Attualità Manfredonia

Enzo Renato: “Una nuova visione di Manfredonia”

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Una Nuova Visione di Manfredonia, una riconciliazione tra città storica, espansione contemporanea e qualità.

Se guardiamo due immagini di Manfredonia, una del 1946 e una attuale, mostrano chiaramente una frattura:

la Manfredonia del 1946 era compatta, leggibile, con un rapporto diretto tra porto, centro e campagna;

la Manfredonia attuale è cresciuta per comparti isolati, spesso costruiti per addizione, senza un vero disegno urbano continuo.

Il risultato è una città “a macchie”, dove molti quartieri funzionano come dormitori separati dal centro e tra loro.

L’intuizione è non espandere ancora la città, ma cucire ciò che già esiste.

Una possibile nuova visione urbana per Manfredonia

1. Dalla città “a comparti” alla città

“a reti”

Oggi i comparti sembrano isole:

pochi collegamenti trasversali;

strade pensate più per le auto che per la vita urbana;

assenza di piazze;

servizi concentrati nel centro storico;

spazi vuoti e terreni incolti che interrompono la continuità.

La nuova idea potrebbe essere:

trasformare i vuoti in connessioni.

Non riempire tutto di edifici, ma creare:

corridoi verdi;

assi pedonali e ciclabili;

piazze di quartiere;

servizi distribuiti;

piccoli poli civici.

La città diventerebbe policentrica.

Non un solo centro storico che accentra tutto, ma una costellazione di quartieri vivi.

2. Quartieri con identità diverse

Uno dei problemi delle periferie contemporanee è la loro uniformità.

Palazzi simili, strade simili, nessuna memoria.

L’idea nuova può invece portare a quartieri differenti tra loro.

Quartiere educativo vicino alle aree residenziali più giovani con:

scuola primaria;

biblioteca per bambini;

ludoteca pubblica;

orti urbani scolastici;

piazze senza traffico.

Un quartiere dove il bambino possa andare a piedi.

Quartiere sportivo e verde nei terreni incolti tra i comparti:

campi aperti;

piste ciclabili;

parchi ombreggiati;

strutture leggere;

anfiteatro estivo.

Non grandi opere costose, ma spazi sociali continui.

Quartiere produttivo-artigianale

Per riportare economia diffusa:

laboratori;

coworking;

botteghe;

mercati coperti;

incubatori per giovani.

Così la periferia smette di dipendere totalmente dal centro.

Quartiere del mare

La fascia costiera potrebbe diventare:

promenade continua;

mobilità lenta;

spazi culturali;

piccole marine;

piazze come sul mare;

Museo del Mare.

Oggi molte zone costiere sono separate dalla viabilità o poco integrate col nuovo tessuto urbano.

3. La città dei bambini

Questo è forse l’aspetto più importante.

Una città pensata per i bambini diventa migliore per tutti.

Alcuni principi fondamentali:

In 15 minuti ogni bambino dovrebbe poter raggiungere:

scuola,

parco,

sport,

biblioteca,

negozi essenziali entro 15 minuti a piedi o in bici.

Strade scolastiche

Le strade davanti alle scuole:

chiuse alle auto negli orari scolastici;

con alberi e sedute;

sicure per il gioco.

Micro-piazze diffuse

Ogni comparto dovrebbe avere:

una piccola piazza;

fontane;

ombra;

giochi;

panchine.

Non solo parcheggi.

Continuità pedonale

Oggi molti comparti finiscono improvvisamente:

marciapiedi interrotti;

strade senza attraversamenti;

terreni abbandonati.

La nuova città dovrebbe essere attraversabile senza paura.

4. I vuoti come ricchezza

I terreni incolti che oggi sembrano “assenze” possono diventare il vero patrimonio urbano.

Invece di saturarli:

parchi agricoli;

boschi urbani;

orti comunitari;

giardini pluviali;

corridoi ecologici.

Manfredonia ha luce, vento, mare e spazio: elementi che molte città contemporanee non hanno più.

5. Riconnettere il centro storico

Il centro non deve perdere importanza.

Deve invece diventare:

cuore culturale;

memoria storica;

spazio turistico e civico.

Ma liberato dalla pressione di essere l’unico luogo dei servizi.

La città nuova dovrebbe:

convergere verso il centro,

ma non dipendere totalmente da esso.

Come un organismo con più organi vitali.

6. Una possibile struttura urbana futura

Immagina Manfredonia come:

un centro storico forte;

una cintura di quartieri identitari;

grandi assi verdi trasversali;

mobilità lenta;

mare accessibile;

servizi distribuiti;

scuole e spazi pubblici come nodi urbani.

Non periferie isolate, ma “villaggi urbani” connessi.

7. Un modello mediterraneo contemporaneo

L’idea ha anche un valore culturale.

Molte città moderne hanno copiato modelli nordamericani:

espansione dispersa,

automobile dominante,

centri commerciali,

periferie dormitorio.

Manfredonia potrebbe invece recuperare una logica mediterranea:

prossimità;

piazze;

ombra;

camminabilità;

relazioni sociali;

mix tra abitare e servizi.

Una città più lenta, più umana, più climatica.

8. Un’immagine simbolica

Se la Manfredonia del dopoguerra era una città compatta sul porto, la nuova Manfredonia potrebbe diventare

una rete di quartieri abitabili immersi nel verde e collegati dal mare, dalla mobilità lenta e dai servizi di prossimità.

Non più periferie ai margini, ma nuove centralità urbane.

La vera trasformazione non sarebbe costruire di più, ma dare forma urbana e identità agli spazi già esistenti.

Enzo Renato

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