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Riccardo Muti contro il politicamente corretto. E sulla guerra: “Non amo Putin, ma continuo ad amare Pushkin”

Riccardo Muti, il grande direttore d’orchestra di Molfetta, non ci sta al grido della cancel culture nell’arte. In questi ultimi anni, soprattutto in America, il politicamente corretto ha riscritto simboli, parole, gesti, ma anche opere d’arte. Alcune, considerate violente o irrispettose, sono state modificate. È successo spesso nel mondo dell’opera. Da Chicago, per un trionfale “Ballo in Maschera”, Muti – dopo aver preso il Covid – si è raccontato e ha detto le sue idee al Corriere

Nel suo Ballo in Maschera, andando incontro alle possibili polemiche, Muti ha lasciato alcune parole offensive che in altri teatri avevano cambiato. “Ho preso questa decisione nel cuore degli USA. Tre cantanti sono di colore, uno è il personaggio del giudice che deve dire quella fase infame: Ulrica, dell’immondo sangue de’ negri. Ho spiegato che non rispecchia il pensiero di Verdi, tant’è vero che altri in scena difendono l’indovina Ulrica, Verdi mette alla berlina il razzismo, la crudeltà, l’ignoranza del giudice”.

Muti ha spiegato di non avere avuto nemmeno problemi con i cantanti. “Al tenore che, lo ripeto, è di colore, ho chiesto: hai problemi nel pronunciare quelle parole? Mi ha risposto: dopo la sua spiegazione, no”. I paletti del politically correct, dunque, non sono adatti per l’arte, secondo Muti: che deve restare libera, capace di restituire le contraddizioni della storia e del vivere. “Sono contrarissimo ai teatri che si fanno il make-up e cambiano le parole dei libretti. La storia non puoi cambiarla, va tenuta nella sua essenza, nel bene e nel male, perché le prossime generazioni possano sapere. Non aiutiamo in quel modo, anzi”. 

Il Maestro di Molfetta, inoltre, ha parlato anche della guerra in Ucraina e della cancellazione dai programmi musicali di molti compositori russi. Fuori da casa sua, ha spiegato, c’è una bandiera dell’ucraina e sua moglie ha portato a Ravenna 64 artisti ucraini. “Posso non amare Putin – ha detto Muti – ma continuo ad amare Pushkin. La musica non ha nulla a che fare con la politica. Ma ho trovato strana la difficoltà di alcuni artisti nel dire una frase semplice: siamo contrari alla guerra e alla perdita di vite innocenti. In Russia, se lo dici sei un traditore”. 

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