
IL CULTO DI CASSANDRA IN DAUNIA.
Oggi tratteremo di un argomento molto intrigante e affascinante. Ma andiamo con ordine.
Nei nostri archivi abbiamo ritrovato un articolo di Rosaria Ciardiello, del 1997, estratto dagli Annali dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici XIV, che parla della figura enigmatica di Cassandra in riferimento a un suo tempio in Daunia. Vediamone i dettagli.
Quando si pensa a Cassandra, la mente corre immediatamente alle mura di Troia, alla principessa condannata da Apollo a conoscere il futuro senza essere creduta. Eppure esiste una storia molto meno nota, quasi dimenticata, che conduce questa straordinaria figura ben lontano dall’Asia Minore e la porta sulle rive della Daunia antica.
È una vicenda che sembra uscita da un mito, ma che affonda le proprie radici nelle testimonianze degli autori greci.
L’unica fonte che parla esplicitamente di un culto di Cassandra in Daunia è Licofrone, autore dell’Alessandra, un poema complesso e misterioso composto probabilmente agli inizi del III secolo a.C. Attraverso i suoi versi emerge un dettaglio sorprendente: in terra daunia esisteva un tempio dedicato proprio alla profetessa troiana.
Non si tratta di una semplice citazione. Licofrone descrive infatti un culto particolare, legato soprattutto alle giovani donne. Secondo il racconto, alcune fanciulle daunie che desideravano sottrarsi al matrimonio si rivolgevano a Cassandra, circondavano il suo simulacro, indossavano vesti associate alle Erinni e compivano pratiche rituali considerate efficaci per spezzare il vincolo nuziale. Un’immagine potente e insolita, che mostra Cassandra non soltanto come veggente, ma come divinità protettrice di donne desiderose di sfuggire a un destino imposto.
Per comprendere questo episodio occorre entrare nel mondo culturale dell’età ellenistica, quando miti, colonizzazioni e memorie troiane si intrecciavano continuamente lungo le coste dell’Adriatico.
Lo studio analizza anzitutto il problema della datazione dell’Alessandra, un’opera che da oltre un secolo divide gli studiosi. Dopo aver esaminato le diverse interpretazioni, l’autrice dell’articolo conclude che la sezione relativa alla Daunia risale con ogni probabilità agli inizi del III secolo a.C. e che le sue fonti principali furono Timeo di Tauromenio e Lico di Reggio. Ciò significa che le notizie sul culto di Cassandra potrebbero derivare da tradizioni ancora più antiche, risalenti agli ultimi decenni del IV secolo a.C.
Ma dove si trovava questo santuario?
Licofrone cita due luoghi: Salpe e Dardano.
Salpe è ben conosciuta dagli storici antichi. Sorgeva in un ambiente lagunare e paludoso dell’attuale Tavoliere, nei pressi delle odierne Saline di Margherita di Savoia. Gli autori latini la ricordano con vari nomi: Elpie, Salpia e Salapia. Era una città importante, collegata ai traffici marittimi e alle grandi vie di comunicazione della Daunia antica.
Analizzando attentamente il testo greco, Rosaria Ciardiello propone che il tempio di Cassandra non sorgesse nella città vera e propria, ma sulle rive del lago di Salpe, oggi identificabile con l’area lagunare delle saline. Una localizzazione che si accorda perfettamente con il paesaggio antico, dominato da acque costiere, canali e zone umide.
Ancora più enigmatico è il riferimento a Dardano.
Nessun autore antico ricorda una città daunia con questo nome. Tuttavia il termine apre scenari affascinanti. Dardano (che per assonanza ricorda anche il nome Gargano) richiama immediatamente i Dardani, popolazione dell’Illiria che gli scrittori classici consideravano di origine troiana. Lo studio mostra come esistano diversi indizi di collegamenti culturali tra la sponda adriatica orientale e la Daunia. Non si tratta necessariamente di migrazioni dirette, ma di una memoria condivisa che associava queste popolazioni al grande ciclo epico di Troia.
A questo punto entra in scena un altro protagonista fondamentale della storia daunia: Diomede.
L’eroe acheo, secondo una vastissima tradizione, dopo la guerra di Troia approdò sulle coste pugliesi, fondò città, instaurò culti e lasciò tracce profonde nella memoria locale. Numerosi autori antichi collegano proprio a lui la fondazione di Salapia e di altri centri dell’Italia meridionale.
Ed è qui che la figura di Cassandra torna ad assumere un significato ancora più profondo.
Nel mondo greco-occidentale la profetessa troiana era infatti strettamente associata ai racconti sul ritorno degli eroi e alle tradizioni che collegavano l’Occidente al mito troiano. La presenza di un santuario a lei dedicato in Daunia non appare quindi come un episodio isolato, ma come parte di un più ampio processo di costruzione identitaria.
L’Adriatico antico era un mare di incontri, di navigazioni e di racconti. Le popolazioni locali accoglievano miti provenienti dalla Grecia e li adattavano alla propria realtà. In questo contesto Cassandra diventava un ponte simbolico tra Troia e la Daunia.
Lo studio prende poi in esame un elemento particolarmente interessante: il sacrificio delle vergini locresi.
Alcune tradizioni greche raccontavano che, per espiare un’offesa compiuta durante la caduta di Troia, le ragazze di Locri venissero inviate periodicamente al santuario di Atena Iliaca. Licofrone sembra conoscere questi racconti e li collega indirettamente alla figura di Cassandra. Ciò suggerisce che il culto daunio potesse conservare aspetti rituali derivati da tradizioni molto antiche del mondo greco.
Emerge così il ritratto di una Cassandra diversa da quella che tutti conosciamo.
Non soltanto la profetessa inascoltata, ma una figura venerata, rispettata e addirittura divinizzata. Una dea protettrice delle donne, legata ai passaggi cruciali della vita, al matrimonio, alla scelta del proprio destino e forse persino alla sfera della fertilità.
L’aspetto più sorprendente dell’intera ricerca è forse proprio questo: la Daunia conserva la più chiara testimonianza antica di un culto dedicato a Cassandra.
In nessun altro luogo del Mediterraneo la documentazione è altrettanto esplicita.
Le rive del lago di Salpe, oggi quasi irriconoscibili rispetto al paesaggio antico, potrebbero aver ospitato un santuario dove giovani donne compivano riti che affondavano le proprie radici nel mondo eroico di Troia. Un luogo in cui mito, religione e identità locale si intrecciavano in modo indissolubile.
Alla fine della lettura resta una sensazione difficile da ignorare.
Tra le lagune della Daunia, tra città scomparse, saline e memorie sommerse dal tempo, potrebbe essersi conservata una delle più antiche e affascinanti eredità del ciclo troiano. Non quella degli eroi vittoriosi o delle grandi battaglie, ma quella di una donna che vide il futuro e non fu mai ascoltata.
E forse proprio per questo, a distanza di oltre duemila anni, la sua voce continua ancora a riecheggiare sulle antiche rive di Salpe.
Archivio di Giovanni BARRELLA.
Fonte principale: “Il culto di Cassandra in Daunia”, Rosaria Ciardiello, in “Annali dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici XIV”, 1997, Ed. Il Mulino.


