Storia

Il ricordo di Luigi Troiano, Gigino della ghiacciaia. Di Manfredonia Ricordi

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Il ricordo di Luigi Troiano, Gigino della ghiacciaia. Di Manfredonia Ricordi

​Ci sono storie che non si trovano sui libri di scuola, eppure hanno fatto la storia di una città. Con la scomparsa, avvenuta qualche mese fa, di Luigi Troiano, conosciuto e amato da tutti come “Gigino della ghiacciera”, Manfredonia ha perso un testimone prezioso di un’epoca in cui la vita della comunità era scandita dai ritmi del porto e dal duro lavoro del mare.

​La storia di Gigino in quel luogo inizia da lontanissimo: vi entrò a lavorare che era ancora un bambino, quando la fabbrica di ghiaccio situata a ridosso della zona portuale apparteneva ancora ai primi, storici proprietari. In un secondo momento l’attività passò nelle mani della famiglia De Cristofaro, ma Gigino era già lì, diventando il vero e proprio filo conduttore e custode di quella struttura attraverso i cambi di gestione e le diverse generazioni.

​Prima dell’avvento dei moderni frigoriferi a bordo, quella fabbrica era il perno della marineria locale. Lì dentro si producevano i grandi blocchi di ghiaccio che avrebbero protetto il pescato, garantendo la freschezza del pesce manfredoniano sui mercati di tutta Italia.

​Il lavoro di Gigino era duro, scandito dai ritmi delle barche in partenza e dal freddo pungente dei locali di produzione. Eppure, il suo non era solo un mestiere, ma una missione quotidiana basata su un legame profondo con la sua gente. Conosceva ogni pescatore, ogni armatore, ogni barca; per tutti aveva una parola, un gesto di intesa, la precisione di chi sa quanto quel ghiaccio fosse vitale per il guadagno di intere famiglie.

​Oggi che i tempi sono cambiati e che le moderne tecnologie hanno preso il sopravvento, la figura di Luigi Troiano resta il simbolo di una Manfredonia autentica, laboriosa e solidale. Un pezzo di storia locale che merita di essere raccontato e ricordato, affinché il tempo non cancelli il profumo del mare e il valore degli uomini che lo hanno reso grande.

Foto Pino Lauriola, un ringraziamento allo studio fotografico Lauriola Fotografi e Lucia Lauriola