Una misteriosa scultura a Foggia

Una misteriosa scultura a Foggia.
Diversi anni fa, durante una visita al Museo Civico di Foggia, nel Lapidarium ci imbattemmo in una scultura particolare e caratteristica.
Scoprimmo ben presto che vari articoli apparsi in rete e sui quotidiani spesero i proverbiali fiumi di parole dandole addirittura un nome altisonante: la Piramide degli Illuminati.
Si favoleggiava della presenza a Foggia di qualche gruppo di Illuminati che in gran segreto operavano in città. La scultura, in effetti, accende facilmente la più fervida fantasia: una piramide ben fatta a gradoni (forse 12 gradini in origine), con l’occhio onniveggente che proietta il suo sguardo sotto forma di raggi su un libro “alato” aperto su un alpha e un omega, principio e fine, il tutto poggiato su un intricato intreccio di foglie di quercia, a simboleggiare forza e audacia.
Gli ingredienti c’erano tutti ma, come sempre spesso accade, la realtà riesce a essere anche più affascinante e misteriosa della fantasia e noi siamo pronti a raccontarla.
Dopo qualche tempo (non è stato facile), appurammo che questa scultura era parte di un monumento molto bello dedicato a Vincenzo Lanza, illustre foggiano.
Il Comune di Foggia eresse allo scienziato e medico quest’opera, che era situata nell’omonima piazza, ora intitolata a Umberto Giordano, sino alla fine degli anni Venti quando fu spostata nella villa comunale per far posto al monumento ai Caduti della Grande Guerra. Quindi, nell’attuale piazza Giordano, un tempo piazza Lanza, c’è stata dapprima la statua dell’illustre medico, poi il Monumento ai Caduti e, quando quest’ultimo è stato trasferito nell’attuale dimora in Piazza Italia, alla fine degli anni Cinquanta, la piazza è stata intitolata a Umberto Giordano, con relativa posa in opera delle statue riguardanti il musicista foggiano. Oggi, Vincenzo Lanza è ormai quasi dimenticato e, a ricordarci di lui, è rimasto il Liceo Classico a lui dedicato: eppure molti onori aveva avuto a Foggia, soprattutto in vita.
Vincenzio, come preferiva farsi chiamare, nacque a Foggia l’8 maggio del 1784 da Filippo e Rachele Fiore (il padre era originario di Roseto Valfortore e la mamma era di Foggia).
A Napoli studiò medicina e produsse numerose pubblicazioni. Fu professore alla cattedra di Medicina presso l’Università di Napoli e la sua Clinica divenne famosa e rinomata per via dei metodi innovativi praticati da Lanza per curare i malati.
Il fatto di provenire da una famiglia umile, maturò in lui una coscienza fondamentalmente liberale che lo portò a entrare in politica. Il suo libero pensiero lo spinse a combattere la monarchia in nome della libertà e questo gli costò una condanna a morte da parte di Ferdinando II in persona.
Solo nel 1856, per l’intervento della Czar di Russia e della Regina di Inghilterra, Ferdinando II, con delibera del consiglio di Stato del 30 luglio, concesse la grazia al medico foggiano e il permesso di tornare a Napoli dove don Vincenzio continuò a lavorare, nonostante avesse superato i settant’anni, circondato dall’affetto familiare e dall’incondizionata stima dei colleghi.
“Vincenzio Lanza – di parenti umilissimi per la sola forza d’ingegno e di studi – si elevò a nosologo e clinico – non più uguagliato – Presidente alla sua facoltà – nel Congresso scientifico del 1845 e deputato al Parlamento – esulò condannato nel capo con indignazione unica dell’universale.”
Questo recita il basamento della statua che, come è possibile ammirare in una vecchia foto conservata nel Catalogo Generale dei Beni Culturali di fine XIX sec. (prima foto), era molto più elaborata: circondata da quattro sfingi e da quattro “piramidi con l’occhio onniveggente”, con il Caduceo – simbolo medico ma anche esoterico.
Dicevamo che la realtà supera la fantasia. Sì, perché si dice che il pensiero liberale di Lanza derivasse dalla sua appartenenza alla Massoneria dell’epoca, fortemente presente in territorio foggiano (e ovviamente a Napoli), come si evince da diversi documenti conservati nell’Archivio di Stato di Foggia. Il territorio foggiano è stato testimone di grandi avvenimenti legati alla Carboneria e alla Massoneria. Evidentemente, don Vincenzio (o chi per lui) scelse di circondarsi di simboli che lo rappresentassero per quanto fatto in vita, tra studi e grandi battaglie, per un mondo migliore.
Il territorio foggiano e Foggia stessa nascondono tante altre storie intriganti, tutte da raccontare. Promettiamo che lo faremo presto.
Foto della Piramide: Giovanni BARRELLA.
Prima foto: Catalogo Generale dei Beni Culturali, XIX secolo, autore sconosciuto.
Seconda e terza foto del monumento: cartoline di inizio secolo scorso, Villa Comunale, attuale collocazione (non ci sono più le piramidi e le sfingi; sconosciuta la loro collocazione a parte la piramide del Museo Civico; nel 2016, l’ultimo restauro della statua).