Attualità Capitanata

Camilla Iannacci: alla scoperta dello human-tech-space

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Camilla Iannacci è un’autrice del blog di Scienze e Humanities intitolato Frame-Frames in collaborazione con Giacinto Plescia. Ma si è contraddistinta anche per diverse pubblicazioni editoriali nonché numerose partecipazioni a eventi letterari.

Camilla Iannacci, all’interno del blog ha sintetizzato un concetto filosofico di estremo interesse, per delineare la consistenza mutevole e sfuggente della società odierna, espresso con un neologismo: lo human-tech-space

Il termine sottintende una visione della società di tipo hybrid permeata da tre aspetti essenziali: l’indeterminatezza, l’imprevedibilità e la singolarità. 

Camilla Iannacci e il concetto dello human-tech-space

Secondo la sua visione, la dimensione in cui viviamo supera tutte le realtà precedenti perchè internet ha modificato in profondità la socialità e le comunicazioni che ora con-vivono in una duplice spazialità: una attinente alla quotidianità ed un’altra al virtuale che, però, vanno a costituire un info-spazio-tempo costellato di segni che si manifestano in una dimensione topologica. 

Internet, in cui siamo voluttuosamente “intrappolati”, è il contenitore in cui il nostro tempo di vita, i pensieri, il sociale ed i simboli generano eventi imprevedibili e singolarità.

Nel digitale Impero dei Segni, tra un clic ed un selfie, vive l’apoteosi del dettaglio, del frame, di cambiamenti di forma e di senso, epifanie, biforcazioni, frattali di una grande “chiacchiera” che significano e segni-ficano, tutto è dicibile con sintagmi at the moment:post, tweet, fleet, instagram

Lì tutto scorre ma ogni cosa “è”, domina l’istante del flusso di coscienza, l’analisi con-divisa che richiama il “panta rei” di Eraclito e come sostiene Camilla Iannacci: “è il trionfo della metamorfosi e della morfogenesi”.

Camilla Iannacci lo spiega ancora meglio in questo passaggio: “Collocati in un Panopticon non sappiamo dominare le forze da noi evocate, non vogliamo né possiamo liberarcene”. 

L’impero dei segni e del frame sopravanza la techne che ha conosciuto l’ostracismo heideggeriano.

Nell’info-sfera tutto è dicibile, resta inascoltato il monito wittgensteiniano: «su ciò di cui non si è in grado di parlare, si deve tacere» infatti ne parliamo, coram populo, nei social.

L’era della perenne informazione

Se, da una parte, non si possono ignorare le opportunità che la rete crea tramite la divulgazione del sapere e della manifestazione del proprio pensiero critico, dall’altra parte con la tracciabilità di dati e del “sentiment” ha preso consistenza una società del controllo come George Orwell aveva predetto nel suo romanzo distopico “1984”.

In rete sono presenti e, a tratti, prevalgono uniformità di comportamenti e con una riflessione, estrapolata da un articolo del blog, si può ben dire che gli individui si consegnano all’algoritmo dei motori di ricerca. 

Pare quasi che il virtuale si sia impossessato del mondo reale: come se fossimo delle pedine mosse dal giudizio dei nostri follower e dalla rete in generale.

Il problema è particolarmente sentito dalle giovani generazioni che non hanno vissuto l’era pre-internet e credono che la realtà sia lo specchio del mondo virtuale e accolgono in modo acritico i concetti lanciati dalla rete, dalle mode e dai cinguettii seguendo l’onda mediatica.

Purtroppo, la realtà dei fatti ci spinge sempre più nella profondità dell’abisso poiché non tutti sono abituati all’esercizio del dubbio e della critica.

In pratica, in rete, il linguaggio, le parole, le azioni e i contenuti devono muoversi a velocità aumentata poiché dopo poco tempo che li abbiamo espressi sono già obsoleti. Già la semplice formulazione prevede un bit di durata che si cancella con la sola esposizione. Ovvero: come vengono pubblicati i contenuti della nostra vita già prevediamo a come programmarne altri.

Il nome del blog Frame-Frames interpreta proprio questa creazione implosiva di eventi illustrandoli attraverso il sapiente uso delle tecniche scientifiche, filosofiche e mediatiche per ritrovare il bandolo di una matassa talmente intrecciata da scomparire anch’essa nei meandri del web.

Nelle varie sezioni del blog: Filosofia,Teorie del complessità, Arte, Cinema, Musica si declina lo Human-Tech-Space: nostro nuovo habitat.