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O la va, o la spacca: la fiction dimenticata di Ezio Greggio

Un’analisi approfondita della miniserie televisiva O la va, o la spacca (2004) con Ezio Greggio: trama e curiosità.

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La fiction O la va, o la spacca fu uno dei progetti televisivi più divertenti e sperimentali del 2004 su Canale 5, destinata a mescolare satira dei media, dinamiche familiari e commedia di provincia. Il protagonista è Erminio Spampagnati, giornalista televisivo caduto in disgrazia che cerca riscatto in una piccola emittente locale, Teleperozzo, nel paese immaginario di Perozzo. Nonostante la presenza di nomi noti come Ezio Greggio e il tono leggero, la serie non riuscì a conquistare il pubblico e gli ascolti furono progressivamente in calo, con il finale trasmesso in seconda serata a causa delle difficoltà nel collocarla nel palinsesto. Tuttavia, a distanza di oltre vent’anni dalla sua prima apparizione, la fiction merita uno sguardo critico per comprendere come cercasse di intrecciare satira televisiva e riflessioni sociali in un prodotto di intrattenimento popolare. In questo dossier, ripercorreremo la genesi della miniserie, la trama e i personaggi, il cast e i riscontri del pubblico, e l’importanza culturale di figure di contorno come il compianto Rupert Sciamenna, figura che avrebbe poi trovato una fortuna più vasta al fianco di artisti come Maccio Capatonda.

Il contesto televisivo italiano nei primi anni Duemila

Negli anni immediatamente successivi al nuovo millennio, il panorama della fiction italiana attraversava una fase di transizione: accanto alle serie drammatiche e poliziesche di grande impatto, crescevano tentativi di ibridare generi come la commedia e la satira con il linguaggio seriale classico. In questo clima di sperimentazione, le reti commerciali cercavano format originali per attrarre fasce di pubblico più ampie e per differenziarsi dalla concorrenza. O la va, o la spacca, ideata e prodotta per Canale 5, si inserisce in questa tendenza, proponendo una trama che riflette sul ruolo dei media con una forte componente umoristica e, al tempo stesso, narrando la parabola di un personaggio in cerca di riscatto in un microcosmo provinciale. L’intento era quello di creare una fiction di intrattenimento accessibile, capace di coniugare momenti di commedia e momenti critici e riflessivi sulla televisione stessa, tema che già in quegli anni cominciava a emergere nel dibattito culturale sui media.

La trama: vita di provincia e satire del mondo televisivo

La narrazione della miniserie ruota attorno a Erminio Spampagnati, interpretato da Ezio Greggio, un giornalista televisivo di un telegiornale nazionale che perde il lavoro dopo che una sua intervista bufala a un leader talebano viene smascherata. Costretto a tornare nella sua città d’origine, il villaggio di Perozzo nel retroterra milanese, Erminio si trova a confrontarsi con le proprie contraddizioni e con la dura realtà di una comunità che vive lontano dai riflettori delle grandi metropoli. Qui, la piccola emittente locale Teleperozzo diventa il terreno dove il protagonista tenta di reinventarsi, con iniziative che spaziano da programmi improbabili a televendite surreali, passando per show di dubbio gusto e idee stravaganti di palinsesto. Attraverso questi espedienti, la serie intreccia la narrazione personale di Erminio con una riflessione più ampia sul desiderio di notorietà, sulla spettacolarizzazione dell’informazione e sul rapporto tra media e comunità. Le vicende di Erminio con le sue due ex mogli e i figli articolano una sottotrama di relazioni familiari ricche di contrasti, in cui la ricerca di successo professionale si fonde con la necessità di riconquistare affetti e credibilità personale. Contrariamente alle tipiche fiction dell’epoca, qui il tono comico non è mai totalmente distaccato dalla dimensione umana dei personaggi: la commedia nasce tanto dalle situazioni paradossali quanto dall’imperfezione e dalla vulnerabilità dei protagonisti.

Ola va, o la spacca: il cast, il protagonista e le performance

Al centro della fiction si pone Ezio Greggio, volto noto della televisione italiana e conduttore storico di Striscia la notizia, qui in un ruolo di protagonista assoluto. Greggio interpreta con efficacia il personaggio di Erminio, infondendo al personaggio quel tono di ironia e autoironia che da sempre caratterizza il suo approccio artistico. La sua performance, pur mantenendo un registro comico, non rinuncia a momenti di introspezione, rendendo credibile la trasformazione di un uomo in cerca di riscatto. Accanto a Greggio, la miniserie vede la partecipazione di interpreti navigati come Maurizio Mattioli, Cecilia Dazzi, Remo Girone, Anna Kanakis, Leo Gullotta e Marina Thovez, che arricchiscono la trama con caratterizzazioni diversificate e dialoghi pensati per accentuare le dinamiche umane e sociali del piccolo centro. La varietà di personaggi consente alla fiction di esplorare differenti aspetti della vita comunitaria e televisiva, dall’anziano patriarca alla giovane aspirante presentatrice, fornendo un quadro collettivo che va oltre la singola esperienza del protagonista. La scrittura del cast e delle interazioni si propone di offrire una rappresentazione corale del fenomeno mediatico, seppure filtrata attraverso il registro ironico di molte scene e situazioni.

La presenza di Rupert Sciamenna

Fra i caratteristi del cast figura anche il compianto Rupert Sciamenna, nome d’arte di Franco Mari, figura di culto nella commedia italiana per il suo stile grottesco e la capacità di incarnare personaggi eccentrici. Anche se la sua partecipazione in O la va, o la spacca non fu ai tempi al centro dell’attenzione mediatica (si trattava solo di un cammeo alla fine), essa acquisisce oggi una rilevanza particolare alla luce dell’evoluzione successiva della comicità italiana. Sciamenna sarebbe infatti divenuto più noto negli anni successivi grazie alla collaborazione con Maccio Capatonda, con cui lavorò in progetti di culto come Intralci, sitcom demenziale che rielabora parodisticamente il linguaggio delle soap opera contemporanee. La presenza di Sciamenna nella miniserie di Greggio rappresenta quindi un ponte significativo tra differenti generazioni di comici italiani: da un formato televisivo tradizionale alla sperimentazione demenziale che ha caratterizzato parte della produzione web e televisiva degli anni successivi, segnando l’importanza di caratteristi capaci di arricchire la scena con presenze eccentriche e memorabili.

Ricezione del pubblico e dati d’ascolto

Al momento della sua messa in onda, O la va, o la spacca non riuscì a raggiungere gli ascolti sperati. Trasmessa in prima serata su Canale 5 a partire dal 15 dicembre 2004, la serie vide un progressivo calo di spettatori, tanto che gli ultimi episodi furono spostati in seconda serata e trasmessi il 7 gennaio 2005. Le ragioni di questa performance al di sotto delle aspettative sono molteplici e possono essere ricondotte all’ambiente competitivo del palinsesto, alla difficoltà di definire un target preciso per la commistione di generi e alla reazione tiepida del pubblico alle scelte narrative e stilistiche adottate. Nonostante ciò, la possibilità di rivedere oggi la serie in streaming su piattaforme come Mediaset Infinity, dove è disponibile con annunci pubblicitari, permette a nuove generazioni di spettatori di riscoprire un prodotto televisivo atipico e spesso trascurato nella storia recente della fiction italiana.

Stile e temi narrativi

La serie si distingue per un tono narrativo ibrido che fonde commedia di situazione e satira dei media. Pur inserita nella cornice di una narrazione familiare e di provincia, la fiction non rinuncia a momenti di critica sociale, soprattutto nei confronti dell’ossessione per lo scoop facile e della spettacolarizzazione dell’informazione. Attraverso il personaggio di Erminio e la sua continua ricerca di visibilità, il racconto solleva interrogativi sulla natura della notorietà e sui compromessi etici a cui i professionisti dei media sono spesso costretti. Questo doppio registro – leggero nella forma ma critico nella sostanza – caratterizza molte delle scene chiave della serie, dove l’umorismo nasce non solo dall’assurdità delle situazioni ma anche dalla riflessione implicita sui meccanismi del piccolo schermo. La scelta di ambientare la storia in una comunità immaginaria accentua la dimensione simbolica delle vicende, rendendo Perozzo una sorta di microcosmo rappresentativo dei piccoli centri italiani alle prese con i cambiamenti culturali e tecnologici del XXI secolo.

L’eredità culturale della fiction

Nonostante i limiti di ascolto e la ricezione inizialmente tiepida, O la va, o la spacca rappresenta oggi un oggetto interessante di analisi per gli studiosi e gli appassionati di televisione. Come testimonianza di un periodo di sperimentazione nella fiction italiana, la serie anticipa alcune tendenze narrative e mostra la volontà delle reti commerciali di uscire dai confini dei generi consolidati. La sua influenza diretta può essere difficile da misurare, ma la presenza di figure come Rupert Sciamenna, successivamente affermatosi in contesti di comicità alternativa, indica come prodotti apparentemente minori possano costituire un terreno fertile per talenti e stili destinati a evolversi.

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