
Apricena, il sindaco assolto dopo 7 anni: “Non fu diffamazione”
Sette anni dopo, la verità. Quella più dura. Ancora una volta Assolto!
Abbiamo sconfitto il tentativo di trasformare la politica in un processo
Sette anni.
Sette anni trascorsi a difendere non soltanto il mio nome, ma la serenità della mia famiglia, l’onore delle persone che hanno lavorato al mio fianco e la fiducia di un’intera comunità.
Il Tribunale di Foggia ha pronunciato una parola chiara: assolto.
Sono stato assolto perché quelle parole, pronunciate durante il comizio del 14 agosto 2019, in uno dei giorni più dolorosi della mia vita, non costituivano un reato. Erano l’espressione, certamente dura, di un uomo e di un Sindaco che aveva appena riacquistato la propria libertà e che sentiva il dovere di guardare negli occhi i suoi concittadini.
Quel comizio si svolse proprio la sera del 14 agosto 2019, immediatamente dopo la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari che mi aveva colpito.
In quel periodo ero stato privato della libertà, travolto da una gogna giudiziaria e mediatica nazionale, esposto insieme alla mia famiglia a un dolore che nessuno potrà mai restituirci.
Eppure non scappai. Non mi nascosi.
Tornai in piazza, davanti alla mia gente, per difendere la mia dignità e quella dell’Amministrazione che rappresentavo.
Quella vicenda si è conclusa con l’archiviazione delle accuse più gravi e con la mia piena assoluzione dalle residue imputazioni.
Ma Michele Lacci non ha voluto fermarsi.
Non ha accettato la verità. Non ha accettato che noi “fossimo diventati grandi”, che Apricena fosse cresciuta e che i cittadini avessero continuato ad affidarci il compito di guidarla.
Ha scelto ancora una volta di trasformare il rancore politico in un procedimento giudiziario.
Ha estrapolato alcune frasi da quel momento drammatico, mi ha querelato, si è costituito parte civile e ha chiesto la mia condanna e un risarcimento personale.
In questo processo si era arrivati a chiedere persino otto mesi di reclusione.
Oggi il Tribunale ha stabilito che quelle espressioni erano riferite alla condotta politica dell’opposizione, inserite in una vicenda di evidente interesse pubblico e protette dal diritto di critica politica.
Non vi fu alcuna aggressione personale gratuita.
Questa sentenza non assolve soltanto Antonio Potenza. Condanna politicamente un metodo.
Il metodo di chi non riesce a batterti nelle urne e prova a trascinarti nelle aule giudiziarie.
Di chi non conquista il consenso e cerca di delegittimare l’avversario.
Di chi parla di democrazia, ma tenta di mettere a tacere con le querele chi ha ricevuto la fiducia dei cittadini.
È la sconfitta di una politica piccola, rancorosa e incapace di accettare che Apricena abbia scelto di cambiare, crescere e guardare avanti.
Non provo gioia per questi seit anni.
Nessuna sentenza potrà cancellare le notti senza sonno, le lacrime della mia famiglia, gli sguardi dei miei figli e il dolore di essere stato dipinto come ciò che non ero.
Provo, però, una profonda gratitudine verso chi non mi ha mai lasciato solo.
Verso la mia famiglia, i miei collaboratori e soprattutto verso il popolo di Apricena, che ha saputo guardare oltre il fango e continuare a credere nei fatti.
Un ringraziamento sincero e profondo va all’avvocato Angelo Pasquale Masucci, che in tutti questi anni mi ha difeso con straordinaria competenza, determinazione e umanità.
Non è stato soltanto il mio avvocato.
È stato una presenza costante, capace di sostenermi anche nei momenti più difficili e di credere, insieme a me, nella forza della verità e della giustizia.
Adesso ogni condotta e ogni responsabilità saranno attentamente valutate dai miei legali nelle sedi competenti.
Non per vendetta.
Perché la verità deve essere difesa fino in fondo e perché nessuno deve più pensare di poter utilizzare la giustizia come un’arma politica senza assumersi la responsabilità delle proprie azioni.
Io continuerò a fare politica a testa alta, assumendomi la responsabilità di ogni parola e senza arretrare davanti a nessuno.
Le idee si combattono con altre idee. Il consenso si conquista tra la gente. Le amministrazioni si giudicano sui risultati.
Le elezioni si vincono nelle urne, non nei tribunali.
Antonio Potenza – Sindaco di Apricena


