Politica Manfredonia

“Distante dalla politica, vicina ai conti: Manfredonia regge, ma resta sotto sorveglianza”

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“Distante dalla politica, vicina ai conti: Manfredonia regge, ma resta sotto sorveglianza”

La situazione economica e finanziaria del Comune di Manfredonia può essere riassunta così: i conti stanno in piedi, ma non sono ancora conti “liberi”. Il Bilancio di previsione 2026-2028 presenta gli equilibri richiesti dalla normativa, riceve il parere favorevole dell’Organo di revisione e non fotografa un ente in dissesto. Ma la lettura dei documenti contabili racconta anche altro: Manfredonia resta dentro una fase delicata, segnata dal piano di riequilibrio finanziario pluriennale, dal peso degli accantonamenti, dalla necessità di migliorare la riscossione e dalla prova, tutta politica e amministrativa, di trasformare le previsioni in cassa, servizi e opere realizzate.

I risultati raggiunti negli ultimi 7 anni non sono arrivati per caso. Nascono da una combinazione di fattori: una gestione finanziaria più rigorosa, l’ostinazione e l’equilibrio della dirigente del settore economico-finanziario, dott.ssa Maricarmen Distante, capace di mantenere una forte autonomia dalle dinamiche della politica locale; la stagione del Covid, che ha portato maggiori trasferimenti agli enti locali e, contemporaneamente, una contrazione della spesa per diversi servizi comunali, insieme a un aumento della pressione fiscale, in particolare sulla TARI; e una scelta amministrativa che oggi si rivela centrale: l’internalizzazione delle attività di riscossione.

Quest’ultimo passaggio merita una riflessione politica. Per più di dieci anni la gestione delle entrate comunali è stata affidata ad una società mista pubblico privata Gestione Tributi spa, un modello che ha mostrato tutti i suoi limiti. La scelta di riportare dentro il perimetro comunale il governo della riscossione, con il supporto di una società esterna qualificata e affidabile, ha contribuito a rimettere ordine in un settore essenziale per la tenuta dei conti. I numeri non cancellano le difficoltà ancora presenti, ma indicano una direzione: la riscossione è migliorata e va perfezionata.

Proprio per questo la partita che si apre adesso è delicatissima. Il contratto del servizio è scaduto e il Comune deve procedere alla nuova gara. Da mesi, dentro e fuori Palazzo San Domenico, il tema delle entrate sembra tornato al centro di tensioni e manovre. L’affidamento della predisposizione della gara a un consulente esterno viene letto da alcuni come una scelta tecnica; da altri come il segnale di una partita più ampia, nella quale si riaccendono appetiti e pressioni intorno a uno dei settori più sensibili dell’ente: quello che governa le casse comunali.

Negli ambienti comunali circolano anche voci su una dirigente “sotto assedio”, fino all’ipotesi di una sua possibile ricollocazione in altro settore. Sarebbe, però, un passaggio tutt’altro che semplice: la gestione finanziaria e tributaria richiede competenze specifiche, non facilmente sostituibili, soprattutto in un Comune ancora impegnato nel percorso di consolidamento finanziario. C’è perfino chi parla della possibilità di una nuova assunzione dirigenziale con competenze finanziarie. Ipotesi che, se confermate, renderebbero ancora più urgente una domanda politica: si sta lavorando per rafforzare la macchina della riscossione o per rimettere in discussione l’autonomia tecnica che ha consentito di riordinare i conti?

È questo il punto vero. In un Comune come Manfredonia, la gestione delle entrate non è una pratica burocratica. È potere amministrativo, equilibrio di bilancio, equità fiscale, capacità di pagare i servizi e credibilità istituzionale. Toccare quel settore senza una strategia chiara significa riaprire una ferita che la città ha già pagato cara.

Il primo dato da non equivocare riguarda l’avanzo. Il risultato di amministrazione presunto al 31 dicembre 2025 viene indicato in 91.930.951,46 euro. Una cifra che, letta da sola, potrebbe sembrare rassicurante. Ma la composizione dell’avanzo racconta una realtà diversa: 46.799.873,24 euro sono accantonati, 36.609.629,64 euro sono vincolati, 21.996,19 euro sono destinati agli investimenti e la parte disponibile si ferma a 8.499.452,39 euro. In altri termini, il Comune ha un avanzo importante sul piano contabile, ma gran parte di quelle risorse non è liberamente spendibile.

Dentro gli accantonamenti si legge la storia finanziaria dell’ente. Il Fondo crediti di dubbia esigibilità pesa per 16.586.911,90 euro; il Fondo contenzioso per 9.246.000,38 euro; il Fondo anticipazioni di liquidità per 1.834.538,32 euro; il Fondo garanzia debiti commerciali per 1.622.674,70 euro. Sono numeri che non vanno letti come una bocciatura, ma come un segnale di prudenza obbligata: il Comune deve proteggersi da crediti difficili da riscuotere, cause, vecchie esposizioni, tempi di pagamento e rischi potenziali.

Il bilancio 2026 muove entrate finali per 91.118.127,44 euro, a fronte di spese finali per 84.103.039,36 euro. Ma il totale complessivo del bilancio sale a 187.266.534,78 euro perché dentro il documento ci sono anche poste tecniche molto rilevanti: 35 milioni di anticipazioni di tesoreria e 60.959.000 euro di partite di giro. È un passaggio importante: la dimensione complessiva del bilancio non coincide con le risorse politicamente libere da spendere.

Sul fronte delle entrate correnti, il Comune prevede per il 2026 40.085.829,48 euro da entrate tributarie, contributive e perequative. La pressione fiscale resta significativa: l’addizionale comunale Irpef è fissata allo 0,8%, l’IMU ordinaria al 10,60 per mille, mentre la TARI prevista per il 2026 ammonta a 12.404.000 euro. Per un ente in riequilibrio sono scelte comprensibili, ma politicamente impegnative: se il Comune chiede molto ai cittadini, deve dimostrare di saper incassare meglio, spendere meglio e garantire servizi all’altezza.

La TARI è uno dei punti più sensibili dell’intero quadro economico-finanziario. Nel riaccertamento ordinario dei residui 2025 emergono cancellazioni rilevanti: 1.119.114,25 euro relativi alla TARI 2021, 901.561,94 euro di annualità pregresse e 428.586,12 euro della lista di carico TARI 2020. Non è solo una questione tecnica. È una questione di equità fiscale: chi paga regolarmente deve vedere una macchina comunale capace di recuperare da chi non paga, altrimenti il peso del servizio rischia di ricadere sempre sugli stessi contribuenti.

Il riaccertamento dei residui è la parte più severa della fotografia. Il Comune cancella definitivamente 7.345.310,32 euro di residui attivi e 1.674.066,07 euro di residui passivi. In sostanza, vengono eliminati più crediti che debiti. Da un lato è un’operazione di verità contabile: meglio togliere dal bilancio crediti non più sostenibili che continuare a tenerli in piedi come entrate di carta. Dall’altro, però, il dato pone una domanda politica: perché quei crediti erano rimasti iscritti e cosa si farà per evitare che nuove poste difficili da incassare si accumulino ancora?

Il parere dei revisori sul riaccertamento è favorevole, ma contiene un rilievo pesante: per i residui eliminati, i dirigenti hanno fornito motivazioni ritenute generiche, senza una puntuale descrizione delle procedure seguite per realizzare i crediti prima della cancellazione. È un passaggio fondamentale. La pulizia del bilancio è positiva solo se è accompagnata da trasparenza, tracciabilità amministrativa e responsabilità gestionale.

La massa dei residui resta comunque consistente. Dopo il riaccertamento, i residui attivi conservati ammontano a circa 40 milioni di euro, sommando quelli provenienti dalla gestione residui e quelli dalla gestione di competenza. I residui passivi finali sono pari a 35.992.713,48 euro. Il dato racconta un Comune che sta tentando di ordinare i conti, ma che deve ancora migliorare la capacità di chiudere i cicli finanziari: accertare, incassare, impegnare, pagare.

C’è poi il tema delle reimputazioni, cioè delle entrate e delle spese spostate all’esercizio in cui diventano effettivamente esigibili. Il riaccertamento reimputa al 2026 20.549.786,67 euro di accertamenti e 26.948.828,86 euro di impegni. Non sono automaticamente ritardi colpevoli: la contabilità armonizzata impone questa operazione quando le obbligazioni non sono esigibili al 31 dicembre. Ma quasi 27 milioni di impegni rinviati al 2026 rappresentano una prova concreta per l’amministrazione. Se quelle somme diventeranno cantieri, servizi e pagamenti, il bilancio potrà essere letto come un passaggio di risanamento effettivo. Se invece torneranno a slittare, il problema non sarà più solo contabile ma organizzativo.

Il Fondo pluriennale vincolato finale 2025 è pari a 6.399.042,19 euro, di cui 3.791.362,82 euro per la parte corrente e 2.607.679,37 euro per la parte capitale. Qui i revisori mettono il dito in una delle criticità più rilevanti: per le opere pubbliche, il FPV deve essere collegato a cronoprogrammi credibili. E proprio sui cronoprogrammi il parere segnala carenze, con possibili effetti sugli stati di avanzamento, sugli equilibri di cassa e sui tempi di pagamento.

Questo punto è decisivo anche per il PNRR e per gli investimenti. Il bilancio prevede spese in conto capitale per 23.526.225,16 euro nel 2026, 31.831.493,59 euro nel 2027 e 13.454.876,30 euro nel 2028. Sono cifre importanti, ma il vero giudizio non sarà sulla loro iscrizione in bilancio. Sarà sulla capacità del Comune di progettare, affidare, realizzare, pagare e rendicontare. Il PNRR, in particolare, non consente approssimazioni: richiede monitoraggio, alimentazione della piattaforma ReGiS, rispetto delle scadenze e tenuta della cassa.

Sul debito, invece, il quadro offre all’amministrazione un argomento favorevole. Il bilancio non prevede nuovo indebitamento e il debito contratto al 31 dicembre 2025 è pari a 26.311.333,80 euro. Gli interessi previsti nel 2026 ammontano a 1.558.766,33 euro, entro i limiti di legge. È una scelta prudente: Manfredonia non finanzia la fase attuale con nuovo debito, ma deve allora dimostrare di saper utilizzare bene trasferimenti, risorse vincolate, fondi europei e capacità di riscossione propria.

La spesa corrente resta rigida. Nel 2026 sono previsti 9.467.097,16 euro per il personale, 38.712.894,22 euro per acquisti di beni e servizi e 1.558.766,33 euro per interessi. La voce più pesante è quella degli acquisti di beni e servizi: dentro ci sono gestione ordinaria, contratti, servizi esternalizzati, utenze, manutenzioni. È qui che si misurerà una parte importante dell’efficienza amministrativa: non solo tagliare o contenere, ma spendere bene.

Nel quadro emerge anche una questione di trasparenza documentale. Nella Nota integrativa compare un passaggio in cui il risultato di amministrazione presunto viene indicato in 83.407.839,88 euro, mentre il prospetto analitico e la composizione riportano 91.930.951,46 euro. Può trattarsi di un disallineamento testuale o materiale, ma su un bilancio così delicato anche questi elementi vanno chiariti. Non cambiano la sostanza politica del giudizio, ma rafforzano la necessità di documenti contabili perfettamente leggibili e coerenti.

La sintesi è netta: Manfredonia non è davanti a un bilancio tecnicamente bocciato. Al contrario, il parere dei revisori è favorevole. Ma il Comune non è nemmeno nella condizione di poter raccontare i conti come definitivamente normalizzati. La situazione economico-finanziaria resta quella di un ente che ha imboccato una linea di prudenza, ma che deve ancora consolidare la propria affidabilità.

Per la maggioranza, il bilancio 2026-2028 può essere presentato come una prova di serietà: equilibri rispettati, nessun nuovo indebitamento, accantonamenti robusti, percorso di riequilibrio presidiato. Per l’opposizione, però, il terreno di verifica è altrettanto evidente: riscossione, TARI, residui, cronoprogrammi, PNRR, cassa e reale spendibilità delle risorse.

Ecco la trascrizione in formato standard del testo, che utilizza la celebre metafora di Totò e Peppino per analizzare la situazione finanziaria del Comune di Manfredonia:


Totò e Peppino pesavano i soldi per capire cosa mancasse. A Manfredonia oggi bisogna fare lo stesso con il bilancio: non basta contare le cifre scritte nei documenti, bisogna pesare ciò che è davvero incassabile, spendibile e realizzabile.

La vera domanda, dunque, non è se il bilancio stia formalmente in piedi. I documenti dicono che sta in piedi. La domanda è se quei conti siano in grado di produrre un Comune più efficiente. Perché la salute finanziaria di un ente locale non si misura solo con il pareggio di bilancio, ma con la capacità di incassare ciò che accerta, pagare ciò che impegna, realizzare ciò che programma e trasformare la prudenza contabile in governo concreto della città.

Il prossimo rendiconto ci dirà molto di più ed io sarò qui a raccontarlo. Nel 2026 l’amministrazione La Marca dovrà dimostrare che il risanamento non è soltanto una formula nei documenti, ma una nuova capacità amministrativa:

  • Meno crediti di carta;
  • Meno residui trascinati;
  • Più riscossione;
  • Più opere concluse;
  • Più controllo della cassa e più chiarezza nei conti.

Solo allora il bilancio potrà smettere di essere un atto di sorveglianza e diventare davvero il segnale di una città che ha voltato pagina.

Palombella Rossa

Angelo Riccardi.

tenuta santa lucia