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NO al completamento della SSV 693 del Gargano, SI alla messa in sicurezza dell’esistente. Il WWF Foggia ribadisce la sua contrarietà per l’ennesimo scempio ambientale e paesaggistico che incombe sul Gargano

In questi giorni siamo restati basiti di fronte la lettura delle innumerevoli banalità presentate a supporto della grande opera di completamento della SSV 693 nel promontorio del Gargano. Un’opera che strizza l’occhio agli anni 60-70 quando si pensava che il cemento e le infrastrutture fossero fondamentali per lo sviluppo di un territorio. Ma siamo nel 2020 e in questo millennio la popolazione mondiale sa benissimo che negli ultimi 50 anni abbiamo perso il 68% delle specie animali (recenti sono i dati forniti dal Living Planet Report durante la 75esima Assemblea generale delle Nazioni Unite), ma numerosi restano ancora gli obiettivi da raggiungere di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030, dell’accordo di Parigi sul clima e della Convenzione sulla diversità biologica. Mentre nel mondo fa scuola la sensibilità di un adolescente che “non ha più un futuro”, noi che facciamo? Proponiamo strade per il trasporto su gomma… queste sono le idee brillanti e innovative che il mondo politico riesce a escogitare per nostro territorio? Aspetti globali non di secondo piano a livello locale se teniamo presente che siamo nel territorio del Parco Nazionale del Gargano, Ente Parco istituito proprio per proporre alternative di sviluppo sostenibile e per creare nuovi modelli di governance.
Durante la conferenza stampa del Movimento Cinque Stelle, con presenza del sottosegretario delle Infrastrutture e Trasporti Roberto Traversi, sono state spiegate le motivazioni che ci preme esaminare. Si parla di “alta velocità a disposizione del cittadino” e di “raggiungere l’aeroporto più vicino entro un’ora” frasi che nel 2020 appaiono decisamente anacronistiche se pensiamo che stiamo parlando di trasporti su gomma (!). Si racconta che questa opera sarà utile per il turismo balneare e religioso, senza tenere presente che i comuni interessati hanno da anni costantemente il sold out e che il loro problema maggiore è l’indisponibilità di parcheggi per le automobili con la conseguente diffusione del fenomeno del parcheggio abusivo che va alimentare le casse della malavita, vogliamo trasformare il Gargano in un autosilo o puntare ad una mobilità più sostenibile?
Altre motivazioni seguono nella conferenza stampa per avallare la SSV che appaiono più raggirare le questioni piuttosto che risolvere lo stato di abbandono istituzionale del territorio garganico:

“le ambulanze potranno viaggiare più velocemente” ma non sarebbe il caso di evitare i viaggi migliorando il servizio sanitario locale (ospedali o elisoccorso, ad esempio)?

“i cittadini non sono soddisfatti del servizio ferroviario” non sarebbe il caso di migliorare il servizio su rotaia piuttosto che realizzare strade?

“maggiore controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine” anche questa frase ci lascia perplessi, sia perchè non pensiamo che una SSV possa influire nel lavoro di controllo del territorio e sia perchè sappiamo benissimo che il problema del territorio è bensì la mancanza di personale, mancano gli uomini, mancano i mezzi, sicuramente non è una questione “velocità”.

Bocciando quindi l’ipotesi che il completamento della SSV sia fondamentale per lo sviluppo del territorio (turismo, economia, sanità e legalità), ricordando che il turista viene sul gargano per i paesaggi e la natura e non vuole le gallerie o i disboscamenti, pensiamo piuttosto che solo i residenti possano beneficiare giornalmente di una riorganizzazione della rete stradale ma, mettendo in sicurezza l’esistente e dando la possibilità di evitare la pendolarità (mettendo in atto dei seri provvedimenti di stabilizzazione dei lavoratori garganici) si potrebbe sicuramente migliorare la qualità della vita dei residenti.
Insomma, ancora una volta sul Gargano “si guarda il dito invece della Luna”. Le nuove tratte andranno a distruggere habitat di estremo valore naturalistico e l’impatto ambientale sarà enorme sulla biodiversità se pensiamo che costruire una strada (e servizi annessi come stazioni di servizio etc.) vuol dire anche interferire con la rete ecologica, il reticolo idrografico, il rischio idrogeologico, il consumo di suolo, il paesaggio, etc. In tutto questo marasma abbiamo ancora un Ente Parco assente, che vedrà parte del suo patrimonio ambientale deturpato (la strada passerà anche attraverso riconosciuti boschi vetusti ricchi di alberi monumentali).
Concludendo, secondo il rapporto del WWF International, i leader mondiali d’ora in poi dovranno fare riferimento al modello “behind the curve” che prevede la conservazione dell’attuale patrimonio rimasto e la creazione di un sistema più sostenibile. Siamo davvero convinti che “l’alta velocità” stradale nel 2020 sia il percorso giusto da intraprendere?

Comunicato

Libera Maria Ciociola

Da sempre appassionata di arte, cultura e scrittura oltreché giornalista pubblicista con esperienza decennale nell'ambito giornalistico e della comunicazione (tradizionale e social)

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