Fede

Arcivescovo Moscone: “Messaggio agli studenti”

Carissimi studenti e studentesse,

sento il bisogno di rivolgere a tutti voi, in qualità di padre e pastore di questa chiesa locale, un pensiero di augurio per un buon e proficuo rientro a scuola. L’inizio dell’anno scolastico 2020-2021 è profondamente diverso da quelli a cui eravamo abituati: si riprendono le attività didattiche dovendo fare i conti con paure e tante incertezze; davvero la pandemia che, da mesi orami, sta mettendo a dura prova tutti, piccoli e grandi, segna i nostri comportamenti e rattristisce i nostri sentimenti. Ciò nonostante mi sento di scommettere su ognuno di voi: durante il lockdown avete dimostrato responsabilità e spirito di adattamento, non mancheranno questi valori ora che la scuola vi chiama a ripartire “in presenza”. Sono certo che possedete tutte le condizioni per trasformare questo momento di prova in una sfida educativa per crescere e maturare, per alzare lo sguardo e guardare sempre oltre, per essere veri protagonisti del futuro che è vostro e che non dovete permettere a nessuno di rubarvelo, neppure al Covid-19!

Il primo augurio per voi, insieme ai vostri docenti e all’intero personale scolastico, è di ripartire in serenità e sicurezza. Diventa ora fondamentale coltivare la fiducia reciproca che fa sempre da collante agli sforzi di tutti: si deve evitare che qualcuno venga lasciato solo o si senta solo, e così resti indietro e pensi di soccombere. Tornare a scuola in modo responsabile, significa non isolarsi o contrapporsi, ma collaborare facendo ciascuno la propria parte per uno svolgimento sereno di tutta l’attività didattica. Allora, tornate sapendo che la vita e la salute di ognuno è nelle mani degli altri, così come gli altri sono nelle vostre. Sentite quanto sia vero il monito di Papa Francesco: “tutto è connesso!”. Sì, siamo legati da fili invisibili che questo virus vorrebbe spezzare, ma non ci riuscirà se abbandonerete il sospetto e l’isolamento, se caccerete l’individualismo, mostrandovi solidali e capaci di accogliervi con cura e rispetto. Combattete lo scoraggiamento e ogni forma di demotivazione o scuse pigre, non arrendetevi né alla superficialità, né al fatalismo: sappiate che alla vostra generazione è data un’opportunità unica, sebbene pesante, per imparare ad abitare il mondo in modo nuovo e responsabile.

In secondo augurio è che riusciate a riempire di speranza, dentro una situazione difficile, le occasioni quotidiane, in modo da ridare valore alle cose semplici ed essenziali che sovente si danno per scontate: il vostro nome, il vostro volto, il vostro corpo, le vostre emozioni, la bellezza dello stare insieme e del condividere con gusto, i tanti desideri da orientare e le lotte da affrontare. Vivete con freschezza ed entusiasmo la scoperta di una idea, il fascino di una nuova conoscenza, come pure la difficoltà di un problema, seguita dalla soddisfazione di un risultato trovato. Imparate la fatica del costruire, anche se con lentezza e tenacia, vivrete esperienze educative all’insegna di apprendimenti pieni di significato, partecipazione e creatività. Tale speranza attiva vi dimostrerà che nessuno è un vaso vuoto, ma uno scrigno contenente un tesoro che aspetta solo di essere scoperto e venire alla luce in tutto il suo splendore. La scuola non è un’area di parcheggio, o un momento in cui mettere tra parentesi la vita, ma laboratorio e palestra di dialogo e di confronto, in cui costruire il senso dell’esistenza, per dare calore e colore alla propria vita e a quella degli altri, fino a quella del mondo intero. So che ognuno è capace di provare l’ebbrezza davanti alle grandi domande, per poi far scoppiare il gusto della ricerca e la gioia delle risposte. Non risparmiatevi nell’uso della ragione, ma neppure del cuore e delle mani.

Il terzo augurio è che questo ritorno a scuola in tempo di pandemia diventi una grande occasione per imparare a fare i conti con la fragilità propria e altrui. La fragilità è parte del limite dell’esistente, è condizione di ogni essere vivente, è insita in ogni ambiente o ecosistema: fare i conti con la fragilità, imparare a riconoscerla e rispettarla, è condizione per non subirla come una disdetta, ma per trasformarla in un punto di forza. Coscienti che “siamo tutti fragili”, non abbiate paura “di aver paura”, e la scuola vi aiuterà a non rinchiudervi, ma a aprirvi e farvi costruttori di comunità solidali. Non lasciatevi né illudere da risultati troppo facili, né scoraggiare da mete che esigono spirito di sacrificio e di rinuncia. A scuola confrontatevi con i vostri coetanei e con i docenti, ma anche con le vostre possibilità per far emergere i vostri talenti. Certo, ci vuole coraggio e spirito di iniziativa, ma voi giovani, quando vi mettete, siete nelle condizioni di far leva su risorse immense e inedite: è proprio della gioventù non rassegnarsi davanti agli eventi, ma diventarne interprete e conduttore. E’ cercando, indagando, dubitando, riflettendo che già state preparando il “futuro che sognate” e contribuite al progresso dell’intera umanità globalizzata ed alla “salute” del pianeta.

Sappiate che la parte sana (ed è la maggioranza) del mondo degli adulti guarda a voi come a coloro che già stanno disegnando un futuro diverso da quello che hanno tracciato loro: siate dunque studenti protagonisti del cambiamento, per un nuovo umanesimo e nuove forme di cittadinanza, e se siete credenti, per ringiovanire il volto della Chiesa.

Tornate a scuola e vincete il Covid-19 non con la spavalderia o la negligenza, ma con la forza dell’intelligenza, con la passione del cuore, con l’energia dirompente e generosa della vostra gioventù. Se così sarà, sono certo che anche io avrò molto da imparare da voi.

Vostro,

                                                                                                     +  Padre Franco!

Redazione

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