Politica Manfredonia

Rischio idraulico e difesa costiera: proposta di tavolo permanente per Ippocampo e Riviera Sud

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Rischio idraulico e difesa costiera: proposta di tavolo permanente per Ippocampo e Riviera Sud

MANFREDONIA – Da almeno venticinque anni, Ippocampo e l’intera riviera sud si muovono in un equilibrio precario tra mare, fiumi e urbanizzazione spinta. Studi e progetti, nel tempo, hanno indicato con chiarezza l’assoluta necessità di un intervento strategico e definitivo. La situazione, oggi, appare drammatica: non è fuori luogo paragonarla alle recenti alluvioni in Emilia-Romagna o, più di recente, in Sicilia. Siamo di fronte a un’emergenza che va trattata come tale, chiamando in causa non solo il Comune, ma anche Regione e Governo.

Lasciata alle spalle, almeno in parte, la lunga fase segnata dall’emergenza “comparti edilizi” e dalle difficoltà finanziarie del bilancio comunale, occorre concentrarsi con energia e determinazione su nuove priorità. La riviera sud è una di queste: è un asset decisivo per lo sviluppo turistico di Manfredonia, un territorio di straordinarie potenzialità che per troppo tempo è stato considerato un’appendice, invece di una risorsa strategica.

Nel 2010 Comune, Regione e Autorità di Bacino commissionano al Politecnico di Bari uno studio tecnico-scientifico su erosione costiera e rischio di inondazioni lungo la riviera sud. Ippocampo viene descritta come un villaggio costruito in un’area originariamente paludosa, tra il Cervaro e il Carapelle, esposta sia alle mareggiate sia alle piene fluviali. Lo studio individua priorità nette: ricostruzione del cordone dunale, ripristino della spiaggia, sistemazione dei canali e possibile realizzazione di aree interne di laminazione, come oasi o vasche di accumulo.

Nel 2012, durante un tavolo tecnico in Regione, viene riconosciuto ufficialmente che circa 400 famiglie e il depuratore risultano esposti al rischio. La convergenza è chiara: la duna è l’intervento urgente, con un costo stimato intorno ai 2,5 milioni di euro.

Nel 2014 il Comune approva il progetto di difesa dell’abitato, basato sulla ricostruzione della duna, finanziato dalla Regione per circa 2,4 milioni. L’iter autorizzativo è complesso, tra VIA, contrasti Regione-ARPA e passaggi fino a Palazzo Chigi, ma nel 2016 arriva il via libera e nel 2017 si apre il cantiere. Il progetto comprende anche un muro di difesa perimetrale, un percorso ciclo-pedonale e interventi pensati per tutelare zone umide e fauna. Nella realtà il progetto pensato per ridurre i danni per diverse vicende non ha prodotto i risultati sperati.

Parallelamente, viene impostato un progetto da 25 milioni di euro per l’adeguamento delle reti idriche e fognarie dell’intera riviera sud (Sciale Rondinelle, Zingari, Scalo dei Saraceni, Ippocampo), con un collettore in pressione verso il depuratore di Manfredonia, con l’obiettivo di superare i piccoli impianti privati e ridurre gli sversamenti in mare. Sarebbe interessante conoscere lo stato dei lavori ad oggi.

Sarebbe inoltre interessante capire, anche per le connessioni evidenti con la Riviera Sud, che fine abbia fatto il Progetto di riduzione del rischio idraulico di Manfredonia, con particolare riferimento a Siponto: uno studio di fattibilità affidato dal Comune di Manfredonia per un importo complessivo di 25.000.000,00 euro. Un progetto che, per portata e implicazioni, dovrebbe essere al centro del dibattito pubblico, soprattutto mentre il territorio continua a vivere in condizioni di vulnerabilità strutturale.

Eppure, nonostante studi, progetti e cantieri, mareggiate e allagamenti continuano a colpire Ippocampo: strade trasformate in canali, garage e piani terra invasi dall’acqua, danni economici ripetuti a strutture turistiche, bar e stabilimenti. La sensazione è quella di un territorio rimasto in trincea per troppo tempo, con opere che si deteriorano, canali che si ostruiscono, manutenzioni non sempre puntuali e decisioni spesso frammentate tra enti diversi.

Molti operatori, pur consapevoli della complessità tecnica, chiedono una cosa semplice: sapere cosa è stato realizzato davvero, cosa manca e in quali tempi si intende completare la messa in sicurezza. Non per alimentare polemiche, ma per programmare investimenti e stagioni turistiche senza vivere ogni ondata di maltempo come una lotteria.

Bene, ma solo in parte, la delibera della Giunta comunale (seduta del 14/01/2026, n. 9) con cui si approva un atto di indirizzo per avviare le procedure tecniche necessarie. È un passo utile, ma non può diventare un alibi.

Qui serve un’iniziativa politica vera, capace di portare a una soluzione radicale del problema: non basta una “toppa”. Le dinamiche idrauliche evolvono più rapidamente delle opere tampone e ogni rinvio aumenta il rischio per persone, abitazioni e attività economiche.

Occorre quindi un intervento energico e coordinato, che chiami in causa con forza Regione e Governo, per ottenere risorse, tempi certi e un piano strutturale di messa in sicurezza, non l’ennesima risposta parziale.

Una linea di lavoro possibile, collaborativa ma ferma, potrebbe partire da alcuni punti essenziali: riconoscere il lavoro svolto e il ruolo dei soggetti coinvolti (Comune, Regione, Autorità di Bacino, Politecnico); attivare un tavolo pubblico permanente con istituzioni e rappresentanti di residenti e operatori per fare il punto, in modo trasparente, su ciò che è completato e ciò che non lo è; aggiornare gli studi alla luce del cambiamento climatico, con livelli del mare più alti ed eventi meteorologici più intensi; definire un piano operativo di manutenzione e nuove opere con tempi, responsabilità e coperture chiare; garantire che i soggetti economici locali non restino spettatori, ma diventino parte attiva di un percorso che incide direttamente sulla sopravvivenza imprenditoriale e sul valore dei beni.

In sintesi: non si parte da zero. Ma gli ultimi inverni dimostrano che quanto fatto non basta ancora. Per Ippocampo e la riviera sud, la vera svolta arriverà quando quelle carte, studi, delibere, progetti, coincideranno finalmente con una percezione reale e diffusa di sicurezza da parte di chi vive e lavora qui tutto l’anno.

Palombella Rossa – Angelo Riccardi

tenuta santa lucia