Scuola

Carta docente: sarà decurtata ogni anno fino a sparire?

La Carta docente, bonus annuale per la formazione degli insegnanti italiani introdotto dalla Legge 107/2015, potrebbe subire pesanti modifiche

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Negli ultimi mesi nel mondo della scuola si è diffusa un’idea: la Carta docente potrebbe essere progressivamente decurtata fino a scomparire. Ma è davvero così? Le fonti normative e gli sviluppi più recenti dicono qualcosa di diverso. La misura, pensata per sostenere la formazione professionale dei docenti, è confermata per il prossimo anno scolastico e non è prevista la sua eliminazione; piuttosto, cambiano la platea dei beneficiari, la data e le regole di accredito, e anche il valore economico dell’importo. Ci sono poi criticità operative e contenziosi aperti relativi alla possibilità di utilizzo dei residui e alla gestione della piattaforma.

Evoluzione della Carta docente: cosa cambia davvero

Negli ultimi giorni il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) ha confermato che la Carta docente sarà attiva anche per il 2025/26, con accrediti previsti a fine febbraio. La sua durata resta biennale, cioè i fondi assegnati per un anno scolastico sono spendibili anche nell’anno scolastico successivo, senza quindi sparire automaticamente alla fine dell’anno accademico.

Tuttavia, la grande novità riguarda l’importo: fino ad oggi era sempre stato di 500 euro fissi per ciascun docente di ruolo, ma con le novità normative la somma non sarà più garantita in valore fisso. Dal 2025/26 l’importo sarà stabilito annualmente con decreto ministeriale, sulla base delle risorse disponibili e del numero dei beneficiari. In pratica, la somma che nelle prossime settimane sarà accreditata dovrebbe essere intorno ai 400 euro, se non addirittura qualcosa di meno, per garantire a una platea più ampia (precari inclusi) la somma destinata alla formazione, libri, riviste, ma quest’anno anche ai trasporti.

la Carta sarà infatti riconosciuta anche ai docenti con contratto fino al 30 giugno o al 31 agosto, nonché al personale educativo. In prospettiva si pensa anche a includere il personale ATA in un sistema simile di welfare.

Il tema dei residui e delle decurtazioni

Un altro aspetto che ha alimentato la percezione di “sparizione” riguarda i fondi residui non spesi. Per alcuni docenti – soprattutto supplenti annuali – le somme non utilizzate nell’anno scolastico 2023/24 sono risultate non disponibili in piattaforma nella stagione successiva, suscitando proteste e diffide sindacali. La norma, però, prevede che i residui siano messi a disposizione nell’anno successivo, a condizione che il docente rimanga in servizio.

In pratica, la piattaforma non ha mostrato tutti i residui a qualcuno proprio per problemi tecnici o gestionali, non perché il bonus sia stato “cancellato”. Ci sono chiamate dai sindacati e addirittura contenziosi giudiziari su questioni di diritto, soprattutto riguardo ai precari.

Niente sparizione, ma cambia molto

La Carta docente non è destinata a sparire nel breve periodo. L’importo di 500 euro non è più un valore automatico garantito, ma un massimale annuale soggetto a decreto. Questo può far percepire una “decrescita” del bonus, ma non si tratta di una eliminazione graduale.

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