Fede e religione

Giornata Sacerdotale Diocesana, l’Omelia del Vescovo

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Giornata Sacerdotale Diocesana, l’Omelia del Vescovo

Una Chiesa che prega per i suoi sacerdoti è una Chiesa che custodisce il dono ricevuto.

Nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, presso la Basilica Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, abbiamo vissuto la Giornata Sacerdotale Diocesana, affidando al Signore il cammino dei nostri presbiteri e rinnovando la chiamata a essere una cosa sola con Lui.

Come ha ricordato l’arcivescovo nell’omelia, riprendendo le parole del Servo di Dio don Antonio Spalatro, siamo chiamati a «formare con Cristo un solo principio di vita», perché «essere uno con il Signore» è il primo impegno di ogni sacerdote e di ogni battezzato. Richiamando sant’Agostino, padre Franco ha inoltre ricordato che «il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te», indicando nel Cuore di Cristo la sorgente e il compimento di ogni vocazione.

Al termine della celebrazione, l’arcivescovo ha condiviso con il Presbiterio alcune comunicazioni riguardanti i nuovi incarichi pastorali e le nuove nomine diocesane, nell’orizzonte del servizio e della missione affidati alla nostra Chiesa particolare.

Che il Cuore di Cristo continui a plasmare il cuore di ogni sacerdote, perché sia segno vivo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo.

OMELIA INTEGRALE – 12 giugno 2026

Ringrazio veramente di cuore l’Arcivescovo di Ancona, il confratello nell’Episcopato Angelo*, che concelebra senza i segni episcopali, per quanto ci ha offerto a noi, Presbiterio dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, in questa mattinata. Mi ha fatto anche uno scherzo, perché ero convinto e certo che avrebbe presieduto lui e avrei voluto continuare ad ascoltarlo. Per questo non avevo preparato né pensato un’omelia. Offro allora, in questo momento, tre suggestioni o risonanze che mi sono nate nel cuore durante questa mattinata, all’interno della solennità del Sacro Cuore di Gesù.

La prima suggestione nasce dall’aver ascoltato la spiritualità presbiterale attraverso la testimonianza di don Antonio Spalatro, fiore profumatissimo del nostro Presbiterio.

Se lo avessi conosciuto prima di diventare vescovo, prima di arrivare qui, probabilmente avrei scelto una frase del suo diario come motto del mio episcopato. Invece ne ho scelta una del mio fondatore, san Girolamo Emiliani. Da don Antonio avrei scelto questa, che ripeto perché mi sembra fortissima: «Formare con Cristo un solo principio di vita». Questa totalità di unione tra noi e il Signore.

«Formare con Cristo un solo principio di vita» è un impegno e un dovere di ogni battezzato, ma lo è innanzitutto per noi sacerdoti e, a maggior ragione, per noi che abbiamo ricevuto la pienezza del sacerdozio nell’Episcopato.

Mi sembra che questa frase di don Antonio, scritta oltre settant’anni fa, quando non era ancora sacerdote ma si preparava a diventarlo, si accosti benissimo al motto del Santo Padre Leone XIV, tratto da sant’Agostino: In Illo Uno Unum. Poche parole, ma di una densità incredibile: formare l’unità con l’Uno, che è il Signore, che è la Trinità.

Ecco il primo impegno e la prima suggestione, credo, per tutti noi e, in primo luogo, per noi sacerdoti: essere una cosa sola con il Signore.

La seconda suggestione nasce dalle tante citazioni di sant’Agostino che l’Arcivescovo ci ha lasciato nella sua meditazione. Voglio allora aggiungere la più nota, l’incipit delle Confessioni, anche perché richiama il cuore e la festa di oggi: «Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te». Sant’Agostino inizia così la rilettura di tutta la sua vita, che non è semplicemente un’autobiografia, ma il racconto del suo cammino nello Spirito, da quando ancora non aveva conosciuto Gesù fino alla scoperta di questa inquietudine di cui non saremo mai pienamente appagati finché il nostro cuore non riposerà nel cuore di Dio. Abbiamo ascoltato, nella seconda lettura, un passaggio della Prima Lettera di Giovanni, la lettera dell’amore, che ci ricorda che «Dio è amore». Il testo di oggi ce lo ha ripetuto per ben due volte: Dio è amore e noi siamo in Lui.

Vorrei aggiungere un altro passaggio della stessa lettera, che per me è forse la frase più consolante di tutta la Sacra Scrittura, Antico e Nuovo Testamento: «Anche se il tuo cuore dovesse condannarti, Dio è più grande del tuo cuore». Forse è questa la frase mancata all’apostolo Giuda.

La terza suggestione la prendo dalla bella immagine che l’Arcivescovo ci ha lasciato: quella dell’arcobaleno. Egli ci ha mostrato i diversi colori come possibili espressioni delle varie vocazioni presenti nella Chiesa. Mentre parlava, mi è venuto in mente un altro arcobaleno. Forse perché ho vissuto alcuni anni in Polonia e perché il Santuario di San Michele è affidato alla Congregazione polacca dei Micaeliti. Ho pensato all’immagine di Gesù Misericordioso, quella accompagnata dalle parole: «Gesù, confido in Te», affidata a santa Faustina Kowalska.

Dal cuore di quel Gesù, che chiede la nostra fiducia, esce come un arcobaleno di tre colori: il rosso, il bianco e l’azzurro. E non è la bandiera della Francia. Credo che possa essere letto come l’arcobaleno delle vocazioni, quelle alle quali, a livello battesimale, tutti siamo chiamati e che alla fine formano quell’unità di cui parlavamo.

Il rosso del martirio e della testimonianza, che è vocazione di ogni battezzato.

Il bianco della comunione, anch’essa chiamata universale per ogni discepolo del Signore.

L’azzurro intenso della fraternità, che rappresenta una forma concreta della testimonianza cristiana.

Questo arcobaleno ci parla di vocazioni universali. Le differenze vengono dopo: il matrimonio, il sacerdozio, la vita consacrata e le tante altre forme vocazionali che non sono state qui esplicitamente richiamate.

Ricordo che, in una lettera alla diocesi di Bologna, il cardinale Biffi, negli anni Novanta o forse anche prima, arrivava a considerare persino alcune forme di disabilità come vocazioni donate direttamente da Dio; in quel caso, senza che venga chiesto il nostro consenso. Sono tante le forme della vocazione. Noi oggi, come sacerdoti, come consacrati nel sacramento dell’Ordine, ne sottolineiamo una. Ma qui, in Basilica, sono presenti anche tutte le altre e forse persino quelle che non trovano una definizione canonica precisa, richiamando proprio quell’antica riflessione del cardinale Biffi.

Ecco, queste sono le tre suggestioni che sono nate nel mio cuore in questa giornata dedicata al Sacro Cuore, grazie anche all’ascolto della bellissima e toccante meditazione che monsignor Angelo ci ha lasciato.

Ve le consegno e me le consegno, perché tutti insieme possiamo camminare verso questo arcobaleno delle vocazioni, che costruisce l’unità e fa riposare in Dio i nostri cuori e il cuore di tutta l’umanità.

+ p. Franco Moscone crs

(*Mons. Angelo Spina – Arcivescovo di Ancona-Osimo)

fonte: https://www.diocesimanfredonia.it/giornata-sacerdotale-diocesana-nel-segno-del-sacro-cuore-2026/

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