 5/6 anni, se tutto va bene a causa di una stomachevole burocrazia e sovrapposizioni di autorizzazioni con prescrizioni a volte opposte.

La piscina comunale ricavata dalle vasche di accumulo dei mulini nell’area naturalistica dei mulini ad acqua, costruita 26 anni fa, con tutte le restrizioni e vincoli che sono subentrati successivamente, se non fosse stata costruita allora, oggi sarebbe stato impossibile realizzarla e quindi niente occupazione, niente turismo, niente economia, niente valorizzazione e tutela di un’area altrimenti poco conosciuta, l’area dei mulini ad acqua appunto!!!!

Avevamo proposto il ponte tibetano e la zipline: ‘Toglietevelo dalla testa. È area SIC, IBA, boschi, uso civico…’ Infatti non ci siamo proprio avviati.

La rabbia sale quando vedi che, non in Trentino, ma nelle regioni confinanti, la Basilicata, nei comuni interni dell’area delle Dolomiti lucane( Pietrapertosa) area ad elevato pregio paesaggistico, riescono a fare ciò che a noi è tassativamente negato!!!! Per non parlare delle infrastrutture, le strade cosa dobbiamo dire???? Strategia, sviluppo, tutela, contrasto allo spopolamento, fare rete con i comuni vicini, quelli della stessa area….come, via etere??? Non ci sono strade e quelle esistenti non sono sicure ed adeguate!!!!

È così che si combatte lo spopolamento? Lasciando morire i territori con norme-lucchetto o bloccando le energie alternative? Non si ferma un treno in corsa.

20 anni fa i comuni dei Monti Dauni persero l’occasione di entrare in una società pubblico-privata per mancanza di lungimiranza. Non ripetiamo lo stesso errore. Rimanendo in tema energie alternative,

a Roseto abbiamo bisogno di 3 cose concrete senza perdere ulteriore tempo perche’ si e’ esaurito !!!!

1. Repowering nelle aree già destinate e via libera alle energie alternative

2. Valorizzazione della scuola di specializzazione nata per formare i nostri giovani e farli restare

3. Sedersi al tavolo con Regione e Governo per rivedere le compensazioni, alzare il limite del 3% e dare agevolazioni più consistenti con risparmi energetici e aiuti ai giovani intenzionati ad aprire un’ attività.

Noi che viviamo il territorio siamo i primi a volerlo tutelare.

Ma servono regole certe e snelle. Serve la Legge Realacci.

Serve la legislazione differenziata di Virgilio Caivano: regole diverse per territori diversi.

L’Italia è bella perché è varia. E come tale va governata.

Basta demagogia. Serve concretezza e coraggio.

Il coraggio di andare avanti, il coraggio di fare scelte importanti e lungimiranti.”

di Antonio Pastore