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Hanya Yanagihara Verso il paradiso Feltrinelli 2022

Titolo originale: To paradise

Appena ho notato nella vetrina della mia libreria preferita il nuovo romanzo di Hanya Yanagihara, mi sono precipitato a comprarlo: sapevo che le 764 pagine non mi avrebbero scoraggiato. I suoi romanzi, nonostante la lunghezza, o forse proprio per quella, riescono a far sentire la propria nostalgia, una volta finiti.

Verso il paradiso non è scioccante come Una vita come tante, ma è altrettanto appassionante. Le storie qui sono tre, anzi per la precisione cinque, articolate in tre archi temporali molto distanti tra di loro a un secolo di distanza l’uno dall’altro: 1893, 1993, 2093. Tra di loro c’è un sottile legame, evidenziato dai nomi dei personaggi che ritornano uguali, dai luoghi, per esempio la casa di Washington Square a New York, ma soprattutto dai temi, tra tutti quello degli affetti familiari.

Quello che colpisce dell’autrice, come già nel suo primo romanzo Il popolo degli alberi, è la capacità di costruire in modo estremamente realistico situazioni storiche di fantasia, come Gli stati liberi in un’America alternativa dell’800 e il mondo flagellato da pandemie del futuro, senza creare dissonanze con la reale lotta contro l’Aids nella New York dei primi anni ’90 del secolo scorso.

Hanya Yanagihara (Los Angeles 1974)

Hanya Yanagihara è di origini hawaiane da parte di padre, mentre la madre è coreana. Nel 2013 ha pubblicato il suo primo romanzo, pubblicato da Feltrinelli in Italia col titolo Il popolo degli alberi, ma è con Una vita come tante del 2015 che raggiunge il successo internazionale. Esso ha vinto infatti il Kirkus Prize, è stato finalista al National Book Award e al Booker Prize, infine è stato inserito trai migliori libri dell’anno da numerose testate giornalistiche.

L’autrice ha scritto anche di viaggi per Condé Nast Traveler e collabora con il New York Times Style Magazine.

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