Epstein: chi è l’ex segretaria Lesley Groff
Lesley Groff è emersa dai nuovi fascicoli sul caso Jeffrey Epstein come figura centrale nella logistica dell’ex finanziere condannato.

Nell’enorme massa di documenti recentemente resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense, uno dei nomi più ricorrenti dopo quello di Jeffrey Epstein è quello di Lesley Groff. Per quasi vent’anni segretaria e assistente esecutiva dell’uomo al centro di uno dei più grandi scandali di abusi sessuali e traffico di minori, Groff è stata onnipresente nelle comunicazioni interne e nei fascicoli investigativi, tanto da apparire centinaia di migliaia di volte nei file dell’indagine.
Eppure, nonostante l’enorme intensità della sua presenza nei documenti e ripetute accuse da parte di vittime e querelanti civili, Lesley Groff non è mai stata incriminata per reati federali. Anzi: tutte le cause civili contro di lei sono state ritirate o archiviate, e l’indagine penale che la vedeva sospettata è stata chiusa senza accuse formali.
Una figura al centro dell’organizzazione
Lesley Groff, consanguinea al ruolo di assistente esecutiva di Epstein dal 2001 al 2019, gestiva una serie di compiti chiave: coordinava viaggi, incontri con personalità influenti di affari e accademia, e curava l’agenda quotidiana di Epstein.
Secondo i documenti giudiziari appena pubblicati, il suo nome compare oltre 150.000 volte nelle comunicazioni interne e nei fascicoli dell’inchiesta federale, rendendola la seconda figura più menzionata dopo lo stesso Epstein.
Non solo un’organizzatrice di calendari: Groff figurava come punto di contatto in decine di accordi, prenotazioni di voli e incontri, compresi quelli relativi a “appuntamenti” con ragazze che in realtà costituivano il nucleo delle accuse contro Epstein. In alcuni casi, documenti FBI da tempo coperti da segreto mostra la sua presenza nei messaggi in cui si pianificavano massaggi, un codice noto nelle indagini per indicare incontri sessuali con vittime minorenni.
Accuse delle vittime e azioni civili
Diverse sopravvissute degli abusi di Epstein e co-imputate nei procedimenti contro Maxwell e altri affiliati avevano citato in giudizio Groff in cause civili, sostenendo che la sua vicinanza all’organizzazione serviva a facilitare gli incontri e le attività abusive.
Tuttavia, tutti i procedimenti civili a suo carico sono stati ritirati o liquidati attraverso i fondi dell’estate di Epstein, e nessuna accusa criminale è stata formalmente presentata contro di lei dalle autorità federali.
Già nel 2007, nel quadro di un controverso accordo di non perseguibilità che consentì a Epstein di evitare un processo federale più duro in Florida, Groff era stata inclusa fra i potenziali co-cospiratori insieme ad altre collaboratrici. Quei termini, criticati da giornalisti e sopravvissuti, proteggevano varie figure chiave dall’indagine penale.
Nuovi documenti e luce sui sospetti
I fascicoli pubblicati nelle ultime settimane dal Dipartimento di Giustizia statunitense, frutto della Epstein Files Transparency Act, contengono ora estratti più completi, incluse email e comunicazioni in cui il ruolo di Groff appare centralissimo nella gestione operativa della rete di Epstein.
In un documento del 2019, rivelato grazie alla pressione pubblica e congressuale, Groff è stata inserita dall’FBI nella lista di sospetti “co-cospiratori” insieme a figure di spicco come Ghislaine Maxwell, Jean-Luc Brunel e altri. Tuttavia, i procuratori hanno deciso di non procedere con alcuna accusa penale nei suoi confronti, nonostante il fatto che fosse stata servita una citazione in giudizio nel 2019 e avesse cooperato con l’indagine.
I suoi avvocati sostengono che non abbia mai testimoniato o partecipato personalmente a crimini e che non fosse a conoscenza diretta delle attività illecite di Epstein, nonostante fosse al suo fianco per quasi due decenni.



