Cronaca Italia

Caso Orlandi, Marco Accetti sotto interrogatorio per 6 ore

Dopo 13 anni gli inquirenti lo prendono sul serio: Marco Accetti sotto torchio a caccia dei mandanti. Convocata anche l’ex fidanzata.

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Per anni il nome di Marco Accetti è stato archiviato dagli investigatori come quello di un uomo in cerca di attenzione. Ora, però, la sua posizione torna al centro dell’indagine sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Il fotografo romano, oggi 70enne, è stato ascoltato per oltre sei ore dai carabinieri del Reparto operativo di Roma, in un interrogatorio al quale ha partecipato anche il pubblico ministero Stefano D’Arma.

Un passaggio che riapre una delle piste più controverse del caso Orlandi. Accetti, infatti, nel 2013 si presentò spontaneamente in Procura sostenendo di avere informazioni sul rapimento della ragazza scomparsa il 22 giugno 1983. Le sue dichiarazioni, però, per molto tempo non furono ritenute credibili e vennero considerate il frutto di una costruzione personale.

Oggi l’approccio degli inquirenti sembra diverso: non una conferma delle sue parole, ma la volontà di verificare fino in fondo ogni elemento rimasto senza risposta.

Dalle confessioni al nuovo interrogatorio: perché Accetti è tornato importante

A riportare l’attenzione su Accetti sono alcuni dettagli emersi nel corso degli anni. Tra questi c’è il flauto che il fotografo consegnò agli investigatori e che la famiglia Orlandi identificò come lo strumento appartenuto a Emanuela.

Un altro elemento riguarda le analisi sulle registrazioni delle telefonate arrivate dopo la scomparsa della ragazza. Alcune consulenze tecniche hanno indicato una compatibilità tra la voce di Accetti e quella di uno dei misteriosi interlocutori che contattarono la famiglia Orlandi durante i mesi successivi alla sparizione.

Sono elementi che non rappresentano una prova conclusiva, ma che hanno spinto la Procura a riaprire una valutazione più approfondita della sua versione.

Durante le sei ore di interrogatorio gli investigatori avrebbero cercato soprattutto di chiarire i punti ancora oscuri del suo racconto: chi avrebbe organizzato il presunto sequestro, chi avrebbe avuto un ruolo nella vicenda e quali persone potrebbero essere coinvolte.

Nei suoi scritti consegnati negli anni agli inquirenti, Accetti ha sostenuto che la scomparsa di Emanuela Orlandi e quella di Mirella Gregori fossero collegate a una complessa operazione di pressione politica e ricatto nei confronti del Vaticano, inserita nello scenario internazionale della Guerra Fredda.

Una ricostruzione che resta tutta da dimostrare, ma che oggi viene nuovamente analizzata alla ricerca di elementi verificabili.

L’ex fidanzata ascoltata dagli investigatori

L’inchiesta non riguarda soltanto Accetti. Gli investigatori hanno convocato anche Patrizia De Benedetti, sua ex compagna, per raccogliere informazioni utili a ricostruire alcuni passaggi della vicenda.

La donna potrebbe fornire dettagli sui rapporti dell’epoca e su alcuni documenti collegati alle rivendicazioni che seguirono la scomparsa di Emanuela. L’obiettivo degli investigatori è capire se dietro i messaggi e le telefonate di quegli anni ci fosse una struttura organizzata oppure una serie di iniziative scollegate.

Nel nuovo approfondimento investigativo vengono analizzati anche altri nomi già emersi nel corso delle precedenti indagini, nel tentativo di ricostruire l’ambiente frequentato da Accetti negli anni Ottanta.

Nessuna svolta definitiva, ma una pista che torna al centro

Il ritorno di Accetti nell’inchiesta non significa che il caso Orlandi sia vicino alla soluzione. Al momento non ci sono verità accertate né responsabilità definite.

La novità è soprattutto investigativa: una pista rimasta a lungo marginale viene nuovamente esaminata con attenzione dalla Procura. Dopo oltre quarant’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, gli inquirenti continuano a cercare riscontri, nella speranza di separare finalmente le ipotesi dai fatti.

FONTE:

Ilgiornalepopolare.it

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