Chi è l’avvocato Francesco Petruzzi: età, carriera e ruolo nel caso del “cuore bruciato” del Monaldi

Il nome di Francesco Petruzzi è diventato familiare nelle ultime settimane, da quando il caso del piccolo Domenico, il bambino trapiantato con un cuore danneggiato all’ospedale Monaldi di Napoli ha acceso l’attenzione nazionale.
L’avvocato, che rappresenta la famiglia del piccolo, è oggi una delle figure più esposte della vicenda, presente nei talk, nei telegiornali e davanti alle telecamere mentre accompagna la madre nelle sue dichiarazioni pubbliche.
Dietro questa visibilità improvvisa c’è però un percorso professionale preciso, costruito negli anni nella tutela delle vittime di errori sanitari. Chi è davvero Petruzzi? Qual è la sua specializzazione? E perché è diventato il volto legale di uno dei casi più delicati degli ultimi anni?
Origini e carriera di Francesco Petruzzi: un civilista specializzato in responsabilità sanitaria
Francesco Petruzzi è un avvocato civilista dell’area metropolitana di Napoli, con studio a Casalnuovo, e da oltre dieci anni si occupa di danno alla persona, responsabilità medica e infortunistica. Il suo lavoro si concentra sulla tutela di chi ha subito un torto e non ha gli strumenti per affrontare da solo strutture sanitarie, assicurazioni o grandi enti.
Nel tempo ha costruito un profilo professionale molto riconoscibile: un legale che si schiera dalla parte dei pazienti e delle famiglie, trasformando sospetti e dolore in atti formali, richieste di chiarimento e percorsi giudiziari.
La sua attività si basa su un approccio diretto, senza tecnicismi inutili, e su una strategia che punta a ricostruire i fatti con precisione, individuare responsabilità e ottenere risarcimenti quando dovuti. È un tipo di avvocatura che richiede competenze tecniche, ma anche capacità di ascolto e gestione emotiva, soprattutto nei casi più complessi.
Il caso del “cuore bruciato”: perché Petruzzi è diventato il volto della battaglia legale
La notorietà nazionale arriva con il caso del piccolo Domenico, due anni e tre mesi, affetto da una grave cardiopatia e sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre al Monaldi di Napoli. L’organo, proveniente da Bolzano, secondo la famiglia sarebbe stato conservato in modo scorretto durante il trasporto, danneggiato dal ghiaccio secco e inserito in un contenitore non idoneo.
Dopo l’intervento, il cuore non ha mai ripreso a funzionare. Il bambino è rimasto collegato alla macchina Ecmo, un supporto extracorporeo che sostituisce cuore e polmoni, senza possibilità di miglioramento.
La madre ha scoperto i dettagli sulla conservazione dell’organo leggendo un articolo di giornale e, sentendosi tradita e non informata, si è rivolta a Petruzzi.
L’avvocato ha raccolto la denuncia, ha chiesto il sequestro del contenitore usato per il trasporto, ha coinvolto i Carabinieri del Nas e ha ottenuto l’apertura di un fascicolo che oggi vede sei sanitari indagati tra Bolzano e Napoli.
Parallelamente, ha portato la vicenda all’attenzione pubblica, spiegando che secondo la famiglia “qualcuno ha sbagliato due volte”: nella conservazione dell’organo e nella decisione di trapiantarlo comunque.
La sua presenza costante accanto alla madre, unita alla capacità di comunicare in modo chiaro, lo ha trasformato nel punto di riferimento mediatico della vicenda.
Strategia legale e sviluppi: tra verità, responsabilità e tutela del bambino
La battaglia di Francesco Petruzzi si muove su tre piani distinti ma collegati. Il primo riguarda la ricostruzione tecnica di ciò che è accaduto al cuore durante il trasporto: temperature, contenitori, protocolli e decisioni prese tra Bolzano e Napoli. Le perizie dei Nas saranno decisive per stabilire se l’organo fosse già compromesso prima dell’intervento.
Il secondo fronte è quello delle responsabilità individuali. L’avvocato vuole capire chi ha autorizzato il trasporto, chi ha valutato l’organo all’arrivo e quali informazioni sono state fornite ai genitori prima e dopo l’intervento.
Il terzo riguarda il presente del bambino, ancora ricoverato in terapia intensiva. Petruzzi chiede che vengano valutate tutte le opzioni possibili, dai centri d’eccellenza alternativi alle soluzioni sperimentali, compatibilmente con le condizioni del piccolo.
Nel frattempo, l’azienda ospedaliera ha sospeso i trapianti pediatrici di cuore e alcuni membri dell’équipe sono stati allontanati dalle attività più delicate.


