I graffiti navali: gli ultimi ex-voto prima della rotta per la Terrasanta

I GRAFFITI NAVALI: GLI ULTIMI EX-VOTO PRIMA DELLA ROTTA PER LA TERRASANTA.
In altra occasione, abbiamo parlato del Gargano come di un gigantesco ‘libro delle firme’: dalla preistoria fino ai tempi recenti, l’uomo ha lasciato testimonianza del suo passaggio terreno sulle pareti delle grotte, degli eremi, delle chiese. Graffiti che raccontano non solo la fede, ma anche il bisogno di esprimersi e la necessità di protezione per sé e per i propri cari (qui, il link al post: https://www.facebook.com/share/rnMfygucr1zWvFbU/?mibextid=WC7FNe).
Tra i simboli con valenze religiose, esoteriche, ermetiche, tra date e nomi, impronte di mani e piedi, profili di volti, troviamo un graffito molto particolare: quello che rappresenta navi e imbarcazioni.
Ce ne parla Domenico L. Moretti, nel suo articolo “I graffiti navali nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo”.
“Questi graffiti, a oggi non ancora ben studiati, potrebbero avere un ruolo fondamentale nella datazione del complesso (Santa Maria Maggiore) vista la possibilità di poter datare le unità navali a un determinato secolo. Infatti, le navi presenti sul muro esterno, nelle prime tre file di mattoni, sono databili al XII secolo, quando ormai la facciata della chiesa doveva essere grossomodo simile a quella che vediamo ancora oggi. L’ipotesi è che si tratti di ex-voto lasciati da marinai e pellegrini che dal porto della vicina Siponto (poi Manfredonia) salivano a Monte Sant’Angelo per visitare la basilica di San Michele Arcangelo e poi forse far rotta per la Terrasanta.”
Tale tipologia di graffiti è stata riscontrata in diversi luoghi del Gargano: modelli interessanti sono presenti, a esempio, nella bellissima chiesa di Santa Maria di Devia, a San Nicandro Garganico, e anche nella chiesa di Santa Barbara, a Rodi Garganico. La loro presenza ci porta sui sentieri di pellegrinaggio più battuti, in direzione del sacro speco di San Michele Arcangelo, a Monte Sant’Angelo.
Fin dall’antichità, l’uomo ha sempre avuto uno stretto rapporto con il mare, che ha cercato, sin da subito, di domare. È probabile che l’uomo navighi fin dal Paleolitico, ma si deve aspettare il Neolitico per avere le prime prove archeologiche, e cioè la presenza di ossidiana e selci su isole lontane dalla terraferma e in luoghi che in quell’epoca bisognava raggiungere per forza via mare. Le prime barche dovevano essere molto rudimentali, costituite da un tronco d’albero scavato, sostituite poi da zattere in legno, rivestite di pelle, paglia, vimini e ricoperte di bitume.
Il mare, soprattutto nell’antichità, rappresentava il modo più veloce e più sicuro per viaggiare, quando attraversare l’entroterra costituiva un serio pericolo per la presenza di predoni e saccheggiatori.
Il Moretti continua dicendo che in tutto il territorio del Gargano si riscontrano numerosi graffiti navali, databili a diverse epoche, che si trovano sia nelle zone urbane che in quelle rurali. Spesso, come accennato, si è attribuito la presenza di questi graffiti a degli ex-voto. Se tale supposizione è valida per quelli rinvenuti nei pressi delle chiese, diventa incerta per quelli che si ritrovano in zone impervie, lontane dal mare e da ogni luogo di culto conosciuto.
Nei pressi di Monte Sant’Angelo, su uno dei tratturi che conduce dalla marina al paese, vi è un ipogeo funerario, riconvertito a ‘hospitium’ e successivamente a taverna. Tale edificio si trova a metà del tratturo della ‘Stampurlanda’, che porta dalla marina a Monte Sant’Angelo. Il fatto che sia una taverna è anche confermato dalla presenza in loco di tutte le strutture per fare il vino, di una grossa cucina con forno per cucinare e dall’aspetto della struttura che ricorda in tutto e per tutto una taverna Cinque-Seicentesca; in una delle stanze, vi sono più di 20 graffiti navali, molti dei quali ben distinguibili e datati tra il XV e il XVI secolo.
Anche nel centro storico di Monte Sant’Angelo, su alcune case nei pressi della chiesa della SS. Trinità, si trovano graffite delle unità navali, una delle quali ascrivibile agli ultimi anni del 1400.
La zona più ricca di graffiti di unità navali, nel centro storico di Monte Sant’Angelo, è senz’altro la chiesa di Santa Maria Maggiore e il complesso di San Pietro, con il battistero di San Giovanni in Tumba.
Nella chiesa di Santa Maria Maggiore, i graffiti navali superstiti sono quasi tutti disegnati sulla parete esterna: mentre alcuni sono ben marcati e in posizione dominante, altri si trovano nascosti, come è nascosto il graffito di un cavaliere crociato molto interessante. Di grande interesse anche due figure di bestie mitologiche graffite su un affresco.
A sinistra del portale d’ingresso, nascosti dalle fabbriche della chiesa di San Pietro, vi sono due graffiti molto labili e sbiaditi, quasi del tutto cancellati, dei quali si riconoscono solamente alcuni tratti, in uno la polena (di tipo normanno o vichingo) e nell’altro anche alcuni elementi della nave.
A destra della porta d’ingresso, a circa 50 cm d’altezza dal piano di calpestio, si trova un graffito grande quanto il mattone su cui è inciso che misura dall’inizio dello sperone 53 cm × 30 cm di altezza. Una linea di cemento usata nel restauro divide in due lo sperone che termina per 1 cm nell’altro mattone.
Il disegno è di una galea medievale con uno scafo sottile a propulsione mista e cioè remica e velica, dotato d’un profondo sperone emerso e d’una poppa caratterizzata dal fasciame che si inarca verso l’alto a formare due ali. Si tratta d’un modello simile alle galee rappresentate nel codice di Caffaro, risalenti al XII secolo.
Nel medioevo, la galea era sicuramente la tipologia di nave più usata; essa derivava dalla liburna romana e dal più tardo dromone bizantino, il cui dominio nel mare fu appunto interrotto dall’apparizione della galea. I primi tipi di galea sono fatti risalire al IX secolo.
Un altro graffito richiama la “navis”, un’altra tipologia di nave molto in uso nel medioevo, di forma tondeggiante, che poteva raggiungere anche le 300 tonnellate di peso. Utilizzata prevalentemente per il trasporto merci, nasce nei mari del nord, forse intorno al XII secolo, per la nascente necessità di incrementare i commerci via mare. Era formata da un ponte scoperto, sotto il quale vi era la stiva. Successivamente, si aggiunge un ponte coperto a prua e uno a poppa. La navis usava come forza motrice le vele e spesso aveva un solo grande albero con una sola vela quadra, ma di grandi dimensioni.
Un graffito, più complesso, sembra rappresentare una navis mediterranea a due alberi e vela latina. Sono poste ben in vista le teste, una perfino con cappello, e quindi depone per una nave passeggeri. Si scorgono almeno due vele, una delle quali latina e una quadra, quindi con dell’alberatura suppletiva. La prua della nave è molto particolare, ha infatti un cassero ben visibile con una bandiera sopra di esso.
Questi graffiti dimostrano, quindi, che incidere non era soltanto una necessità simbolica di chiedere protezione ma richiamava anche la volontà di essere precisi nella rappresentazione della ‘propria’ nave, quasi ad aver timore che la divinità non ‘riconoscesse’ quella giusta da proteggere durante il lungo viaggio verso la Terrasanta.
Il Moretti ci ricorda, inoltre, che tradizionalmente i pescatori e i marinai si rivolgevano per protezione alla Vergine Maria: essa veniva invocata in modo diverso a seconda dei luoghi nei quali era venerata e, negli ex-voto, a seconda dell’immagine della Vergine incisa si poteva capire a quale santuario era stato fatto il voto.
Gli ex-voto marinari sono le più efficaci testimonianze della vita dell’uomo sul mare, e diventa naturale supporre che i numerosi gruppi di pellegrini diretti al santuario micaelico, una volta saliti sul monte (magari dopo essere scampati a un naufragio) disegnavano la propria imbarcazione sulla facciata o all’interno di Santa Maria Maggiore o altrove.
I graffiti del Gargano, che siano essi navali o di qualsiasi altro tipo, non sono mai stati studiati in maniera approfondita, nonostante la loro presenza costante su edifici civili, religiosi e militari, sia nei centri storici dei paesi, sia nelle zone impervie e rurali. Essi rappresentano un patrimonio straordinario, da tutelare, di questo grande e immenso ‘libro delle firme’ che è il nostro promontorio.
Foto, disegni degli autori e parte del testo tratti da:
– “I graffiti navali nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo”, Domenico L. Moretti, Atti del 39º Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della Daunia, 2018.
– “Devia, chiesa città templare”, F. P. Maulucci, 2009.
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