Storia

Manfredonia Saccheggi. (Le conseguenze sulla città) Seconda parte XVI secolo

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arch. Michele Di Lauro

Nel Cinquecento Manfredonia si troverà coinvolta nella guerra tra Francia e Spagna per il dominio sull’Italia meridionale. Carlo D’Asburgo fu eletto nel 1519 imperatore del Sacro Romano Impero Germanico col nome di Carlo V. La sua elezione avvenne a discapito dell’altro pretendente al titolo, il re di Francia Francesco I. Carlo riuscì, grazie all’aiuto finanziario dei maggiori banchieri europei, ad acquistare i voti dei principi elettori tedeschi. Quindi l’imperatore invase il Ducato di Milano e sconfisse il re Francesco I a Pavia nel 1525 facendolo prigioniero. Dopo la liberazione il re francese ritornò in patria e nel 1525 organizzò una coalizione antimperiale, la lega di Cognac, a cui aderirono Firenze, Venezia, Ducato di Milano, Enrico VIII d’Inghilterra (al tempo ancora cattolico) e il pontefice Clemente VII. A causa dell’adesione del papa alla lega, Roma verrà assaltata da soldati spagnoli, da disertori papali, da bande di italiani e dai terribili lanzichenecchi. La città venne sottoposta ad un terribile saccheggio dal maggio 1527 a febbraio 1528: circa 20.000 cittadini furono uccisi e, indirettamente, altri 30.000 morirono a causa della peste portata in città dalle truppe lanzichenecche. Così scrive Francesco Guicciardini nella sua Storia d’Italia: <<tutte le cose sacre, i sacramenti e le reliquie de’ santi, delle quali erano piene tutte le chiese, spogliate de’ loro ornamenti, erano gittate per terra; aggiungendovi la barbarie tedesca infiniti vilipendi>>. La guerra coinvolse anche la Puglia, e la Capitanata in particolare. Solo Manfredonia riuscì a resistere alle truppe francesi capeggiate da Odet de Foix signore di Lautrec. La resistenza della città all’assalto delle truppe franco-venete fu talmente valorosa e ben congenata che, come riferisce il Sarnelli: <<imperocchè il Capitano Lautrech u costretto á partirſene vuoto d’effetto, come aꬵꬵermano tutti que’ ſeriuono le coſe del Regno.>>1.  Manfredonia uscì stremata dal conflitto e il Sarnelli così riferisce della condizione della città: «L’Oranges Viceré di Napoli per Carlo V, mandò Andelotto cò due mila Lombardi in presidio della Città. Ma questi portandosi peggio, che da nimici, messero a sacco, e ridussero a desolatione la Città, gettando a terra 800 case, restandone in piè solamete 150, si tolsero 12 Artigliarie, vendettero il bestiame de’ Cittadini agli stessi Venetiani nemici, né perdonarono al sangue dè Sipontini, molti de’ quali si fuggirono in Bari, Lecce e Dalmatia, restandovi ducento sole famiglie. La qual cosa molto dispiacque al Viceré, havendo sperimetato questi soldati cotanto infedeli, che, in vece di difendere, offesero  scelleratamente così fedeli vassalli del Rè di Spagna.»2  Anche lo Spinelli così descrive il saccheggio: <<Sotto il comando di un certo Andelotto un’Essercito di quattromila Lombardi, che fe Gente peggiore de’ Nemici Francesi, perché venne in Manfredonia con disegno d’assassinare la Città, e la saccheggiarono, e la ridussero in una quasi totale desolazione, …, gittò a terra 800 Edifici de’ Cittadini, appena restandone in piedi 200. Perdettero la vita 1700 Persone Cittadine, e gli altri spaventati fuggirono in Bari, Lecce, ed in Dalmazia, con esservi appena rimaste nella rovinata Città 200 Famiglie.>>3. Del sacco de’ Lombardi vi è conferma attraverso la lettura del Privilegio I dell’Imperatore Carlo V (8 luglio 1533) <<” La città di Manfredonia, fedelissima, schiava e vassalla di V.M. Cesarea, in ricompensa delle tante stragi, ruina, incendi, effusione di sangue, danni, in ricompensa della fedeltà mostrata durante l’assedio di questa città da parte de’ nemici di V.M., dai soldati italiani e spagnoli, supplicano V.C.M. di confermare tutti i privilegi,…”>>4. Si fa cenno al saccheggio della città anche in cronache dell’epoca <<…Ma le soldatesche di queste province è malamente disciplinata e disarmata, come si vide due anni orsono nel sacco di Manfredonia.>>5. Possiamo individuare un filo diretto che lega il sacco di Roma con quello dei Lombardi a Manfredonia: i fratelli Pier Luigi e Ranuccio Farnese. I due fratelli erano figli del cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, e di una nobildonna romana, Silvia Ruffini. I due giovani fratelli erano inizialmente entrambi al servizio della Repubblica di Venezia. Pierluigi passò successivamente al campo avverso prestando il proprio servizio al seguito dell’imperatore Carlo V. Partecipò quindi al Sacco di Roma devastando, incendiando e terrorizzando l’intera città. Il fratello Ranuccio, invece, era al servizio del papa e sarà presente a Castel Sant’Angelo, estrema difesa della città, dove oltre al papa si era rifugiato anche il padre, il cardinale Alessandro Farnese. Il papa, a seguito dei continui misfatti, saccheggi e oltraggi effettuati da Pierluigi Farnese anche dopo il Sacco di Roma, lo scomunicò e gli lanciò un anatema. Dopo la scomunica papale si allontanò dallo Stato Pontificio e passò nel Regno di Napoli, nell’esercito di Carlo V che combatteva contro le truppe dell’alleanza franco-veneziana in cui militavano il cugino Galeazzo e il fratello Ranuccio, che morì durante l’assedio di Manfredonia; <<..,messi in fuga i cavalli di Rinuccio Farnese che aveva fatto una sortita e presi molti prigionieri, ammalatosi, poco dopo moriva tra il compianto dei soldati e dei capi della spedizione.>>6. Federico Odorici, in “Pierluigi Farnese La congiura Piacentina del 1547”, così scrive a proposito dell’assedio di Manfredonia: <<.. affidavano gl’imperiali a Pier Luigi duemila fanti per ispedirlo in Puglia alla guardia di Manfredonia, che intrepido difese contro Camillo Orsini. Perocchè presidiata poderosamente quella città, risoluto a difenderla d’ogni insulto nemico,…, mentre il Farnese ributtava un assalto che da terra come dal mare aveva tentato l’Orsino contro Manfredonia, talchè fu stretto lasciarla.>>7. La Puglia verrà alla fine riconquistata dagli spagnoli ponendo fine al lungo assedio della città di Manfredonia. Il papa Clemente VII Medici venne ad accordi con Carlo V, a conclusione dei quali venne firmato il trattato di Barcellona (giugno 1529) che prevedeva la restituzione al papa di tutti i territori che gli erano stati sottratti, in cambio del riconoscimento della supremazia imperiale in Italia, del reintegro degli Sforza nel ducato di Milano e dei Medici a Firenze. Il trattato prevedeva anche l’incoronazione di Carlo V a Imperatore del Sacro Romano Impero da parte del papa (Bologna, Basilica di San Petronio, 24 febbraio 1530) . Poco dopo, anche l’altro contendente, Francesco I, è costretto a firmare nell’agosto del 1529 il trattato di pace di Cambrai, ponendo fine alla guerra della lega di Cognac.

Le conseguenze del Sacco de’ Lombardi sulla città di Manfredonia sono di seguito sintetizzate.

1) Nel XVI secolo dopo il grande saccheggio del 1528, essa subirà una profonda trasformazione nella “zona est” con la creazione dell’area militare (Fig.1) e (Fig.2). Tale area, inedificata o comunque vincolata da precise disposizioni di carattere militare, fu favorita proprio dalla distruzione quasi completa della città durante la guerra tra Francia e Spagna. Per il Sarnelli restarono in piedi 150 case, mentre 800 furono abbattute dalla furia dei mercenari Lombardi al soldo degli Spagnoli. La città a seguito delle distruzioni subite e a seguito della creazione dell’area militare nella zona est risulterà profondamente modificata nella struttura degli isolati, che rimarranno regolari solo nella parte ovest (Castramentatio). Gli isolati di questa zona dovevano essere stati pianificati secondo uno schema simile a quello della zona ovest. A seguito però del sacco del 1528 essi rimasero inedificati, essendo successivamente soggetti a vincolo militare. La ricostruzione avvenne in maniera spontanea senza nessuna direttrice pianificatrice unitaria. Via della Piazza (Corso Manfredi) devierà nella zona est per raccordarsi con la Porta Montanara e la strada per Monte Sant’Angelo. Non poteva proseguire diritta come nel periodo angioino, poiché impedita, proprio dopo il sacco, dalla costruzione del bastione rinascimentale dell’Annunziata e dalle relative difese antemurali esterne che impedivano l’accesso ravvicinato al castello.

2) La chiesa di San Domenico e l’adiacente area del porto saranno profondamente modificate nell’ottica di ristrutturazione militare della città. La chiesa presentava la tipica pianta cistercense a tre navate ed abside quadrato in fondo. La struttura absidale della chiesa verrà in primo luogo abbassata per evitare che la stessa, per via della sua altezza, fosse facilmente oggetto degli attacchi nemici e delle navi transitanti nel porto antistante (Fig. 3 e Fig. 4). L’interno venne riempito con terra di riporto in modo che i colpi di cannone, che eventualmente fossero penetrati all’interno della muratura, potessero smorzarsi e diminuire di potenza. Anche l’area accanto alla chiesa, nell’attuale Piazza Mercato, è stata oggetto d’intervento nello stesso periodo, creando un ampliamento delle mura per permettere il miglioramento delle strutture difensive dell’area portuale, con la creazione di un grande terrapieno avente la funzione di bastione. Dalla lettura della faccia esterna del bastione di Piazza Mercato (Fig. 4) è possibile notare come il paramento esterno dello stesso sia uguale a quello utilizzato nell’area absidale di San Domenico. Questo particolare permette di ipotizzare che i lavori di trasformazione dell’abside in torre difensiva siano stati realizzati in concomitanza alla bastionatura del circuito murario antistante il porto. Il materiale di risulta dell’abbassamento dell’abside è stato riutilizzato nella parte esterna delle mura bastionate. Prima del restauro, sia la coloritura sia la sporgenza del bugnato dell’area absidale era perfettamente uguale a quello presente sul fronte bastionato. L’interno dell’abside mozzata è stato riempito di terra, così come di terra sarà riempito il fronte bastionato che aveva il rivestimento esterno costituito dai conci di pietra ricavati dalla parte più alta e demolita dell’abside di San Domenico.

3) Anche a Siponto vi furono gravi conseguenze, la facciata orientale di Santa Maria di Siponto venne distrutta nel 1528 proprio durante la guerra tra Francia e Spagna (Fig. 5). Ne fu responsabile il francese Odet de Foix signore di Lautrec, il quale cinse d’assedio Manfredonia che era difesa da truppe mercenarie imperiali di Carlo V, estendendo le operazioni militari anche a Siponto. La chiesa di Santa Maria rimase pertanto danneggiata, come riporta il Sarnelli: <<…mandò il Capitano Odetto Lautrech a’ danni del Regno. Questi nel 1528 assaltando Manfredonia per mare conquassarono la novella fabbrica, rampollo dell’antico duomo della vecchia Siponto…>>8. Il notaio di Manfredonia Pietrantonio Rosso ci narra che fu fatta saltare la torre che era davanti l’ingresso orientale della Basilica romanica. Tale esplosione distrusse di conseguenza la facciata orientale primitiva della chiesa, quella che fronteggiava l’ingresso della Basilica paleocristiana, che non fu più ripristinata nella sua architettura originaria. La Basilica fu certamente danneggiata in modo serio e non solo nella parete orientale, ma così come riporta Pina Belli D’Elia: <<Probabilmente furono squarciate le campate del succorpo adiacenti l’ingresso e caddero anche le coperture appena completate,..>>9. (Fine seconda parte).

(a cura dell’arch. Michele Di Lauro, docente di Storia dell’Arte dell’I.S. “Roncalli-Fermi-Rotundi-Euclide” di Manfredonia) (Il materiale contenuto in questo articolo può essere riprodotto, in tutto o in parte, per scopi non commerciali, purché siano citati l’autore e la fonte)

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1 Pompeo Sarnelli, Cronologia de’ Vescovi et Arcivescovi Sipontini, Centro di Documentazione Storica di Manfredonia, p. 320.

2 Pompeo Sarnelli, op. cit., p. 320, 321.

3 Matteo Spinelli, Memorie Storiche dell’Antica e Moderna Siponto, Manfredonia, Civiche Biblioteche Unificate, p. 222

4 Pasquale Ognissanti, L’Università Sipontina nel ’500, Archivio Storico Sipontino, Appendice IV, 2002, p. 211, 212.

5 Tommaso Pedio, Napoli e Spagna nella prima metà del Cinquecento, Cacucci, Bari, 1971, p. 397 – “Vettor Soranzo al Consiglio dei Savii il 23 luglio del 1528 da Trani” in M. Sanuto, Diarii, t, XLVIII, c. 335. Riportato in Pasquale Ognissanti, op. cit.p.206.

6 Pietro Antonio Rosso, Ristretto dell’Istoria della città di Troia…, Foggia officine Grafiche, 1987, p. 295, 297

7 Federico Oderici, La Congiura Piacentina del 1547, Ripamonti, 1870, Milano, p. 6.

8 Pompeo Sarnelli, op. cit. p. 319, 320.

9 Pina Belli D’Elia, in Siponto Antica a cura di Marina Mazzei, La chiesa medievale, Grenzi editore, Foggia, 1999, p. 300.

Fig. 1 Elaborazione planimetrica del centro storico di Manfredonia con l’impianto particellare catastale e la suddivisione in zone.

La planimetria illustra la suddivisione particellare degli isolati del centro antico. È evidente la divisione netta della città in due aree principali, quella ad ovest e quella ad est, con via Arcivescovado come asse di separazione. L’area est è nata probabilmente con isolati pianificati similmente a quelli dell’area ovest, ma che hanno subito una completa trasformazione a seguito delle distruzioni patite dalla città, in modo particolare quella del sacco del 1528. Essendo stata istituita, in questa parte della città, la cosiddetta area militare, la ricostruzione degli isolati è avvenuta in maniera non pianificata, perché impedita dai vincoli insistenti su tale area.

Fig. 2 Formazione Area Militare della città dopo il sacco del 1528.

Si noti come gli isolati nell’area est (zona militare) si siano formati dopo il sacco del 1528 sul nuovo tratto di Via della Piazza (Corso Manfredi) che devierà nella zona est per raccordarsi con la Porta Montanara e la strada per Monte Sant’Angelo. Non poteva proseguire diritta come nel periodo angioino poiché impedita proprio dopo il 1528 dalla costruzione del bastione rinascimentale dell’Annunziata e dalle relative difese antemurali esterne che impedivano l’accesso ravvicinato al castello.

Fig. 3 Cappella della Maddalena, trasformazione da abside in torre difensiva.

L’antica abside di S. Domenico (Cappella della Maddalena) verrà in primo luogo abbassata e successivamente riempita di terra all’interno per migliorare la resistenza agli attacchi con i cannoni.

Fig. 4 Abside San Domenico (Cappella della Maddalena) e Bastione Piazzetta Mercato.

L’abside della Chiesa di San Domenico è stata trasformata in torre difensiva nel XVI sec. sotto il regno dell’imperatore Carlo V. Il contiguo Bastione di Piazzetta del Mercato è stato realizzato con il paramento esterno proveniente dall’abbassamento e trasformazione in torre della Cappella della Maddalena

Fig 5 Santa Maria di Siponto Facciata Est (nord-est)

Su questa faccia era ubicato l’ingresso originario alla chiesa e davanti era posta la torre campanile. Ingresso e torre furono distrutti dall’esplosione di un ordigno nel 1528 ad opera delle truppe franco-venete capeggiate da Odet de Foix signore di Lautrec.