Super Yo-Yo: l’anime che doveva sbarcare in Italia e non arrivò mai
La storia di Super Yo-Yo, anime giapponese degli anni ’90 tratto dal manga Chōsoku Spinner, e il suo mancato arrivo in Italia.

Negli anni ’90 molti fan italiani di anime ricorderanno con un misto di nostalgia e frustrazione il nome Super Yo-Yo: un titolo che sembrava destinato ad arrivare da noi ma che, alla fine, è rimasto un “quasi” piuttosto che un successo televisivo. L’anime, tratto dal manga Chōsoku Spinner di Takashi Hashiguchi e prodotto dallo studio Xebec, andò in onda in Giappone tra il 1998 e il 1999 per 22 episodi, seguendo le avventure di giovani competitori di yo-yo in sfide sempre più avvincenti.
Secondo quanto riportato da Santo Verduci in un suo recente post su Instagram, la serie fu acquisita e promossa per il mercato italiano, ma non fu mai realmente trasmessa sulle reti nazionali nonostante l’apparente interesse di distributori e partner commerciali. Questo pezzo è una rielaborazione giornalistica basata su quelle dichiarazioni, con aggiunta di ulteriori nostri approfondimenti.
L’ascesa di Super Yo-Yo in Giappone e l’interesse internazionale
Super Yo-Yo, noto in Giappone come Chōsoku Spinner (超速スピナー), debuttò come serie animata nel novembre 1998 e proseguì fino al settembre 1999, totalizzando 22 episodi.
La storia, firmata da Takashi Hashiguchi e prodotta dallo studio Xebec, mescolava elementi sportivi e di competizione giovanile: protagonisti che si sfidano con yo-yo ad alte prestazioni in tornei e duelli crescenti, in stile tipico degli anime sportivi del periodo.
La popolarità del concept e la diffusione del merchandising legato ai giocattoli da collezione – soprattutto negli anni ’90 quando i yo-yo erano un fenomeno culturale globale – permisero alla serie di oltrepassare i confini giapponesi. Soprattutto nel Sud-Est asiatico, Super Yo-Yo ottenne una versione doppiata in inglese, prodotta a Singapore e distribuita da Odex nel 2003.
E se nei paesi anglofoni o dell’area asiatica la serie ebbe almeno una diffusione su home video o tramite community di appassionati, il discorso in Italia fu molto diverso.
L’“anime mancato” nel mercato italiano
Come ricordato da Santo Verduci, in Italia la trama legata a Super Yo-Yo prese una piega curiosa: il franchise venne acquisito e promosso come potenziale prodotto televisivo dal gruppo Giochi Preziosi, che lanciò sul mercato italiano alcuni giocattoli e linee di yo-yo ispirati proprio al marchio. Tuttavia, l’anime non venne mai inserito realmente nei palinsesti televisivi nazionali.
Fonti non ufficiali e testimonianze di appassionati suggeriscono che ci furono proposte di passaggio su reti commerciali – tra cui Mediaset – soprattutto nelle fasce pomeridiane dedicate ai cartoni animati, ma tali piani non si concretizzarono mai, probabilmente per problemi legati ai diritti televisivi e alle strategie editoriali interne.
Il risultato fu che Super Yo-Yo divenne rapidamente un caso iconico: un titolo promesso e acquistato, con giocattoli sponsorizzati e potenziale mercato pronto, ma senza mai vedere una vera e propria messa in onda in Italia.
Tra i fan più nostalgici della generazione cresciuta negli anni ’90 il nome rimane sinonimo di “quello che poteva essere”, un anime che avrebbe potuto entrare nel pantheon delle serie animate amate dai bambini e adolescenti italiani, accanto a titoli come Dragon Ball, One Piece, Pokemon e il mai dimenticato Beyblade (la prima serie con Takao e i Bladebreakers).
È sempre affascinante vedere come fenomeni culturali apparentemente minori – come un anime su duelli di yo-yo – possano acquisire un’aura quasi mitica quando non riescono a concretizzarsi in un mercato come quello italiano. La storia di Super Yo-Yo racconta tanto dell’entusiasmo dei fan quanto delle difficoltà dell’industria televisiva nel trasformare interesse commerciale in palinsesto reale. Una piccola ferita nostalgica per chi quegli anni li ha vissuti.
