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Valente sull’emergenza abitativa a Manfredonia

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Valente sull’emergenza abitativa a Manfredonia

È venuta a trovarmi una ragazza. Una mamma. Quattro figli: il più grande ha otto anni, il più piccolo sette mesi. Vive con il marito in 35 metri quadri. In un letto dormono in sei. In quella casa, tra giocattoli e passeggini, ci sono due bombole del gas: una per cucinare, una per scaldarsi. Le pareti sono segnate da muffa e umidità. E a settembre dovrà anche lasciarla. Una casa che per lei non è mai stata migliorata e che, con ogni probabilità, sarà invece presto ristrutturata per diventare l’ennesimo B&B.

Questa mamma non sa dove andare.

E purtroppo non è una storia isolata. È una delle tante. Ci sono donne separate perché vittime di violenza che non sanno dove andare, famiglie con figli con disabilità sfrattate senza pietà, coppie giovani che vogliono costruirsi un futuro ma sono costrette a vivere ancora con i genitori.

Abbiamo un’emergenza abitativa enorme. I cittadini si rivolgono al Comune, ma il Comune non ha immobili. Gestiamo, con un lavoro serio e continuo con ARCA Capitanata, quelli che si liberano dalle case popolari. Ma questi immobili non bastano.

E allora succede che quando qualcuno cerca un appartamento in affitto, le porte si chiudono. Anche a chi può pagare ogni mese. Anche a chi chiede semplicemente un contratto, una possibilità, una normalità. Si preferisce lasciare gli appartamenti vuoti o trasformarli in B&B. Si preferisce non avere problemi, non esporsi, non vedere.

Succede che anche quando i Servizi Sociali si propongono come garanti, la risposta resta la stessa: no.

Preferiamo girarci dall’altra parte. Pensare che il problema sia sempre di qualcun altro. Che non ci riguardi. E intanto troviamo tempo ed energia per strumentalizzare la paura, trasformando l’arrivo di 70 (non 700) persone in un’invasione. Tra l’altro, quei richiedenti asilo di cui si parla in queste settimane non hanno nulla a che vedere con le case, con gli affitti, con le difficoltà della nostra città. Nulla toglieranno al bilancio comunale o ai Servizi Sociali, trovandosi temporaneamente alla Casa della Carità a carico del Governo.

La verità è un’altra. Ed è molto più scomoda.

Una città che non è capace di tendere la mano ai propri concittadini in difficoltà è una città che deve fermarsi e interrogarsi davvero. Altro che paura degli altri. Qui bisogna avere paura di noi stessi!

Se qualcuno ha un appartamento a disposizione, si faccia avanti. Mi contatti in privato. Si rivolga ai Servizi Sociali. Non servono gesti straordinari. Serve fare la propria parte. È avvilente che ci siano centinaia di famiglie in cerca di una casa con centinaia di appartamenti di privati che potrebbero essere affittati.

Se vogliamo crescere come città scegliamo da che parte stare.

Perché il vero problema non viene da fuori. È dentro. Ed è la nostra indifferenza.

Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura