Curiosità

Chi è Lucio Arcidiacono: il comandante che ha guidato il blitz contro Matteo Messina Denaro

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Il volto di Lucio Arcidiacono è diventato familiare il 16 gennaio 2023, quando le telecamere di tutto il mondo hanno ripreso il suo ingresso nella caserma dei Carabinieri di Palermo accanto a Matteo Messina Denaro, appena arrestato dopo trent’anni di latitanza.

Arcidiacono, comandante del Primo Reparto Investigativo del ROS, è l’ufficiale che ha guidato sul campo l’operazione culminata nella clinica La Maddalena. La sua storia personale, il percorso nell’Arma e il ruolo decisivo nella cattura del boss raccontano il profilo di un investigatore che ha dedicato la vita alla lotta contro la criminalità organizzata.

Chi è davvero Lucio Arcidiacono? Come è arrivato a guidare una delle operazioni più importanti della storia recente? E cosa è accaduto dietro le quinte del blitz che ha chiuso un capitolo lungo trent’anni? Scopriamolo insieme.

Le origini di Lucio Arcidiacono e la scelta di entrare nell’Arma

Lucio Arcidiacono nasce a Catania cinquantadue anni fa e cresce in una Sicilia segnata dalle stragi di Capaci e via D’Amelio. Quando decide di entrare nell’Arma, nell’ottobre del 1993, il Paese è ancora scosso dall’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per molti giovani siciliani, arruolarsi in quegli anni non era solo una scelta professionale, ma un modo per schierarsi apertamente dalla parte dello Stato.

Dopo aver frequentato l’Accademia Militare di Modena e la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, inizia la carriera come comandante di plotone al 1° Battaglione “Piemonte” di Moncalieri. Successivamente guida il Nucleo Operativo e Radiomobile di Savona e la Compagnia di Alassio, maturando esperienza sul territorio prima di avvicinarsi alla sua vera vocazione: l’investigazione.

L’ingresso nel ROS e il metodo Dalla Chiesa

La svolta arriva quando entra nel ROS, l’unità d’élite fondata dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Arcidiacono fa propri i principi del cosiddetto “metodo Dalla Chiesa”, basato su osservazioni, pedinamenti, intercettazioni e un lavoro paziente che punta a ricostruire la rete di relazioni dei gruppi criminali.

Nel corso degli anni presta servizio a Napoli, Catania, Palermo e Roma, seguendo indagini complesse contro le organizzazioni mafiose. La sua esperienza cresce insieme alla capacità di leggere i segnali deboli, interpretare i movimenti dei clan e coordinare operazioni delicate.

Quando viene nominato comandante del Primo Reparto Investigativo del ROS, assume la responsabilità della ricerca dei latitanti più pericolosi.

È in questo ruolo che inizia a seguire da vicino la pista che porta a Matteo Messina Denaro. Arcidiacono racconta che lui e i suoi uomini erano sulle tracce del boss da almeno otto anni, prima al reparto anticrimine di Palermo e poi al ROS. Nessun pentito contribuì alla cattura: furono le indagini tradizionali a costruire il quadro decisivo.

L’operazione “Tramonto” e il blitz alla clinica La Maddalena

La svolta arriva quando le intercettazioni confermano che Messina Denaro è malato e si cura sotto falsa identità. L’uomo che si presenta come Andrea Bonafede risulta residente a Campobello di Mazara, territorio storicamente legato al boss. È l’indizio che permette agli investigatori di stringere il cerchio.

L’operazione viene battezzata “Tramonto”, un nome che richiama una poesia di Nadia Nencioni, la bambina uccisa nella strage dei Georgofili. Tre giorni prima del blitz arriva la certezza: il boss è davvero nella clinica La Maddalena.

La mattina del 16 gennaio 2023, alle 9.00, scatta l’azione. Messina Denaro arriva per una seduta di day hospital, accompagnato dal suo autista. Secondo i testimoni tenta una breve fuga, ma viene subito bloccato. Arcidiacono lo riconosce all’istante e gli chiede conferma dell’identità. La risposta è diretta: “Lei lo sa chi sono io. Sono Matteo Messina Denaro”.

Prima di portarlo via, il colonnello compie un gesto che colpisce molti: chiede al boss, malato e ormai in arresto, se abbia bisogno di mangiare qualcosa prima di prendere le medicine. Un gesto di umanità che racconta il suo modo di vivere il ruolo.

Alle 9.35 il boss viene trasferito in caserma e poi al carcere de L’Aquila, dove resterà fino alla morte, avvenuta nel settembre 2023. A Palermo, intanto, cittadini e pazienti della clinica applaudono spontaneamente i carabinieri.

Cosa fa oggi il comandante Lucio Arcidiacono

Dopo l’arresto di Messina Denaro, la carriera di Arcidiacono ha preso una nuova direzione. Nel settembre 2024 è stato nominato comandante provinciale dei Carabinieri di Messina, incarico che lo ha riportato nella sua Sicilia.

Oggi coordina tutte le attività dell’Arma sul territorio messinese, dalla gestione dell’ordine pubblico alle operazioni investigative, continuando a lavorare con lo stesso rigore che lo ha contraddistinto nel ROS.
Nel dicembre 2023 ha ricevuto anche una benemerenza civica dal suo comune d’origine, Scordia, come riconoscimento per il contributo straordinario alla lotta contro la criminalità organizzata.

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