
TRIBUNALE DEL GARGANO: L’OCCASIONE STORICA PER MANFREDONIA CHE RISCHIA DI SFUMARE
Il Procuratore Capo di Foggia, dott. Enrico Infante, riapre il dossier giustizia in Capitanata. Dodici Comuni del Gargano chiedono a Roma un presidio autonomo. Manfredonia, la più grande città del promontorio, resta fuori. E con lei resta fuori un futuro da 14 milioni di euro l’anno.
La nomina del dott. Enrico Infante a Procuratore Capo della Repubblica presso il Tribunale di Foggia non è solo un cambio al vertice. E’ il ritorno di un magistrato di straordinario spessore che conosce la Capitanata metro per metro, insediatosi ufficialmente lo scorso dicembre dopo una lunga carriera proprio a Foggia nei reati contro la P.A. e nel penale dell’economia.
Infante raccoglie l’eredità di Ludovico Vaccaro, il magistrato che per primo ha avuto il coraggio di dire ciò che tutti sanno: una provincia di oltre 7.000 km quadrati con un solo Tribunale e una sola Procura è ingiustificabile. Come ha ricordato lo stesso Vaccaro: “L’Abruzzo è 10mila chilometri quadrati, ma ha otto tribunali e otto procure. Qui ce ne sono uno e uno. È giusto?” La sua conclusione è stata netta: “Ci vorrebbe un tribunale del Gargano che copra Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo”.
Oggi Infante, con lo stesso rigore, ha ribadito la priorità: avvicinare la giustizia ai cittadini e rendere capillare la presenza dello Stato. Ed è da qui che è ripartita, con forza, la richiesta dei sindaci garganici per l’istituzione di un Tribunale del Gargano.
Sono dodici i Comuni del Gargano che hanno sottoscritto il documento indirizzato al Ministero della Giustizia, al CSM e alla Regione Puglia per chiedere l’istituzione di un nuovo circondario giudiziario sul promontorio.
Peccato che tra le dodici firme non ci sia quella di Manfredonia.
La città che per storia dovrebbe guidare questa battaglia, resta alla finestra. Eppure Manfredonia non è un Comune qualunque. È il secondo e terzo centro della provincia per popolazione, è porta naturale del Gargano, ed è stata già nel Settecento sede di un’importante magistratura speciale, il Tribunale del Consolato di Terra e di Mare, che trattava le vertenze del commercio marittimo ed estero. Nella seconda metà del Novecento è stata persino proposta come capoluogo di una nuova provincia garganica.
Oggi il Sindaco Domenico La Marca, in carica dal 25 giugno 2024, ha scelto il silenzio. Una scelta che rischia di costare carissima.
Ricordo che avere un Tribunale non è un simbolo. È infrastruttura, economia, sicurezza.
Da Vieste a Foggia ci vogliono due ore. Un cittadino, un testimone, un imprenditore taglieggiato deve perdere una giornata di lavoro per una udienza. Questo allontana i cittadini dallo Stato. Un Tribunale del Gargano a Manfredonia, baricentrico tra Monte Sant’Angelo, Mattinata, Vieste e San Giovanni Rotondo, significherebbe processi più rapidi, più testimoni che si presentano, più efficacia contro i clan e gli altri gruppi che ancora operano tra Manfredonia e il Gargano settentrionale.
Poi, i numeri sono semplici e parlano da soli. Un Tribunale di primo livello vale circa 150 dipendenti diretti: magistrati, cancellieri, personale amministrativo, polizia giudiziaria. Ma la vera partita è quella che verrebbe dopo.
Sicuramente, anche se non è scontato, un Tribunale porta con sé la necessità di una struttura carceraria di prossimità per custodia cautelare e transito. Riconvertire un noto ex hotel ormai abbandonato in zona P.I.P., struttura già volumetricamente adeguata e fuori dal centro urbano, costerebbe una frazione di un carcere ex novo e darebbe una seconda vita a un ecomostro.
Un carcere medio-piccolo vale altri 180-200 dipendenti tra polizia penitenziaria, educatori, sanitari, amministrativi.
350 famiglie che spendono a Manfredonia. Calcolando uno stipendio medio prudenziale di 1.800 euro netti x 13 mensilità x 350 persone, più l’indotto di avvocati, consulenti, periti, bar, ristoranti, affitti, fotocopie, alloggi per chi viene da fuori per le udienze: l’immissione diretta e indiretta nell’economia cittadina supera facilmente i 14 milioni di euro annui. Soldi puliti, statali, anti-crisi, che restano qui 12 mesi l’anno, non solo ad agosto.
Pertanto, un Tribunale riporterebbe a Manfredonia uffici, concorsi, giovani professionisti. Attorno al Tribunale nascono studi legali, sedi universitarie distaccate di giurisprudenza, scuole di formazione. Manfredonia tornerebbe ad essere città istituzionale, non solo turistica e industriale in crisi.
Un treno che non ripassa!
La geografia giudiziaria italiana si riforma una volta ogni trent’anni. L’ultima riforma ha chiuso tribunali, non ne ha aperti. Se il Ministero sta ora valutando, su spinta delle Procure antimafia, di riaprire presidi dove lo Stato è più fragile, è un’occasione irripetibile.
Dodici sindaci del Gargano lo hanno capito. Hanno messo da parte campanili e colori politici.
Manfredonia non può permettersi di restare fuori per attendismo o per paura di disturbare gli equilibri foggiani. Chiedere di essere sede del Tribunale del Gargano non significa fare guerra a Foggia, significa completare la rete di legalità.
Il Sindaco La Marca ha ancora tempo per firmare, per convocare un consiglio comunale aperto, per chiedere con forza che se un Tribunale del Gargano si deve fare, si faccia a Manfredonia.
Altrimenti, tra qualche anno, quando il nuovo Palazzo di Giustizia sarà inaugurato a Vieste o a San Severo, ci chiederemo per l’ennesima volta perché l’economia sipontina non riparte. E la risposta sarà scritta in quelle 14 milioni di ragioni che abbiamo lasciato ad altri.
Gaetano La Forgia


