Cronaca Italia

Alessia Pifferi, attenuanti per fragilità

I giudici della Corte d'Appello riconoscono ad Alessia Pifferi le attenuanti generiche per fragilità psicologica e lapidazione mediatica.

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La Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto ad Alessia Pifferi, condannata in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della figlia Diana di 18 mesi, le attenuanti generiche. I giudici hanno motivato la decisione con la fragilità psicologica della donna e la lapidazione mediatica subita. La sentenza di appello potrebbe quindi ridurre la pena a 24 anni di reclusione. La vicenda aveva sconvolto l’Italia nell’estate del 2022, quando la piccola Diana fu trovata morta di stenti nell’appartamento milanese dopo essere stata lasciata sola per sei giorni.

Le motivazioni dei giudici

Nella sentenza, i giudici della Corte d’Appello hanno evidenziato alcuni “dati soggettivi da non ignorare” relativi alla personalità di Alessia Pifferi. La donna presenta una fragilità psicologica che, pur non giustificando il suo comportamento, rappresenta un elemento da considerare nella determinazione della pena. I magistrati hanno anche rilevato come Pifferi sia stata oggetto di una vera e propria lapidazione mediatica, con articoli e servizi televisivi che l’hanno descritta come un “mostro”. Questi elementi, secondo i giudici, costituiscono circostanze attenuanti generiche che giustificano una riduzione della pena, come riportato dalle fonti giudiziarie.

La tragedia dell’estate 2022

Diana aveva solo 18 mesi quando morì di stenti nell’appartamento di via Parea a Milano. La madre Alessia Pifferi l’aveva lasciata sola per sei giorni, dal 14 al 20 luglio 2022, mentre lei si trovava a Leffe (Bergamo) con il compagno. La piccola era stata lasciata nel lettino con solo un biberon di latte preparato giorni prima. Quando la Pifferi tornò a casa, trovò la bimba morta. Le indagini rivelarono che non era la prima volta che la donna lasciava la figlia sola per periodi prolungati. La vicenda sconvolse l’opinione pubblica per la crudeltà dei fatti.

Il processo e la condanna

In primo grado, il tribunale di Milano aveva condannato Alessia Pifferi all’ergastolo per omicidio volontario aggravato. I giudici avevano ritenuto che la donna fosse pienamente consapevole che lasciare la figlia sola per così tanti giorni l’avrebbe portata alla morte. La difesa aveva chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche e la riqualificazione del reato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale, sostenendo che la Pifferi non voleva uccidere la figlia ma solo allontanarsi per stare con il compagno. Il processo d’appello ha accolto parzialmente le richieste della difesa.

Le reazioni e la pena prevista

Con il riconoscimento delle attenuanti generiche, la pena per Alessia Pifferi potrebbe essere ridotta da ergastolo a circa 24 anni di reclusione. La sentenza definitiva verrà depositata nelle prossime settimane. Le associazioni per la tutela dei minori hanno criticato la decisione, ritenendo che la fragilità psicologica non possa giustificare una riduzione di pena per un crimine così grave. L’avvocato difensore ha invece espresso soddisfazione, sottolineando che i giudici hanno finalmente considerato anche gli aspetti psicologici della vicenda.

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