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Fazzolari: “Draghi inviato UE in Ucraina? Se fosse per noi, sì”

Il sottosegretario Fazzolari apre a Mario Draghi come inviato speciale UE in Ucraina. L'idea lanciata da Meloni per una voce unica europea sul conflitto.

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Mario Draghi può essere l’inviato speciale dell’Unione Europea in Ucraina? “Sì, se fosse per noi, sì”. Lo ha dichiarato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, aprendo alla possibilità che l’ex premier italiano assuma un ruolo chiave nella gestione diplomatica del conflitto russo-ucraino.

L’idea di un inviato UE era stata lanciata dalla premier Giorgia Meloni durante la conferenza stampa di fine anno: “Penso che Macron abbia ragione, credo che sia il momento in cui anche l’UE parli con la Russia”. Per Meloni l’importante è che l’Unione riesca a parlare con una voce unica e non in ordine sparso. Anche per questo motivo vede con favore l’indicazione di un inviato speciale della UE.

Draghi e la credibilità internazionale

La scelta di Mario Draghi non è casuale. L’ex presidente della Banca Centrale Europea e del Consiglio dei ministri italiano gode di ampia credibilità internazionale e ha già gestito dossier complessi durante il suo mandato a Palazzo Chigi. Draghi è inoltre autore di un importante rapporto sulla competitività europea, presentato alla Commissione von der Leyen nel 2025.

Il conflitto in Ucraina è entrato in una fase cruciale. Francia e Regno Unito hanno annunciato l’invio di migliaia di soldati nel dopo-guerra, mentre gli Stati Uniti di Donald Trump stanno rivedendo la propria strategia di supporto a Kiev. In questo contesto, un inviato europeo con il peso politico di Draghi potrebbe rappresentare un punto di svolta nei negoziati con Mosca.

Le reazioni politiche

L’apertura di Fazzolari ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, i partiti europeisti hanno accolto positivamente l’ipotesi, sottolineando l’importanza di una figura super partes. Dall’altro, alcune forze sovraniste hanno espresso perplessità, temendo che Draghi possa favorire compromessi non in linea con gli interessi nazionali.

La gestione delle crisi internazionali richiede oggi più che mai una coordinazione tra i Paesi membri. L’eventuale nomina di Draghi potrebbe rappresentare un segnale forte dell’Europa verso Mosca e Washington. Nel frattempo, il governo Meloni continua a navigare tra alleanze internazionali e pressioni interne, cercando di mantenere un equilibrio tra sostegno all’Ucraina e dialogo con le altre potenze globali.

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