Cronaca Italia

Ricina, nuovi esami sui familiari sopravvissuti

Proseguono le indagini sul caso ricina a Pietracatella. I consulenti della Procura faranno analisi sui famigliari sopravvissuti.

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Le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, decedute a Pietracatella, in provincia di Campobasso, verteranno ora sui due familiari sopravvissuti. Dopol’accertamento del decesso delle due donne a causa della ricina, una delle tossine vegetali più letali conosciute, la Procura ha disposto nuovi approfondimenti scientifici. L’obiettivo è verificare se anche gli altri componenti della famiglia siano entrati in contatto con il veleno. L’attenzione degli esperti è rivolta alla ricerca di eventuali anticorpi sviluppati dall’organismo, un elemento che potrebbe contribuire a ricostruire la dinamica dell’avvelenamento e a stabilire se l’esposizione alla sostanza sia avvenuta in più occasioni. Parallelamente proseguono le analisi sugli alimenti sequestrati e sull’abitazione, mentre il lavoro dei consulenti punta a fare luce su una vicenda ancora ricca di interrogativi.

La Procura punta sugli anticorpi per ricostruire l’esposizione

Il nuovo filone dell’inchiesta riguarda Gianni Di Vita e la figlia Alice, gli unici familiari rimasti in vita. Sebbene le analisi eseguite nei mesi scorsi non abbiano rilevato tracce di ricina nel sangue, gli esperti ritengono che ciò non basti a escludere un precedente contatto con la tossina. Per questo motivo saranno effettuati esami specifici finalizzati a individuare eventuali anticorpi, che potrebbero essere rimasti nell’organismo anche a distanza di tempo dall’esposizione.

L’eventuale presenza di una risposta immunitaria rappresenterebbe un elemento di grande interesse investigativo, perché consentirebbe di comprendere se il veleno abbia interessato anche gli altri componenti della famiglia e di definire con maggiore precisione tempi e modalità dell’avvelenamento.

Proseguono le analisi su abitazione e alimenti sequestrati

Oltre agli accertamenti sanitari, gli investigatori continuano il lavoro sui reperti raccolti durante le perquisizioni. L’attenzione si concentra sugli alimenti sequestrati e sugli oggetti presenti nell’abitazione della famiglia, nel tentativo di individuare il possibile veicolo attraverso il quale la ricina sarebbe stata somministrata.

Gli esami di laboratorio proseguiranno nelle prossime settimane e interesseranno anche contenitori, utensili e altri materiali ritenuti utili alla ricostruzione dei fatti. L’obiettivo è verificare se vi siano tracce della sostanza o elementi capaci di spiegare come il veleno sia entrato nella disponibilità di chi lo avrebbe utilizzato.

Gli esperti internazionali affiancheranno i consulenti italiani

Per la complessità del caso, la Procura ha deciso di avvalersi anche del contributo di specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, centro di riferimento internazionale per le analisi biologiche e tossicologiche. Il loro supporto servirà ad approfondire gli aspetti scientifici più delicati dell’indagine e a validare i risultati degli esami in corso.

Proprio per consentire lo svolgimento di tutti gli accertamenti richiesti, il deposito della nuova consulenza tecnica è stato rinviato alla fine di luglio. Solo dopo l’esito delle analisi sarà possibile delineare un quadro più chiaro sulle circostanze che hanno portato alla morte delle due donne e sull’eventuale coinvolgimento di altri familiari nell’esposizione alla ricina.