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Sottosopra, quando la memoria delle donne rimette in piedi la coscienza di una città

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Sottosopra, quando la memoria delle donne rimette in piedi la coscienza di una città

Non è stato soltanto uno spettacolo. Quello andato in scena ieri al Teatro “Lucio Dalla” di Manfredonia è sembrato piuttosto un ritorno della memoria, una di quelle memorie che non arrivano in punta di piedi ma ti attraversano, ti interrogano, ti costringono a guardare dove per troppo tempo una città ha preferito abbassare gli occhi. Ero presente in sala, e per me non è stato un semplice appuntamento teatrale: è stato anche un impatto personale, profondo, con una vicenda che, pur avendomi visto allora giovanissimo, ricordo ancora con lucidità. Sottosopra. La città salvata dalle donne e altri scherzi simili, con la drammaturgia di Stefania Marrone e Cosimo Severo e la regia dello stesso Cosimo Severo, rimette al centro la ferita della vicenda Enichem e, soprattutto, la forza delle donne che ebbero il coraggio di rompere il silenzio.

La grande forza di questo lavoro sta nel fatto che non racconta soltanto un conflitto industriale o una pagina difficile della storia di Manfredonia. Racconta una lacerazione umana. Racconta la paura entrata nelle case, nei pensieri, nelle famiglie. Racconta il peso di una città sospesa tra il bisogno di lavoro e il diritto alla salute. E dentro questa ferita, lo spettacolo sceglie giustamente di mettere al centro chi seppe dare un nome a quella sofferenza: le donne. La stessa presentazione dello spettacolo richiama infatti il 1988 come l’anno in cui la vicenda Enichem spaccò la città sotto il nodo salute-lavoro, affidando il racconto proprio a un coro di donne.

Ed è qui che Sottosopra tocca qualcosa di profondo. Perché quelle donne non furono figure laterali, né semplici testimoni di un dramma scritto da altri. Furono coscienza, parola, resistenza. Furono il momento in cui una paura privata diventò finalmente voce pubblica. Furono il punto in cui la vita quotidiana, quella delle madri, delle mogli, delle figlie, delle donne di casa e di lavoro, smise di sopportare in silenzio e cominciò a chiedere verità, dignità, tutela.

In scena tutto questo non appare come un ricordo lontano, ma come una presenza viva. Anche nel riallestimento del 2026, la Bottega degli Apocrifi ha scelto di tenere forte la dimensione corale e cittadina dello spettacolo, riportando al centro la mobilitazione femminile contro la fabbrica chimica e la memoria di una città ferita. È questa coralità a rendere Sottosopra così potente: non un racconto calato dall’alto, ma una memoria che risale dal basso, dai corpi, dalle voci, dalle ferite di una comunità.

Forse il messaggio più forte lasciato dallo spettacolo è proprio questo: nella vicenda Enichem, le donne non hanno solo protestato. Hanno salvato la dignità morale della città. Quando tutto sembrava destinato a restare intrappolato nella rassegnazione, nella paura o nell’equivoco per cui si dovesse scegliere tra pane e salute, furono loro a rimettere in piedi una domanda più grande: che valore ha il lavoro, se chiede in cambio il silenzio davanti al pericolo? Che futuro può avere una comunità, se impara a convivere con ciò che la ferisce?

Per questo Sottosopra non è un’operazione di nostalgia. È un atto civile. È un invito a ricordare che la storia di Manfredonia non può essere raccontata soltanto attraverso gli impianti, le scelte industriali o le responsabilità politiche. Deve essere raccontata anche attraverso il coraggio delle donne che seppero esporsi, prendere parola, trasformare la fragilità in forza collettiva. In questo senso, il teatro della Bottega degli Apocrifi compie qualcosa di prezioso: non si limita a rappresentare il passato, ma gli restituisce coscienza, carne, verità.

Ieri sera, allora, sul palco non c’era solo uno spettacolo. C’era una città che tornava a guardarsi dentro. E c’era, ancora una volta, la lezione più alta di quella stagione: quando le donne decidono di non tacere più, la storia cambia direzione.

Angelo Riccardi

La Vieste en Rose