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Tasso: “Lavoro, integrazione e responsabilità: dal Cantiere navale di Manfredonia una storia che parla al territorio”

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Tasso: “Lavoro, integrazione e responsabilità: dal Cantiere navale di Manfredonia una storia che parla al territorio”

In un particolare periodo, in cui il tema dell’immigrazione torna a occupare il dibattito pubblico con toni accesi e spesso polarizzanti, da Manfredonia arriva una vicenda che riporta l’attenzione su ciò che accade davvero nei luoghi di lavoro, nelle imprese e nelle comunità.

Tre giovani richiedenti asilo – Daniel, Sonko e Abdoulaye, provenienti da Senegal e Ghana – sono stati assunti dal “Cantiere Navale del Golfo”, dopo un lungo periodo di difficoltà nel reperire manodopera specializzata.

Un fatto semplice, concreto, che intreccia esigenze produttive, percorsi di integrazione e collaborazione tra istituzioni civili ed ecclesiali come Caritas e Casa della Carità.

La decisione nasce da un’esigenza reale del cantiere: trovare personale qualificato in un settore che, anche a livello nazionale, soffre una carenza strutturale di manodopera.

A spiegarlo è Andrea De Stefano, direttore commerciale del cantiere:

Trovare manodopera è molto difficile, ecco perché ho cercato lavoratori tra i richiedenti asilo. Sono rimasto sorpreso dalla bravura e dalla professionalità dimostrata da questi ragazzi, che nei loro paesi di provenienza svolgevano mansioni simili”.

Una scelta confermata anche dall’amministratrice unica, Rosa Lariccia, che sottolinea la piena regolarità dei contratti e la volontà dell’azienda di investire su persone motivate:

Sono operai tutti assunti regolarmente, tutta gente che ha bisogno di lavorare. Le nostre porte sono aperte a chiunque abbia buona volontà, indipendentemente dalla provenienza”.

Nel cantiere si è svolto un momento simbolico alla presenza dei lavoratori, dei titolari e dei tre neoassunti, insieme a rappresentanti istituzionali locali.

L’arcivescovo del Gargano, padre Franco Moscone, ha benedetto il cantiere e ringraziato pubblicamente l’azienda:

“L’accoglienza non porta povertà ma arricchisce sia chi viene accolto sia chi accoglie”.

Un messaggio che richiama alla responsabilità collettiva, soprattutto in un clima cittadino segnato da tensioni e polemiche.

L’iniziativa arriva infatti a poche ore dalle discussioni politiche sull’arrivo dei ‘richiedenti asilo” in città.

L’arcivescovo Moscone ha richiamato tutti a guardare la realtà, non le narrazioni strumentali:

“La realtà è altra. La strumentalizzazione non serve a nessuno”.

Il caso del cantiere mostra un dato spesso ignorato: molte imprese del territorio faticano a trovare personale qualificato, e l’inserimento lavorativo dei richiedenti asilo può rappresentare una risposta concreta, legale e vantaggiosa per tutti.

All’incontro erano presenti anche la vice sindaca Cecilia Simone e il consigliere comunale Antonio Tasso, che hanno espresso apprezzamento per una iniziativa che unisce inclusione sociale e risposta a un bisogno produttivo reale.

Un esempio di collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore che può diventare un modello per altre realtà del territorio.

La storia di Daniel, Sonko e Abdoulaye non risolve da sola il dibattito sull’immigrazione, ma offre un punto fermo: quando le istituzioni collaborano e le imprese aprono le porte al merito, l’integrazione smette di essere uno slogan e diventa un fatto. Un fatto che parla di lavoro, dignità e responsabilità condivisa.

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