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Scuole chiuse e Dad, cosa c’è di vero? Perché si parla di studenti a casa e cosa dice Valditara

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Negli ultimi giorni si è diffusa rapidamente la voce di un possibile ritorno alla didattica a distanza e persino della chiusura delle scuole. Un’ipotesi che ha generato preoccupazione tra famiglie e studenti, ma che va ridimensionata: non esiste alcun piano concreto in questa direzione.

L’origine di questa narrazione non è una decisione del Governo, ma una riflessione avanzata in ambito sindacale. In particolare, il presidente dell’Anief ha ipotizzato uno scenario estremo legato alla crisi energetica globale, sottolineando che, in caso di peggioramento, si potrebbero valutare misure come lo smart working e, solo in ultima istanza, anche la Dad.

Si tratta quindi di una valutazione teorica, non di una proposta operativa né di un provvedimento imminente.

Il legame con la crisi energetica

Il contesto in cui nasce questa ipotesi è quello della crisi energetica internazionale, aggravata dalle tensioni geopolitiche e dal rischio di aumento dei costi di carburanti ed energia.

In scenari simili, i governi possono valutare misure per ridurre i consumi, come il lavoro agile o la limitazione degli spostamenti. Da qui il collegamento, spesso semplificato, con la scuola e la possibilità di ridurre la presenza fisica degli studenti.

Tuttavia, è importante chiarire che, allo stato attuale, queste misure riguardano soprattutto altri settori e non l’istruzione. La scuola non è considerata una leva primaria per il risparmio energetico.

Cosa ha detto davvero il ministro Giuseppe Valditara

A chiarire definitivamente la situazione è intervenuto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha smentito in modo netto le indiscrezioni.

La posizione del Governo è chiara:

“La Dad non è contemplata in alcun modo”.

Non solo. Anche altre figure dell’esecutivo hanno escluso l’ipotesi di chiusure generalizzate, ribadendo che non esistono piani per sospendere le attività scolastiche in presenza o introdurre nuovamente la didattica a distanza.

Questo significa che, almeno per l’anno scolastico in corso, non è previsto alcun ritorno alla situazione vissuta durante la pandemia.

Il caso delle “scuole chiuse” è un esempio tipico di come una possibilità teorica possa trasformarsi in una notizia percepita come concreta, anche se in realtà, nessun provvedimento è stato discusso o approvato. Anche nel mondo della scuola, dirigenti e associazioni hanno definito questa ipotesi priva di fondamento concreto e poco efficace sul piano del risparmio energetico.

Il no di studenti e scuola alla Dad

Un ulteriore elemento che rafforza questa posizione è la contrarietà diffusa verso il ritorno alla didattica a distanza. Una parte significativa di studenti e operatori scolastici si è già espressa contro questa eventualità.

Secondo alcune rilevazioni, la maggioranza degli studenti non vuole tornare alla Dad, ritenuta penalizzante sia sul piano dell’apprendimento sia su quello sociale.

Anche i dirigenti scolastici sottolineano come il risparmio energetico derivante dalla chiusura delle scuole sarebbe limitato rispetto ai danni educativi.

Ad oggi, quindi, non ci sono elementi che facciano pensare a una chiusura delle scuole o a un ritorno alla didattica a distanza. Le ipotesi circolate restano legate a scenari estremi e non rappresentano una linea politica o una decisione in fase di attuazione.

La scuola in presenza resta una priorità, anche in un contesto complesso come quello attuale. Più che di ritorno al passato, si parla semmai di monitoraggio e prevenzione, senza interventi drastici sul sistema scolastico.

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