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Riccardi: “Il caso Alcantara arriva a Manfredonia: capitale mille euro, conti fragili e una scia di affidamenti nell’accoglienza”

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Riccardi: “Il caso Alcantara arriva a Manfredonia: capitale mille euro, conti fragili e una scia di affidamenti nell’accoglienza”

A Manfredonia il caso è esploso qualche settimana fa, quando l’arrivo dei richiedenti asilo alla Casa della Carità è diventato materia di scontro politico, interventi ecclesiali e richieste di chiarimento in Consiglio comunale. Ma il vero dato giornalistico è un altro: la polemica pubblica è arrivata molti mesi dopo gli atti amministrativi. L’Arcidiocesi ha parlato di un progetto per accogliere “una settantina” di migranti già presenti nel territorio comunale, mentre nel dibattito locale ha preso piede la soglia dei cento posti. La differenza non è solo numerica: è il segno di una comunicazione pubblica rimasta incompleta proprio su un dossier ad alta sensibilità sociale.

Il decreto prefettizio agli atti mostra infatti che il Lotto II della gara per i centri collettivi da 51 a 100 posti in provincia di Foggia è stato aggiudicato il 29 settembre 2025 a un RTI guidato da Alcantara Service S.r.l. con quota del 95%, dopo che la struttura inizialmente proposta, l’Hotel Cicolella di San Severo, era stata dichiarata inutilizzabile per gravi atti vandalici.

La nuova disponibilità individuata dalla società è la Casa della Carità di Manfredonia, immobile dell’Arcidiocesi poi concesso in locazione ad Alcantara. Lo stesso decreto precisa però che la stipula del contratto restava subordinata a ulteriori verifiche: idoneità della struttura, perizia asseverata, cauzione definitiva e piano del personale. Tradotto: il percorso verso Manfredonia non è nato all’improvviso, ma si snoda negli atti fra novembre 2024 e settembre 2025. Dai dati raccolti emerge inoltre che il contratto di locazione tra la società e la Curia è pari a circa 58.000 euro annui, corrispondenti a circa 4.800 euro mensili.

Rapportando questa cifra alla capienza massima prevista di 100 posti, il costo della struttura risulta pari a circa 48 euro al mese per posto letto, ovvero poco più di 1,5 euro al giorno per posto.

Qui entra in scena il profilo societario. La visura dice che Alcantara Service è una S.r.l. costituita nel 2017, con socia unica e amministratrice unica Ana Ironelys Alcantara Corporan. La stessa visura riporta che è nata nella Repubblica Dominicana, ma ha cittadinanza italiana: fare del luogo di nascita il cuore della vicenda sarebbe quindi una scorciatoia identitaria, non un fatto giornalistico. Il fatto giornalistico è un altro: la società ha capitale sociale di 1.000 euro, sei unità locali, 27 addetti medi nel 2025 e uno statuto che prevede espressamente la gestione di strutture per l’accoglienza di richiedenti protezione internazionale e la partecipazione a bandi pubblici.

I numeri del bilancio 2024, però, raccontano una società tutt’altro che robusta. I ricavi salgono a 1.642.721 euro, ma l’utile netto si ferma a 11.869 euro. Il patrimonio netto resta negativo per 38.833 euro, i debiti totali sono 721.679 euro, di cui 612.692 esigibili entro dodici mesi, mentre la liquidità disponibile a fine esercizio è di appena 34.662 euro. In altre parole: crescita del fatturato sì, ma con una struttura patrimoniale ancora debole e con una tensione evidente sul breve termine. Nello stesso bilancio compare inoltre un compenso all’amministratrice di 294.431 euro, dato che da solo merita una spiegazione pubblica quando la società chiude con utile minimo e patrimonio netto ancora sottozero.

Il tema si fa ancora più rilevante se si segue la scia degli affidamenti pubblici. Un atto disponibile sul sito della Prefettura di Foggia parla di un affidamento diretto per quattro mesi ad Alcantara Service per 75 posti complessivi in tre strutture. Un altro contratto del 18 ottobre 2023 richiama già i CAS San Matteo, Zipeto, Vaticano e Carriera, cioè una presenza operativa strutturata nel sistema dell’accoglienza del Foggiano. Nei verbali della gara 2024 la stessa Prefettura registra poi che Alcantara si presenta con 150 posti in cinque strutture a San Giovanni Rotondo per il Lotto I, mentre nel Lotto II risulta l’unico concorrente ammesso. E la visura più recente aggiunge altri due tasselli: l’Hotel Tulipano a San Giovanni Rotondo come struttura da utilizzare come CAS “giusto contratto di affidamento diretto” della Prefettura di Foggia, e l’Hotel Queen Victoria di Canosa come struttura CAS legata a un affidamento diretto della Prefettura di Barletta-Andria-Trani.

È qui che la domanda diventa seria. Sulla base dei prezzi riportati nel decreto di aggiudicazione di Manfredonia, 100 posti valgono circa 2,32-2,79 milioni di euro in due anni, e circa 3,48-4,18 milioni se si considera anche la proroga di dodici mesi prevista dagli atti. In termini di ordine di grandezza, si parla di un impegno pari a circa 1,4-2,5 volte il fatturato annuo 2024 della società. Nel riquadro della piattaforma riportato nel decreto compare anche un valore di 20.438.175 euro, ma lo stesso atto non spiega con chiarezza a cosa corrisponda quel numero; leggerlo come valore certo del singolo contratto sarebbe imprudente. Resta però il dato sostanziale: anche usando una stima prudenziale, la dimensione economica dell’affidamento appare molto ampia rispetto ai conti della società.

Va detto con chiarezza anche ciò che non emerge dagli atti. Non c’è, allo stato dei documenti esaminati, una prova di illecito, né il decreto prefettizio di Foggia segnala cause ostative all’aggiudicazione: al contrario, si legge che la verifica dei requisiti generali e speciali non ha fatto emergere impedimenti. Inoltre, nei verbali del 2024 la società dichiarava di aver presentato domanda di iscrizione alla white list della Prefettura di Lecce, e nel marzo 2026 il suo nome compare negli elenchi prefettizi degli iscritti con validità fino al 14 novembre 2026. Questo toglie terreno alle insinuazioni facili, ma non chiude la questione politica e amministrativa.

Perché la vera questione non è se Alcantara esista davvero, o se possa formalmente partecipare alle gare. La vera questione è se il sistema pubblico dell’accoglienza, che riguarda persone vulnerabili e denaro pubblico, stia affidando segmenti sempre più ampi del servizio a operatori con una base patrimoniale simbolica, conti finanziariamente tesi e governance fortemente concentrata. E se questo sia compatibile con la continuità, la qualità e la sicurezza del servizio.

Manfredonia, in questo senso, non è solo una polemica sull’accoglienza. È il punto in cui il dibattito morale e quello amministrativo si toccano. Da una parte la Curia rivendica il dovere umano e cristiano dell’accoglienza e parla di un progetto già condiviso con Prefettura e Comune; dall’altra, l’opinione pubblica, e i consiglieri di opposizione chiedono documenti, trasparenza e un confronto pubblico vero. Sono due piani diversi, ma entrambi legittimi. Il problema nasce quando la città scopre tardi un dossier che gli atti, invece, documentano da mesi.

Il punto finale, allora, è semplice. Non è il passaporto dell’amministratrice. Non è neppure, in automatico, la legittimità formale dell’aggiudicazione. Il punto è che una società con 1.000 euro di capitale, patrimonio netto negativo e liquidità limitata compare, secondo atti pubblici e visure, come attore ricorrente della filiera dell’accoglienza tra Foggia, San Giovanni Rotondo, Manfredonia e Canosa. Se le istituzioni ritengono che questo sia pienamente coerente con l’interesse pubblico, allora devono pubblicare fino in fondo ciò che oggi manca al dibattito: importi effettivi dei contratti, garanzie, piani del personale, verbali ispettivi, livelli di occupazione delle strutture e ragioni per cui, in snodi decisivi, la concorrenza si sia ridotta a un solo operatore ammesso. Senza questa trasparenza, il sospetto continuerà a crescere più in fretta dei posti letto.

Palombella Rossa

Angelo Riccardi

tenuta santa lucia