Cronaca Italia

Tania Terrin strangolata, la conferma dall’autopsia

Tania Terrin è morta per strangolamento: i primi risultati dell’autopsia. Esame anche su Dino Keber, mentre Nordio frena su invio ispettori.

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I primi risultati dell’autopsia sul corpo di Tania Terrin confermano la violenza dell’aggressione che ha portato alla morte della 39enne di Camponogara: la donna è morta tramite strangolamento e tra gli elementi emersi dall’esame medico-legale ci sarebbe anche la frattura dell’osso ioide, un dato compatibile con la compressione esercitata sul collo. Gli accertamenti proseguiranno nelle prossime settimane per definire nel dettaglio la dinamica e verificare la presenza di altre lesioni, mentre i medici effettueranno un’autopsia anche sul corpo di Dino Keber, l’ex compagno indicato dagli investigatori come autore dell’omicidio.

Gli inquirenti hanno scoperto il cadavere dell’uomo nell’abitazione di quest’ultimo. Sullo sfondo resta il tema delle denunce che la donna aveva presentato e dei precedenti attribuiti all’uomo, una vicenda che ha aperto un duro confronto anche sul funzionamento delle misure di prevenzione. Dopo l’ipotesi di un intervento degli ispettori ministeriali alla Procura di Venezia, tuttavia, nelle ultime ore il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato una frenata.

Tania Terrin, l’autopsia conferma lo strangolamento

L’esame autoptico sul corpo di Tania Terrin ha fornito il primo elemento decisivo. Keber avrebbe ucciso la donna strangolandola e tra i riscontri medico-legali figura la frattura dell’osso ioide, situato nella parte anteriore del collo. Un elemento particolarmente importante per ricostruire la modalità con cui l’assassino ha esercitato la pressione che ha provocato la morte della 39enne.

A effettuare l’autopsia il professor Claudio Terranova dell’Università di Padova. Per conoscere tutti i risultati bisognerà attendere la relazione completa, ma la Procura di Venezia punta ad avere le conclusioni degli specialisti in tempi relativamente rapidi, così da inserirle nel quadro degli elementi già raccolti durante le indagini.

Gli investigatori cercano ora di ricostruire con la maggiore precisione possibile gli avvenimenti presso l’abitazione di Camponogara dove Tania è stata trovata senza vita. Gli inquirenti hanno rinvenuto il corpo della vittima sul divano di casa dopo che la madre, non riuscendo più a mettersi in contatto con lei, aveva lanciato l’allarme.

Il passato di Dino Keber

Al centro della ricostruzione c’è Dino Keber, 43 anni ed ex compagno della vittima. Secondo l’ipotesi investigativa, lui avrebbe raggiunto Tania uccidendola, per poi andare via e tornare nella propria abitazione di Dolo, dove è stato successivamente trovato morto. I medici effettueranno l’autopsia anche sul corpo dell’uomo; un esame che potrà fornire ulteriori elementi utili a stabilire tempi e circostanze della morte.

Il caso ha assunto una rilevanza ancora maggiore dopo l’emersione delle precedenti denunce. Tania aveva infatti raccontato agli inquirenti i maltrattamenti da parte del compagno. In una delle aggressioni denunciate, aveva riferito di essere stata afferrata proprio al collo fino a perdere i sensi.

Le verifiche hanno inoltre riportato alla luce ulteriori denunce che altre donne avevano presentato negli anni contro Keber. Donne con le quali aveva avuto relazioni in passato. Si tratta di elementi che hanno inevitabilmente acceso il dibattito sull’efficacia degli strumenti utilizzati per valutare il rischio e proteggere Tania prima dell’omicidio.

La frenata di Nordio

La vicenda ha avuto così conseguenze anche sul piano politico. Nei giorni successivi al femminicidio i media avevano parlato del possibile invio di ispettori del ministero della Giustizia alla Procura di Venezia, per verificare la gestione delle denunce e degli atti relativi alla posizione di Keber.

Su questa possibilità, però, nelle ultime ore è arrivata una frenata. Dal ministero guidato da Carlo Nordio non sarebbe stata al momento avviata alcuna iniziativa ispettiva, mentre prosegue la raccolta degli elementi necessari a ricostruire l’intera vicenda giudiziaria.

Il punto più delicato resta dunque capire quale fosse il livello di rischio conosciuto prima dell’omicidio e se, sulla base delle denunce e dei precedenti disponibili, avrebbero potuto essere adottate misure differenti o più incisive. Un interrogativo destinato ad accompagnare l’inchiesta anche dopo la conclusione degli esami autoptici, mentre la Procura continua a ricostruire gli ultimi giorni e le ultime ore di vita di Tania Terrin.

FONTI:

Il Gazzettino

Sky TG24

TV7