
LE ‘RIVELAZIONI CELESTI’ DI SANTA BRIGIDA E L’AUSTERO VIAGGIO VERSO IL GARGANO.
Un paio di mesi fa abbiamo ricevuto un invito alla lettura di uno scritto intrigante, che metteva in relazione la figura di Santa Brigida e il Gargano.
Il Promontorio, soprattutto in epoca medievale, ha rappresentato per molti personaggi di spicco un luogo di suggestione e ispirazione, a volte con modalità a dir poco viscerali e fortemente emozionali.
Questo sembra emergere dallo scritto di Lorenzo Lozzi Gallo (fonte indicata alla fine del post), dove la figura di Santa Brigida si erge in tutta la sua forte e austera spiritualità. Ma vediamo nel dettaglio, soprattutto per quanto riguarda il suo pellegrinaggio verso la grotta garganica dell’Arcangelo Michele, e raccontiamo la sua storia.
Santa Brigida, di origine svedese e personaggio di primo piano nella cultura tardomedievale non soltanto in Scandinavia ma in tutta l’Europa occidentale, non arrivò sul Gargano come una semplice pellegrina straniera: quel monte sembrava la stesse aspettando da secoli, ruvido come le scogliere del Nord, intriso della stessa ostinazione che aveva segnato la sua vita.
Lei, Birgersdotter (patronimico; Birger Persson era il padre), figlia di una famiglia potente, educata tra libri e politica, donna dal carattere tenace che aveva avuto otto figli e aveva pianto silenziosamente solo davanti a Dio, non davanti agli uomini.
Lei, che aveva sfidato re, che aveva visto morire suo marito, che aveva ascoltato Cristo parlare come un lampo che brucia e non consola.
Sul Gargano, Brigida non cercava affatto miracoli: li pretese, interrogando quel luogo sacro col cuore ferito di chi non accetta compromessi. La sua vita intera era stata un patto: offrire sé stessa e in cambio ottenere la verità, anche se la verità lacerava.
Nei suoi viaggi, aveva visto città splendenti che puzzavano di peccato: Napoli ricolma di lusso, corti che odoravano di carne corrotta, dove la regina veniva ammonita come una peccatrice qualunque. Brigida vedeva il mondo con un occhio spietato: mentre donne e uomini tingevano i volti, profumavano i capelli, lei vedeva il sangue colare dal volto di Cristo, il bruciore sulle sue palpebre livide, le membra ferite appese alla croce.
Soprattutto Napoli per Brigida era un teatro dove ognuno recitava, ma lei, implacabile, li spogliava uno a uno, denunciando l’orgoglio e la vanità che divoravano l’anima come una bestia. Ma attaccò duramente anche Siponto. Così, quando salì verso la montagna dell’Arcangelo, Brigida portava con sé quell’incendio nello sguardo: nessun ornamento, nessuna finzione.
Lì dove Michele aveva trafitto il male, lei cercava una ferita da interrogare. Il Gargano era roccia, vento, silenzio, un santuario scavato nella pietra come un grido antico. Non chiedeva preghiere dolci, chiedeva coraggio. Era un luogo che non accarezza, ma scava dentro. Brigida entrò nella grotta di Monte Sant’Angelo come chi discende in se stessa, e quel buio non le fece paura: vi riconobbe un Dio che non si mostra come luce ma come giudizio.
I pellegrinaggi non erano per lei percorsi di pietà turistica: erano stanze disseminate lungo quelle vie sacre in cui Dio parlava e pretendeva. Così, mentre tanti fedeli cercavano sollievo, Brigida cercò testimonianza. La grotta sul Gargano le apparve come uno squarcio sulla terra, una fenditura aperta, così come Cristo le aveva mostrato il suo volto tumefatto nelle visioni. Un luogo che non consola ma purifica, che non promette dolcezza, che separa chi crede da chi emula la fede solo per vanto.
Per lei, vedere l’Arcangelo significava essere pronti a cadere a terra per la propria colpa, non baciare un altare aspettando un beneficio. Brigida era lì per essere giudicata quanto per giudicare. La montagna l’aveva chiamata, forse, perché riconosceva in lei l’arma. Nelle sue ‘Revelationes’, Cristo non parla come un padre tenero ma come fuoco che domanda: «Perché mi dimenticate? Perché decorate i vostri volti e non guardate il mio, tumefatto dal vostro peccato?»
E Brigida aveva risposto con la propria vita, aveva lasciato che quel fuoco la consumasse. Era questo che portava sul Gargano: non pellegrinaggio, ma resa militante. Non devozione, ma battaglia. Così la santa nordica, donna che aveva affrontato le corti europee, che aveva visto figli morire e re tremare davanti alla sua voce, trovò sul monte un fratello nella spada dell’Arcangelo. Non cercò protezione: cercò complicità.
Brigida non voleva essere salvata, voleva essere usata da Dio come arma. Il Gargano le offrì la sua scuderia, la sua grotta, la sua ferita, e in quell’ombra lei ritrovò la stessa chiamata di Michele: non proteggere il mondo come è, ma combatterlo finché non cambi in meglio. Forse per questo la sua voce riecheggia ancora nella pietra del santuario, come un vento freddo del Nord che non lascia dormire, che non consola ma sveglia.
Le visioni della santa mostrano una crudezza nei dettagli e un messaggio estremo di monito. Vi rimandiamo alla lettura dell’articolo citato per i particolari. Questo legame tra il Gargano e Brigida, la scelta del Promontorio come luogo sacro per eccellenza per interrogare le forze soprannaturali divine, ci ha incuriosito notevolmente.
Il Gargano la accolse e la riconobbe. E lei lasciò su quella roccia un frammento del proprio fuoco, che non si spegne con la pietà, ma cresce nella lotta. Santa Brigida non venne per chiedere: venne per obbedire. E il monte, duro come la sua fede, glielo permise.
Voi, che ne pensate?
Archivio di Giovanni BARRELLA.
Fonte: Lorenzo Lozzi Gallo, “DA VADSTENA AL GARGANO. S. BRIGIDA DI SVEZIA PELLEGRINA IN PUGLIA”, QUADERNI DEL S.A.G.E.O. ANNO IV – N. 4, 2011.
Consigliamo anche la lettura di: Antonio Pio Di Cosmo, “SANTA BRIGIDA ED IL MONTE GARGANO: UN PAESAGGIO DELL’ANIMA. LA DESCRIZIONE DELL’AMBIENTE COME STRATAGEMMA D’AMMAESTRAMENTO MORALE”, 2020.


