
Con tutta sincerità, mi sono scocciato, e non solo io, del momento buono, del momento dei sorrisi ipocriti, della sceneggiata al cloroformio con ragazzi definiti speciali che, in realtà sono uomini e donne nient’affatto speciali.
Sono artisti, cantanti, sono un coro molto bello e ottimamente organizzato, ma non va presentato in quel modo. Va presentato non come eccezionale ma normale. Lo sapete che le persone con disabilità non sono eccezionali ma sono persone normali?
Sarò anche antipatico nel dirlo ma, quando la smettiamo con questa parentesi di pietà travestita in spettacolo, giusto per riempire la pancia della platea di Sanremo, per dire che quella è inclusione. Ma dove? Ma quando?
Non ne abbia a male la mia amica Alessia Bonati e gli splendidi artisti dell’Anffas di Spezia. Non è una critica al loro agire, che è consapevole e ben fatto. La critica è rivolta al carrozzone, trasformato in circo, che ne vien fuori a Sanremo da gente impreparata ad affrontare la disabilità come caratteristica della persona e non come patologia o malattia sulla quale versare sospiri pietosi.
Le persone con disabilità non hanno bisogno di quella vetrina, non hanno bisogno di provocare lacrime.
Provate a far salire sul palco quelli che ci parlano della realtà tutta negativa che ci opprime giorno per giorno, parlate di lavoro, di spazi, di città a misura e senza barriere, provate a parlare delle leggi che non vengono rispettate e delle discriminazioni che avvengono quotidianamente, con esclusioni e boicottaggi che non fanno comunicazione, che non creano autonomia.
Qualche volta, provate anche a parlare del diritto all’Amore delle persone con disabilità.
E invece, la stessa passerella di emozioni forzate che si ripete, che si perpetua, con quella inutile maglia con la scritta “sono come te”. Ma dove, ma quando, ma ci credete? Ma perché poi, da domani tutto torna come prima, e ancor peggio, si dimentica tutto?
Ci saranno quelli che organizzano Sanremo a continuare la nostra battaglia, o ci saremo solo noi, come sempre?
Mi dispiace. Sarebbe stato meglio non farla questa ennesima pagliacciata e, sinceramente, mi dispiace che ci sia sempre chi si presta a confezionare questo spettacolo, trasformandolo in pornografia dei sentimenti e della pietà.
Prof. Vincenzo Di Staso
Garante dei diritti delle Persone con Disabilità del Comune di Manfredonia


