Attualità Capitanata

Riccardi: “Energas è il passato, bisogna produrre energia pulita”

Alla fine di febbraio, quando la Russia ha iniziato l’invasione dell’Ucraina, il mondo dell’energia è entrato in allerta, preparandosi a gravi perturbazioni dei mercati energetici che rimangono fortemente dipendenti dal petrolio e dal gas russi. Il fallback è stato rapido, provocando una volatilità senza precedenti che si è riverberata in tutto il mondo.


Dentro questo quadro di forte incertezza è tornato alla ribalta il mega deposito Energas di Manfredonia che, come accade nella migliore tradizione italiana, viene artatamente rilanciato come strategicamente necessario nell’attuale scenario di crisi energetica del nostro Paese.


È di questi giorni la notizia, non verificata, di un’imminente autorizzazione alla realizzazione del mega impianto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con molta probabilità pezzi della politica di governo di questo Paese vogliono cogliere l’ennesima occasione di difficoltà per favorire un’operazione imprenditoriale, inutile e dannosa per la nostra comunità.


L’opera conta un parco serbatoi tumulati per complessivi 60.000 mc di GPL, con un periodo di realizzazione di diversi anni e con un periodo di attività di almeno 30/50 anni, che quindi va ben oltre il 2050, ovvero non è conforme agli obiettivi climatici italiani ed europei.


Qual è la provenienza del GPL da stoccare e distribuire? Visto il ruolo che la Russia svolge in questo settore.


Per quanto riguarda la collocazione, mi aspetterei fosse nelle vicinanze della fonte, ovvero di una raffineria di petrolio e non, come sta invece accadendo a Manfredonia, di un’area più volte rappresentata come collocata all’interno di contesti di tutela e sottoposti a vincoli di natura ambientali, già oggetto di procedure di sanzioni da parte dell’Unione Europea


Non c’è dubbio che si tratti di una infrastruttura molto grande e pericolosa, soprattutto per rischio incendio di vasta portata. Il GPL ha densità superiore a quella dell’aria per cui non si disperde nell’atmosfera; in caso di fuoriuscite accidentali tende a concentrarsi ristagnando al suolo e nelle cavità, causando situazioni di accumulo molto pericolose (rischio incendio e asfissia). Un esempio lampante è il tragico incidente ferroviario di Viareggio del 2009.


Senza considerare che sul nostro territorio la collocazione di questo mega impianto è prevista a pochi km dal’aeroporto militare di Amendola, che contribuisce alla difesa aerea nazionale con i velivoli F-35A assegnati al 13° Gruppo Volo e il servizio di NATO QRA (Quick Reaction Alert) a difesa dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica che renderebbe la base obbiettivo militare in caso di conflitto.
Oggi si tende a posizionare depositi di questo tipo su piattaforme galleggianti in alto-mare e non certamente dove Energas ha pensato di collocarlo ormai due decenni fa.


In questo contesto è utile ricordare che la Russia, secondo produttore mondiale di gas naturale e terzo di petrolio, minacciava di limitare le esportazioni di energia. Seppur sta continuando ad inviare gas naturale attraverso la sua infrastruttura di gasdotti, l’Europa, attanagliata dal rischio di un’interruzione del flusso e di una compressione dell’offerta, si è mossa immediatamente alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento. A seguito della sospensione da parte della Germania del progetto da 11 miliardi di dollari del gasdotto Nord Stream 2 del Mar Baltico, che doveva raddoppiare il flusso di gas russo verso la nazione tedesca, l’Unione Europea (UE) ha emesso una tabella di marcia urgente per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi entro il 2030.


Nell’ambito delle sanzioni per paralizzare l’abilità economica della Russia, i 27 paesi membri dell’Unione europea (UE), durante la prima settimana di marzo, hanno presentato piani per ridurre di due terzi la propria dipendenza dal gas russo già quest’anno e rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi “ben prima del 2030”. Il piano delinea anche una serie di misure per rispondere all’aumento dei prezzi dell’energia e ricostituire le scorte di gas europee per il prossimo inverno.
L’iniziativa di azione europea congiunta, “REPowerEU”, propone di tenere sotto controllo i prezzi dell’energia al dettaglio attraverso la regolamentazione dei prezzi, le misure di aiuto di Stato e le azioni di mercato, che potrebbero comportare riforme della progettazione del mercato elettrico e del programma di scambio di quote di emissione. L’ambiziosa iniziativa cercherà nel frattempo di presentare con urgenza una proposta legislativa per lo stoccaggio minimo di gas e stabilire un obiettivo di deposito del 90% entro il 1 ottobre, designando lo stoccaggio di gas come “infrastruttura critica” e consentendo incentivi per il riempimento.


A lungo termine, REPowerEU incoraggerà più pannelli solari sui tetti, pompe di calore, risparmio energetico ed elettrificazione. Cercherà inoltre di accelerare le autorizzazioni per le rinnovabili, oltre a diversificare le forniture di gas. Infine, raddoppierà le ambizioni di costruire la sua economia dell’idrogeno, sviluppando infrastrutture, strutture di stoccaggio e porti per sostituire la domanda di gas russo con altri 10 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile importato e 5 milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile domestico. Notevoli sono anche le ambizioni di produrre 35 miliardi di metri cubi (Bcm) all’anno di biometano entro il 2030 da rifiuti e residui agricoli.


Seppur non espressamente richiamato nella mozione approvata, il Consiglio Comunale di Manfredonia monotematico tenutosi lo scorso 17 marzo è stato convocato per la preoccupazione che il conflitto in corso tra Ucraina e Russia possa indurre il Governo a propendere per l’istallazione del deposito Energas sul territorio sipontino. Tale timore è stato più volte espresso durante la seduta.
A tal proposito è utile evidenziare come, proprio a seguito del conflitto tra Ucraina e Russia e come spiegato precedentemente, sia emersa in maniera palese la dipendenza energetica dell’Italia dal gas estero. Per liberarsi da questo giogo economico occorrerebbe puntare la maggior parte degli sforzi sulle energie rinnovabili, portando avanti con ancora più determinazione il lavoro fatto dalla Regione Puglia negli ultimi decenni. Gli ostacoli allo sviluppo delle rinnovabili sono tutti ampiamente superabili e l’Italia, svincolandosi dalle fonti fossili, potrebbe raggiungere presto la sovranità energetica. Se ci fossimo concentrati sulle fonti pulite ottenendo lo stesso incremento annuale medio registrato nel triennio 2010‐2013 (pari a 5.900 MW), oggi avremmo potuto ridurre i consumi di gas metano di 20 miliardi di metri cubi l’anno, con una riduzione delle importazioni di gas dalla Russia del 70%.


Un dato importante che ci deve far riflettere sul fatto che il deposito di GPL proposto da Energas nel territorio di Manfredonia rappresenta un modello del passato e che ora dobbiamo necessariamente guardare al futuro per il bene dell’ambiente, ma anche per l’attuazione di una indipendenza energetica sul piano nazionale.

Angelo Riccardi

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