Bim Bum Bam, perché oggi non funzionerebbe più
Bim Bum Bam ha accompagnato per oltre 20 anni milioni di bambini italiani, ma oggi un programma del genere avrebbe davvero la stessa fortuna?

Per oltre 20 anni, Bim Bum Bam è stato molto più di un semplice contenitore di cartoni animati. Per milioni di bambini rappresentava un appuntamento fisso capace di scandire il pomeriggio dopo la scuola.
Il programma metteva insieme serie animate, giochi, rubriche e soprattutto gli sketch dei conduttori. Costruiva un rapporto con il pubblico che andava ben oltre il singolo cartone trasmesso.
Paolo Bonolis, Manuela Blanchard, Marco Bellavia e gli altri protagonisti non erano semplicemente presentatori chiamati ad annunciare una serie, ma diventavano veri compagni quotidiani dei telespettatori.
Lo stesso valeva per Uan, il celebre cane rosa che riuscì progressivamente a trasformarsi da mascotte della trasmissione in uno dei personaggi più riconoscibili della televisione italiana per ragazzi.
Dietro quel successo, però, esistevano condizioni televisive e sociali profondamente diverse da quelle attuali, a cominciare da un pubblico giovane che disponeva di molte meno alternative per il proprio intrattenimento.
Non esistevano piattaforme streaming, smartphone e video disponibili in qualsiasi momento, mentre anche l’offerta dei canali interamente dedicati ai più piccoli era decisamente più limitata.
Questo permetteva a una trasmissione pomeridiana di raccogliere davanti allo stesso schermo una quantità enorme di bambini, creando abitudini condivise che oggi sono molto più difficili da riprodurre.
Il punto, quindi, non è stabilire se un nuovo Bim Bum Bam sarebbe ancora un buon programma: probabilmente, con autori e interpreti adeguati, potrebbe esserlo eccome.
La vera domanda è se avrebbe ancora a disposizione il terreno sul quale l’originale riuscì a diventare un fenomeno generazionale, e sotto questo aspetto la risposta appare decisamente più complicata.
Perché a essere cambiata non è soltanto la televisione: sono cambiati il pubblico, il mercato, i tempi dell’intrattenimento e soprattutto il modo stesso in cui bambini e ragazzi scelgono ciò che vogliono guardare.
Bim Bum Bam apparteneva a una televisione che non esiste più
Per capire perché oggi sarebbe difficile replicare il fenomeno bisogna innanzitutto ricordare che cosa fosse realmente Bim Bum Bam. Nato nel 1981 su Antenna Nord e approdato l’anno successivo su Italia 1, il programma rimase in onda, attraverso diverse trasformazioni, fino al 2002. La sua collocazione storica era prevalentemente quella del pomeriggio e la formula diventata celebre prevedeva l’alternanza tra cartoni animati e momenti realizzati in studio.
Non era quindi soltanto un modo per mettere in fila diversi episodi di serie animate. Gli sketch di Paolo Bonolis e Uan, le gag, i giochi, la posta dei telespettatori e successivamente i numerosi personaggi interpretati dal resto del cast davano continuità alla programmazione. Il bambino poteva aspettare il suo cartone preferito, ma nel frattempo rimaneva dentro il mondo di Bim Bum Bam.
Ed è probabilmente questa una delle ragioni per cui il programma è rimasto così impresso nella memoria di chi era bambino negli anni Ottanta e Novanta. Uno studio dell’Università di Bologna dedicato alla presenza degli anime nella televisione italiana ricorda infatti come Bim Bum Bam fosse diventato per una generazione un vero punto di riferimento. La ricetta era semplice: agli anime e ai cartoni venivano affiancati sketch, giochi e contenuti educativi.
Una volta bisognava aspettare, oggi basta scegliere
La differenza fondamentale rispetto a oggi può essere riassunta in un gesto semplicissimo. Negli anni’ Ottanta o Novanta’80 o ’90, per vedere un determinato cartone, bisognava generalmente aspettare che arrivasse il suo orario.
Quell’attesa contribuiva involontariamente alla forza del contenitore. Se il cartone desiderato cominciava alle 17, era naturale accendere Italia 1 qualche minuto prima e magari continuare a guardarla anche dopo. In mezzo c’erano Uan, Bonolis, Manuela Blanchard e, negli anni successivi, Marco Bellavia, Roberto Ceriotti e gli altri componenti del cast.
Oggi il rapporto con il contenuto è quasi rovesciato. Il giovane spettatore è abituato alla disponibilità immediata. Sceglie un video, lo interrompe, passa a un altro, recupera una serie quando preferisce. Il palinsesto lineare non possiede più quel monopolio sull’attesa che permetteva alla televisione generalista di trasformare una determinata fascia oraria in un rito.
Bim Bum Bam poteva dire, implicitamente, “ci vediamo domani pomeriggio”. Oggi un bambino non deve necessariamente aspettare domani.
Il vero nemico sarebbe la frammentazione del pubblico
C’è poi una questione ancora più importante. Un programma come Bim Bum Bam aveva bisogno di un pubblico molto vasto concentrato nello stesso posto e, più o meno, nello stesso momento.
Negli anni della sua massima popolarità potevano convivere all’interno dello stesso contenitore prodotti diversissimi. Una varietà incredibile di titoli e generi: dai Puffi a Holly e Benji, da Occhi di gatto a L’incantevole Creamy. Non dimentichiamoci poi di due cult assoluti come Tartarughe Ninja e Sailor Moon. Il contenitore diventava così il marchio sotto il quale il bambino incontrava personaggi e generi differenti.
Oggi quel pubblico è sparpagliato fra televisione tradizionale, piattaforme streaming, canali tematici, YouTube, videogiochi, social network e una quantità praticamente sterminata di altri contenuti digitali.
È difficile, in questo scenario, immaginare milioni di ragazzi appartenenti a fasce d’età differenti che ogni pomeriggio decidano spontaneamente di ritrovarsi per due ore davanti allo stesso programma televisivo.
Ed è forse proprio questa la differenza più grande: Bim Bum Bam non conquistava soltanto spettatori, creava un pubblico comune.
Uan oggi dovrebbe competere con migliaia di creator
C’è anche un altro aspetto spesso sottovalutato quando si guarda nostalgicamente alla televisione del passato. Uan, Bonolis e gli altri conduttori disponevano di una posizione privilegiata nel rapporto con i bambini: erano tra i pochi volti capaci di parlare quotidianamente direttamente a loro.
Uan poteva ricevere lettere e disegni, scherzare con Bonolis, rivolgersi alla telecamera e dare allo spettatore l’impressione di appartenere alla piccola comunità della trasmissione. Mediaset ricorda proprio la partecipazione dei bambini attraverso lettere e disegni come una delle caratteristiche del programma.
Oggi quel rapporto diretto non è scomparso. Semmai si è moltiplicato.
Uno youtuber o un creator può pubblicare ogni giorno, rispondere ai commenti, coinvolgere il pubblico, realizzare dirette e costruire una relazione molto più continua rispetto a quella consentita dalla vecchia televisione. Un ipotetico nuovo Uan non dovrebbe quindi competere soltanto con i personaggi degli altri programmi televisivi, ma con un universo di personalità digitali disponibili praticamente a qualsiasi ora.
Anche i cartoni hanno perso la funzione di “traino” che avevano allora
Una parte enorme della forza di Bim Bum Bam proveniva naturalmente dai cartoni animati. Il programma poteva permettersi di alternare gli interventi dei conduttori ad alcuni dei prodotti più desiderati dal pubblico giovane. Il meccanismo era perfetto: il bambino arrivava per il cartone, rimaneva per Uan e finiva per affezionarsi all’intero contenitore.
Oggi, però, bisogna prendere atto che quel mondo televisivo non esiste più. Non sappiamo se fosse necessariamente migliore quello di ieri o quello di oggi, ma è inutile parlare del passato in quanto con il passato “ci si fa il sugo”. Il dato concreto è che anime e cartoni animati non rappresentano più una priorità per la televisione generalista italiana, mentre hanno trovato il loro spazio naturale sui canali tematici, sulle piattaforme streaming e sul web.
Del resto, non è scomparso soltanto Bim Bum Bam. Anche esperimenti rivolti a un pubblico più grande, come l’Anime Night di MTV, appartengono ormai a un’altra epoca televisiva: quella programmazione settimanale che contribuì a portare in Italia serie come Cowboy Bebop, Inuyasha, Fullmetal Alchemist e Death Note è terminata da quasi vent’anni. Il fatto che persino una formula del genere non abbia trovato un vero erede sulla TV generalista dice parecchio su quanto sia cambiato il mercato.
La trasformazione di Bim Bum Bam aveva anticipato questa tendenza. Dal dicembre 1999 gli intermezzi con i conduttori scomparvero e il programma rimase essenzialmente un marchio sotto il quale trasmettere serie animate, fino alla sua definitiva uscita di scena nel 2002. Ma negli anni successivi sarebbe progressivamente venuta meno persino la necessità di un contenitore del genere.
E allora, più che domandarsi quando torneranno Bim Bum Bam, l’Anime Night o qualcosa di simile, forse bisogna accettare che probabilmente non torneranno affatto, almeno non nella forma in cui li abbiamo conosciuti. Non perché i cartoni o gli anime siano morti — tutt’altro — ma perché si sono semplicemente trasferiti altrove. È la televisione generalista ad aver smesso, ormai da molto tempo, di essere la loro casa.
Non era soltanto nostalgia: era un modello industriale preciso
Sarebbe comunque troppo facile liquidare tutto dicendo che “una volta la televisione era migliore”. Non è questo il punto.
Bim Bum Bam funzionava perché era un prodotto perfettamente inserito nel sistema televisivo della propria epoca. Aveva un grande canale generalista alle spalle, una fascia pomeridiana riconoscibile, cartoni molto forti, conduttori capaci di costruire un’identità e un pubblico che non disponeva dell’infinita possibilità di scelta odierna.
Il programma riuscì inoltre a sviluppare un linguaggio che non trattava necessariamente il bambino come uno spettatore passivo. Le gag di Bonolis e Uan potevano contenere ironia, parodie e battute capaci di divertire anche gli adulti. Proprio la naturalezza del linguaggio e il coinvolgimento diretto del pubblico vengono ricordati tra gli elementi che contribuirono al successo della trasmissione.
Era insomma una macchina televisiva costruita attorno alle abitudini di quella generazione.
Il Bim Bum Manga che non vide mai la luce
Un tentativo di rinnovare radicalmente la formula, in realtà, venne progettato già nel 1999 con Bim Bum Manga, esperimento destinato però a non arrivare mai in televisione. Il programma avrebbe dovuto avere come protagonisti Mattia e Silvia, due giovani presentatori nei panni di fratello e sorella, affiancati da Uan, dal gatto persiano Samurai e da altri personaggi, all’interno di una sorta di sitcom che avrebbe fatto da raccordo fra gli anime.
La particolarità era proprio l’interazione con questi ultimi: alcune sequenze sarebbero state ridoppiate affinché i personaggi animati potessero rivolgersi direttamente ai conduttori. Bim Bum Manga avrebbe inoltre dato ampio spazio alle numerose serie giapponesi presenti nel catalogo Mediaset, comprese produzioni ancora inedite. Non risulta disponibile un elenco definitivo e verificabile degli anime effettivamente scelti per la messa in onda ma è presumibile che fossero titoli qualche anno dopo trasmessi esclusivamente in pay TV tra IT! e Hiro, come Clamp Detectives, Ririka SOS, A Baby and I e Eto Rangers.
Il progetto fu infine accantonato, diventando uno dei più curiosi “what if?” nella storia di Bim Bum Bam: un tentativo di aggiornare il contenitore proprio mentre il modello televisivo che lo aveva reso celebre stava iniziando a tramontare.
Un nuovo Bim Bum Bam potrebbe esistere, ma probabilmente non in TV
Questo non significa che l’idea alla base del programma sia diventata improvvisamente vecchia. Anzi, alcuni suoi elementi sembrano sorprendentemente moderni.
Un conduttore riconoscibile, personaggi ricorrenti, sketch brevi, interazione con il pubblico, animazione e rubriche sono ingredienti perfettamente compatibili con il consumo digitale. Ciò che appare difficilmente riproducibile è invece la pretesa di riunirli in un contenitore televisivo quotidiano di due ore, aspettandosi che i bambini lo seguano dall’inizio alla fine.
Un Bim Bum Bam nato oggi dovrebbe probabilmente essere contemporaneamente programma e piattaforma: clip brevi durante la giornata, contenuti più lunghi disponibili on demand, interazione online, giochi e personaggi capaci di vivere anche fuori dalla trasmissione principale. A quel punto, però, sarebbe ancora Bim Bum Bam?
Probabilmente ne conserverebbe lo spirito, ma non la forma , ed è questo è il paradosso. La formula originale avrebbe poche possibilità di ottenere oggi la fortuna avuta negli anni Ottanta e Novanta non perché i bambini siano diventati incapaci di affezionarsi a personaggi e programmi, ma perché non hanno più bisogno di ritrovarsi tutti davanti allo stesso schermo alla stessa ora.
Bim Bum Bam apparteneva a un’epoca nella quale la televisione riusciva ancora a creare appuntamenti collettivi quotidiani. Oggi l’intrattenimento offre molta più scelta e libertà, ma proprio questa abbondanza rende estremamente difficile la nascita di un programma capace di diventare il ricordo comune di un’intera generazione.
Ed è forse questo, ancora più dei cartoni, delle sigle e di Uan, ciò che rende Bim Bum Bam irripetibile.



