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Quando la scuola chiude un cerchio e ne apre un altro: a Manfredonia la storia di una ex studentessa che torna negli stessi banchi da docente

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Quando la scuola chiude un cerchio e ne apre un altro: a Manfredonia la storia di una ex studentessa che torna negli stessi banchi da docente.

Dal banco alla cattedra: il ritorno al “Galilei-Moro”

Dopo la laurea, l’abilitazione e un dottorato di ricerca, la prof.ssa Valentina Berardinetti, 32 anni, torna al Liceo “Galilei-Moro” di Manfredonia come commissaria d’esame. Ad accoglierla, tra i colleghi, la prof.ssa Enrichetta Iannaccone, sua ex insegnante di Scienze: una storia di gratitudine, passione e continuità educativa.

Ci sono storie che raccontano, meglio di qualunque discorso, la forza trasformativa della scuola.
Una di queste è quella di Valentina Berardinetti, 32 anni, oggi docente di Lettere presso il Liceo “Amaldi” di Bitetto (BA), nominata quest’anno commissario esterno per gli Esami di Maturità presso il Liceo “Galilei-Moro” di Manfredonia, la stessa scuola in cui, nel 2013, ha conseguito la maturità classica con il massimo dei voti.

Ritornare a scuola — sebbene non nello stesso edificio fisico (ricordiamo che un tempo il Liceo classico si innalzava lungo Viale Miramare) — è stato, racconta Valentina, come rientrare a casa: «Appena ho varcato il cancello ho sentito gli stessi profumi, ho ritrovato quell’atmosfera familiare che mi ha formata, fatta crescere, plasmato ciò che sono. È stato un tuffo nel passato, ma anche un momento di grande consapevolezza del presente: questa volta tornavo non come alunna, ma come docente, a vivere l’esame da un’altra prospettiva. Un’emozione profonda, difficile da descrivere, ma piena di gratitudine per un sogno realizzato».

Per Valentina, il Liceo “Galilei-Moro” è stato molto più che un istituto scolastico: è il luogo dove è nata la sua vocazione, dove ha compreso che la conoscenza non è semplice trasmissione di nozioni, ma incontro umano, dove ha iniziato a volare alto.
«Se oggi sono un’insegnante è perché ho avuto maestri capaci di andare oltre il programma, di vedere le persone prima degli alunni. Sapevano accendere curiosità, dare vita alle lezioni e rendere attuali Dante e Seneca, Kant e Galileo, Newton, figure in cui si nasconde, in fondo, il sentire di ogni essere umano. Avevano la straordinaria capacità di spiegare con passione, di ascoltare con empatia e di accompagnare con pazienza, guidandoci non solo nello studio, ma anche nella crescita personale. È questa la scintilla che mi ha spinta a intraprendere la strada dell’insegnamento: la loro passione autentica, unita al desiderio di camminare accanto agli studenti nel percorso verso i propri sogni. Ogni volta che entro in classe cerco di portare con me quella stessa energia, quei valori e il loro modo profondo di credere nei giovani talenti».

Dopo la laurea in Filologia, Valentina ha affrontato un lungo e intenso percorso di formazione: anni di supplenze in diverse scuole della provincia di Foggia, la specializzazione sul sostegno, l’abilitazione su materia, fino al dottorato di ricerca in “Learning Sciences and Digital Technologies” presso l’Università di Foggia, che le ha consentito di approfondire il rapporto tra apprendimento e innovazione digitale.
«È stato un cammino impegnativo, ma meraviglioso – racconta – Ho conosciuto realtà diverse, partecipato a esperienze Erasmus, insegnato in scuole e territori molto differenti, anche complessi. Ogni volta ho scoperto quanto inclusione, ascolto e relazione possano fare la differenza. Da ogni esperienza ho portato a casa un arricchimento, una consapevolezza nuova. Il dottorato mi ha fornito strumenti importanti, ma soprattutto mi ha confermato una verità che sentivo da sempre: la tecnologia, se usata con vero senso pedagogico, può diventare un alleato prezioso per una didattica autenticamente umana e accessibile».

Quest’anno, con il superamento del concorso scuola e il passaggio in ruolo, Valentina vive questa tappa come un traguardo e allo stesso tempo un ritorno alle origini: «È come se la vita mi avesse riportata qui per ricordarmi da dove vengo, per farmi rivivere la memoria di quelle prime scelte — spiega — e per restituire qualcosa a quella scuola che mi ha resa quella che sono oggi».

La sorpresa più emozionante è arrivata quando ha scoperto di condividere la commissione d’esame con un volto per lei familiare: la prof.ssa Enrichetta Iannaccone, la sua insegnante di Scienze, una figura che ha lasciato un’impronta profonda nel suo percorso.
Un legame rimasto vivo negli anni, fatto di dialogo, stima reciproca e rispetto, che oggi trova un significato ancora più intenso.

«Rivedere la prof.ssa Iannaccone è stato significativo – racconta Valentina con un sorriso – Ricordo ancora le sue lezioni di biologia, la chiarezza con cui spiegava le reazioni chimiche, la calma e la passione che trasmetteva. Era un modello di equilibrio tra competenza e sensibilità, un punto di riferimento. Ritrovarla oggi come collega è un onore e un privilegio: è come chiudere un cerchio, ma anche aprirlo in una nuova dimensione. Sebbene io abbia seguito un percorso letterario e non scientifico, la passione per la ricerca, per lo studio rigoroso e per la conoscenza nasce anche da lei: cambia il campo, ma resta identica la spinta interiore».

La prof.ssa Iannaccone accoglie questa coincidenza con orgoglio e affetto.
«Vedere i propri studenti crescere, intraprendere la stessa strada e poi ritrovarseli accanto come colleghi è una delle più grandi soddisfazioni per un insegnante. In Valentina ho sempre visto una curiosità autentica, un’attenzione rara al dettaglio e una profonda sete di conoscenza. Certo, avrei immaginato per lei un percorso in ambito medico o scientifico, ma sapevo che la sua strada sarebbe stata nel mondo dell’educazione e in campo umanistico. Ha sempre avuto la capacità di interrogarsi sul perché delle cose, di cercare il senso profondo di ciò che studiava e oggi questo approccio, maturo e pieno di consapevolezza, lo ritrovo nel suo modo di insegnare».

Ora, sedute accanto nella stessa commissione, le due docenti condividono non solo un compito istituzionale, ma una missione comune: accompagnare i ragazzi in uno dei momenti più delicati e formativi della loro vita.
Tra colloqui, sguardi emozionati e pagine di vita che si chiudono e si aprono, la loro presenza racconta qualcosa di più grande dell’esame stesso: racconta la continuità della scuola, la forza dei legami educativi, la capacità di trasmettere valori e conoscenza attraverso le generazioni.

«Oggi mi guardo intorno – conclude Valentina – e penso che la scuola sia una delle poche istituzioni che davvero costruiscono il futuro, giorno per giorno, persona per persona. In ognuno di quei ragazzi rivedo me stessa, con la stessa ansia e la stessa speranza di tredici anni fa. E sento che tutto questo, davvero, ha un senso».

A volte il destino riporta nei luoghi dove si è cominciato a sognare e al Liceo “Galilei-Moro” di Manfredonia, tra le voci degli studenti e il rumore lieve delle pagine voltate, la storia di Valentina Berardinetti e della prof.ssa Iannaccone ci ricorda che l’educazione è un cerchio che non si chiude mai, perché continua in chi impara, in chi insegna e, un giorno, a sua volta, ispira.