“Scuole aperte il pomeriggio”: Il modello che funziona in diverse regioni che punta a diventare strutturale in tutta Italia

Il contrasto alla dispersione scolastica e al disagio giovanile passa per un nuovo paradigma educativo: trasformare la scuola da luogo di passaggio mattutino a presidio fisso, sicuro e stimolante anche nelle ore pomeridiane. È questa la scommessa vinta dal PR FSE+ 2021-2027, che attraverso la nuova programmazione dei fondi europei ha dato linfa vitale all’iniziativa delle scuole aperte il pomeriggio.
Visto l’enorme successo del primo bando, l’esperimento campano si candida ora a diventare un modello strutturale a livello nazionale.
Il Successo del Primo Bando in Campania
Grazie ai fondi del Programma Regionale Campania FSE+ 2021-2027, le istituzioni scolastiche (di primo e secondo grado) hanno avuto accesso a importanti risorse per tenere aperti i cancelli oltre il consueto orario delle lezioni. I numeri della prima fase testimoniano un forte desiderio di partecipazione e rinnovamento:
- Oltre 160 iniziative finanziate e avviate, coinvolgendo centinaia di istituti su tutto il territorio regionale (con una forte risposta soprattutto dalle aree periferiche e metropolitane di Napoli, Caserta e Salerno).
- Migliaia di studenti coinvolti, che hanno scelto di rimanere a scuola nel pomeriggio invece di trascorrere il tempo per strada o nell’isolamento digitale.
- Partnership territoriali: Le scuole non hanno agito da sole, ma hanno fatto rete con enti del Terzo Settore, associazioni culturali, società sportive e laboratori tecnologici per garantire un’offerta formativa trasversale.
“Tenere aperte le scuole il pomeriggio significa restituire ai ragazzi spazi sicuri di socialità e sottrarli ai rischi dell’emarginazione.”
Obiettivo: Sconfiggere Dispersione e Disagio Giovanile
Il Sud Italia, e la Campania in particolare, sconta tassi di abbandono scolastico storicamente più elevati rispetto alla media europea. Il progetto non si limita a offrire “doposcuola” o parcheggi pomeridiani, ma punta su attività extracurricolari altamente attrattive:
- Didattica laboratoriale e innovativa: Moduli di robotica, coding, arti visive, teatro, musica e visual storytelling.
- Supporto psicologico e inclusione: Spazi di ascolto e orientamento pensati per accogliere i ragazzi più vulnerabili, a forte rischio di povertà educativa o coinvolgimento in dinamiche di devianza.
- Sport e benessere: Iniziative legate all’attività motoria per promuovere un sano stile di vita e il rispetto delle regole attraverso il gioco di squadra.
- Recupero delle competenze di base: Corsi di potenziamento per chi è rimasto indietro nelle materie principali, condotti con metodologie non convenzionali.
Da Best Practice Regionale a Modello Strutturale Italiano
L’impatto positivo di queste 160 iniziative campane ha attirato l’attenzione delle istituzioni nazionali. Trasformare la scuola in un polo civico e culturale permanentemente aperto non può più essere relegato a iniziative una tantum o legato esclusivamente alla scadenza di bandi europei.
Oggi si fa strada l’idea di rendere il modello strutturale in tutta Italia, inserendo le “scuole aperte” direttamente nella programmazione ordinaria del sistema scolastico. Un approccio di questo tipo comporterebbe:
- Fondi stabili e continui a bilancio statale, slegati dalla temporalità dei fondi europei.
- Valorizzazione del personale: Riconoscimento economico e professionale adeguato per docenti, tutor e personale ATA impiegati in orario pomeridiano.
- Patti educativi di comunità diffusi: Una sinergia nazionale tra Ministero, enti locali e Terzo Settore per co-progettare le attività.
L’esperienza della Campania dimostra che, quando le risorse vengono impiegate per trasformare gli istituti in veri e propri centri di aggregazione, le famiglie rispondono positivamente e i tassi di disagio calano. La sfida ora è passare dall’emergenza alla normalità, offrendo a tutti i ragazzi italiani, da Nord a Sud, lo stesso diritto di crescere in una “Scuola Viva” e sempre aperta.


