Strani mestieri di una volta: quando tutto dipendeva dall’essere umano

STRANI MESTIERI DI UNA VOLTA: QUANDO TUTTO DIPENDEVA DALL’ESSERE UMANO.
Questo post è particolare. Ora spiegheremo perché.
Abbiamo ricevuto diversi vostri messaggi dove ci venivano chiesti altri dettagli sui mestieri “particolari” che sono esistiti in passato nei nostri territori.
Abbiamo già pubblicato post sui Serpari e sulle pratiche di medicina popolare, introducendo anche il ruolo di alcune figure femminili all’interno delle antiche comunità garganiche e daunie. Prima di elencare altri “mestieri” di una volta, è doveroso fare alcune considerazioni.
L’essere umano è un universo incredibile e straordinario. Diciamolo pure: nel bene e nel male.
La nostra genesi è assai complicata. Immaginiamo i primi “di noi”, che un giorno si svegliano “coscienti” della propria esistenza. Non più semplici primati, guidati dal solo istinto, ma qualcos’altro. Non solo.
Si comincia a essere consapevoli di tutto. Emozioni e sentimenti fanno breccia nella nostra vita: fatica, dolore, delusione, rabbia, ma anche amore, gioia, entusiasmo e gratitudine.
Da quel lontano momento che ci ha resi “sapiens” diventiamo, allo stesso tempo, anche “psicotici”.
Sì, perché immaginiamo sempre di ritrovarci consapevoli di dover esistere in un mondo duro, difficile da gestire, di cui non si conosce nulla (ormai si è coscienti e quindi anche razionali), dove ogni scelta sbagliata ci può portare verso il baratro. Ci siamo trasformati in un animale dotato di potenzialità straordinarie ma senza un “libretto di istruzioni”.
Prima ci pensava l’istinto a guidarci, ora non più, o almeno non soltanto. Troppa sofferenza. Insopportabile. Allora, cosa fare?
L’essere umano incomincia a pensare a come trovare un equilibrio. Comincia a dare nomi a tutto. In questo modo rende il mondo più a portata di “uomo”, come se conoscere il nome di qualcosa potesse rendere quella cosa “dominabile”. Ci si interroga su tutto e si comincia a “inventare” delle risposte.
Risposte su come funziona il mondo, semplicemente osservandolo e subendolo.
E per risolvere tutti i suoi problemi, Homo sapiens inventa tutta una serie di pratiche e rituali basati sulle sue esclusive capacità. Tutto questo ha portato a creare “mestieri” incredibili, ai confini tra superstizione e necessità psicologica. Attività a dir poco creative che cercavano di far orientare i nostri progenitori in questo mondo vasto, sconosciuto e complicato. Azioni che imitavano i fenomeni naturali illudendosi di poterli in questo modo dominare. Tutto questo è stato tramandato. Tutto questo, se vogliamo, si faceva fino a “poco” tempo fa.
Vediamo perché per i nostri progenitori tutto quanto detto poc’anzi aveva una certa importanza e lo facciamo in questa carrellata di “mestieri” di una volta. Nel descrivere quanto segue, si siamo avvalsi del racconto di anziani garganici e delle testimonianze trovate qua e là in testi che trattavano tali argomenti, sempre secondo le tradizioni garganiche e daunie.
Nelle antiche comunità, ognuno doveva essere utile in qualche modo, attraverso capacità individuali innate o apprese stando appresso a qualche “maestro” di vita. Ognuno trovava il suo posto nella comunità e spesso lo si faceva dando sfogo alla creatività più sfacciata.
– Sensale (Zanzan’): un mestiere ricercato il sensale di matrimonio, una figura che aveva il compito di far incontrare tra loro giovani timidi e incapaci di fare da soli, di buon partito, per combinare “l’affare”. Un vero e proprio mediatore, con doti da psicologo, in grado di mettere insieme “acquirente” e “venditore”. Al sensale veniva garantita un’ottima percentuale, se il tutto andava a buon fine.
– Venditore di sanguisughe (Sanguttar’): quando tifo e malaria rappresentavano un serio pericolo di morte, pochi erano i rimedi considerati, a torto o a ragione, utili. Tra questi, per evitare anche il “criminale” salasso medico, ci si affidava ai “cava-sangue” naturali: le sanguisughe. I Sanguttar’ vivevano nelle paludi del lago di Lesina. Bastava immergersi per riempirsi di sanguisughe che poi deponevano in barattoli di vetro per venderle. Per rimediare a vari malanni, i neri e viscidi animaletti lunghi come un dito umano venivano attaccati sotto i lobi delle orecchie, per succhiare il sangue malato.
– Fattucchiera (Masciara): riceveva in casa, in una stanza ricolma di santini, simboli cristiani e altri meno cristiani; si faceva pagare con galline, uova, fave e ortaggi, dava consigli, risposte su tutto, divideva e univa, lanciava maledizioni, liberava da esse e sentenziava su qualunque cosa. Molto temuta, era anche molto “frequentata”, perché nella miseria era attraverso le masciare che si cercava la soluzione facile per ogni problema di natura umana o soprannaturale.
– Le Piangitrici o Lamentatrici (per la zona garganica, Prefiche, dal termine latino ‘Prefica’): erano soprattutto donne di basso ceto sociale e molto povere che, almeno fino agli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, con lo scopo di sfamare se stesse e i propri figli, si facevano assoldare per piangere i morti degli altri e per intonare nenie funebri, che inneggiassero alle gesta e alle virtù dei cari estinti. Vi erano addirittura delle vere e proprie scuole di pianto, dove si insegnava a essere “credibili” nella sofferenza.
– Lupari, Cacciatori di lupi: come ci ricorda Enzo Lordi, c’è stato un tempo in cui i lupi venivano cacciati e uccisi da uomini addestrati appositamente per quest’attività. Era un vero e proprio rituale di caccia e, acquisita la preda, il luparo aveva il diritto di scuoiarla; riempiva la pelle di stracci e dopo averla caricata sulle proprie spalle, girava per le vie del paese cantando e raccogliendo ricompense da parte di pastori e contadini, contenti di non vedersi più azzannare i propri animali. A San Nicandro Garganico, il canto del luparo recitava: “Strett’, strett’, u sorg’ nd la sacchetta.”
– Serpari, Dominatori di serpenti: ne abbiamo già parlato in un precedente post. Qui aggiungeremo altri dettagli, raccontati dal Lordi. Una volta le famiglie numerose erano la normalità. In questo panorama si osservava una regola, che veniva rispettata in modo ferreo fino ai primi decenni del secolo scorso. Se nascevano più figli, il settimo, se maschio, doveva chiamarsi Paolo. L’imposizione del nome comportava, quando e se il bambino diventava adulto, l’adesione alla Setta dei Sanpaular’, un sodalizio di uomini che fin da piccoli venivano addestrati a conoscere tutti i rettili, dalle serpi più innocue alle vipere più pericolose.
Il Sanpaular’ veniva chiamato dai compaesani quando si accertava la presenza di un rettile penetrato in casa. Si presentava nell’abitazione, si concentrava e come un officiante, recitava un’orazione segreta. Si diceva che dopo tale rito il rettile veniva fuori dal nascondiglio e spariva dalla casa. Se non subito, l’effetto dell’orazione si manifestava anche dopo qualche tempo, ma è certo che la serpe, o la vipera, scompariva del tutto.
Molte volte i Sanpaular’ venivano chiamati dai proprietari terrieri per far allontarane i rettili, in particolare -l’aspr’ sord’- (l’aspide sordo), dalle messi che dovevano essere mietute, dalle campagne dove si doveva dare inizio ai lavori di dissodamento. Venivano pagati con tomoli di grano, olio o vino. Non era raro che i Sanpaular’ “crescessero” nelle loro abitazioni serpi o vipere. Le addomesticavano e le rendevano docili a ogni loro comando.
Un tempo, erano considerati dei preti laici, che sapevano parlare e “comandare agli animali”.
– Taglia-ciferi, Tagliatori di trombe marine: soprattutto pescatori, si diceva fossero capaci di “tagliare” ovvero staccare dal mare e far risalire in cielo le trombe marine, molto frequenti nell’Adriatico. La tromba d’aria o di mare veniva chiamata Cìf’r’ (forse intesa nel senso di turbine diabolico, quindi in assonanza con Lucifero), e per esaurire la sua azione distruttiva, i tagliatori si ponevano in lontananza di fronte al fenomeno con rituali e parole segrete, mimando il “taglio” con coltelli o forbici scelti appositamente.
Quanto esposto è solo un breve elenco di un universo di altri individui, maschi e femmine, che erano in grado di “sentire” il problema e risolverlo: aggiustatori di ossa, scaccia-malocchi, purificatrici di ambienti domestici da presenze malevoli, medium e sensitivi, rabdomanti, interpreta-sogni e chi più ne ha più ne metta.
Era tutto accettato senza problemi, e nessuno si sarebbe mai sognato di mettere in dubbio l’operato di queste persone. Vivendo nell’incertezza e nell’indeterminatezza, si navigava a vista nel mare oscuro dell’ignoto, di fronte alle forze incontrollabili della Natura e della vita di tutti i giorni.
Archivio Giovanni BARRELLA