Politica Manfredonia

Riccardi parla del Manfredonia Festival: “Lo specchio di chi ci governa. PD? Una comparsa”

[esi adrotate group="1" cache="public" ttl="0"]

Riccardi parla del Manfredonia Festival: “Lo specchio di chi ci governa. PD? Una comparsa”

Torna a parlare Angelo Riccardi a 360 gradi sull’Amministrazione Comunale di Manfredonia, il Sindaco La Marca, l’Assessora Valente ed il suo vecchio partito, il PD, secondo lui ridotto a mera comparsa.

L’occasione è la presentazione del Manfredonia Festival 2026, secondo lui “una radiografia dell’anima politica di chi amministra. E questa lastra, purtroppo, mostra ossa rotte”.

Il motivo è “l’assenza totale di pianificazione unita alla mancanza di coraggio intellettuale di chi teme il confronto con le proprie idee”.

RICCARDI: “MANFREDONIA, CARTELLONE ESTIVO PER ALIMENTARE CLIENTELE E CONSENSI”

Le parole dell’ex sindaco Angelo Riccardi.

“La tanto proclamata “partecipazione e inclusione” è diventata, nei fatti, un vocabolario riservato agli amici, ai sodali, ai compagni di viaggio. Il cartellone estivo, a sua volta, si rivela un’occasione per alimentare clientele e raccogliere consensi. Non è una critica ideologica: è una constatazione empirica. Guardare il cartellone per credere.

Il problema, però, non nasce dall’assessora alla cultura. Nasce dall’alto, o meglio: dalla sua assenza. Il sindaco di Manfredonia è da tempo una figura politicamente delegittimata. Non dall’opposizione, non dai cittadini, almeno non solo. È delegittimato dalla sua stessa maggioranza, da quella geometria variabile di liste civiche autoreferenziali che compongono questo governo locale come un mosaico di potentati personali. Ognuno nel suo settore, ognuno padrone del suo orticello, con il tacito patto che nessuno metta il naso negli affari altrui. Il sindaco, se è sveglio, dorme. E la città ne paga il prezzo.

Il risultato è un’amministrazione che non coordina, non pianifica, non narra. Ogni assessore è un’isola. E quando le isole non comunicano, naufragano tutte insieme. In questo scenario, il Partito Democratico, unico soggetto politico realmente organizzato, con il maggior numero di consensi raccolti alle urne, si ritrova ridotto a comparsa. Ridimensionato nei ruoli assessorili, marginalizzato nella visibilità pubblica, costretto a qualche sussulto per ricordare di esistere. Il potere, invece, è saldamente in mano alle liste civiche. Che non sono partiti, non sono movimenti: sono strutture di consenso personale, prive di vita democratica interna, prive di programma condiviso, prive di obblighi verso i propri stessi elettori. Funzionano come corti rinascimentali: fedeltà al signore, spartizione delle risorse, silenzio sugli equilibri.

Gli ultimi esempi, sul piano del metodo, sono eloquenti e meritano di essere chiamati per nome. Prima la vicenda del Garante dei diritti delle persone con disabilità, con la nomina di Michele Gianluca Giordano, letta politicamente come espressione dell’area che fu CON. Poi la nomina di Carmela D’Apolito come Presidentessa del Comitato Festa Patronale, attivista della Pro Loco, ricondotta a Progetto Popolare.

Sia chiaro: non si discutono le persone. Si discute il metodo. Per ruoli così delicati, figure di garanzia, di ascolto, di tutela, le procedure dovrebbero essere esemplari: trasparenti, pubbliche, partecipate, inattaccabili. Quando invece una nomina viene percepita come una decisione consumata nelle stanze del Palazzo, senza un percorso pubblico chiaro, senza un confronto visibile con il mondo associativo e con la città, il danno politico è enorme.”

RICCARDI: “NON MI FACCIO INTIMIDIRE DA INSULTI PILOTATI”

“Per quanto mi riguarda, voglio avvisare i naviganti: non mi faccio intimidire da insulti pilotati. Non ho nessun obiettivo personale. Scrivo in libertà, senza preoccuparmi di quali sensibilità politica sto toccando. Non faccio comunicati contro le persone: esprimo giudizi politici.”

In ultimo, critiche alla manifestazione Ciambò, riprodotta anche nel 2026: “inanziata con 25.000 euro dal bilancio comunale 2026, con altri 25.000 probabili attraverso un avviso regionale: un potenziale raddoppio del costo pubblico di cui, nel cartellone ufficiale, non si dice una parola. Nessuna chiarezza, nessuna comunicazione proattiva. Il silenzio, evidentemente, è diventato uno stile di governo, per evitare imbarazzi”.

Promo Manfredi Ricevimenti