Bufera su Gemmato: “Non c’è la prova che senza vaccini saremmo stati peggio”. PD chiede dimissioni

Una nuova polemica si abbatte sul governo di Giorgia Meloni. Al centro del fuoco questa volta c’è il pugliese Marcello Gemmato, farmacista, già responsabile sanità di Fratelli d’Italia e attualmente sottosegretario alla salute. Ieri, in onda su Rai2, Gemmato ha espresso alcune considerazioni polemiche sui vaccini. Commentando la decisione del governo Meloni di anticipare al 31 ottobre la fine dell’obbligo di vaccino per il personale sanitario, il sottosegretario ha poi dichiarato: “Per larga parte della pandemia l’Italia è stata prima per mortalità e terza per letalità e quindi questi grandi risultati non li vedo”.
Nel programma Restart, il giornalista Aldo Cazzullo ha incalzato il sottosegretario Gemmato dicendo che senza vaccini la situazione, ancora oggi, sarebbe molto peggiore. Gemmato, a quel punto, ha espresso una considerazione che sta dividendo la politica italiana: “Questo lo dice lei, non abbiamo l’onore della prova inversa ma io non cado nella trappola di schierarmi a favore o contro i vaccini”.
Le opposizioni in queste ore stanno criticando duramente le parole di Gemmato, chiedendo le dimissioni immediate. Carlo Calenda di Azione: “Gemmato si deve dimettere. Un sottosegretario alla salute che non prende le distanze dai novax è decisamente nel posto sbagliato”. Anche Enrico Letta, segretario PD, ha chiesto le dimissioni del politico pugliese. “Un sottosegretario alla salute che nega i vaccini non può rimanere in carica”.Anche a destra le posizioni di Gemmato non sono condivise. Filippo Rossi del Manifesto per la Buona Destra ha dichiarato: “Le dimissioni sono il minimo. Un sottosegretario alla sanità che fa dichiarazioni antiscientifiche non è tollerabile”.
Gemmato nei giorni scorsi aveva dichiarato anche la sua perplessità nell’incentivare la quarta dose di vaccino per le persone che non corrono rischi. “Non ha senso farlo nelle persone che evidentemente non muoiono contraendo il virus, men che meno in quest’epoca storica in cui abbiamo il 2% di occupazione delle terapie intensive”.


