Referendum Giustizia 2026: cosa dice il quesito e cosa accade se vince il Sì

Referendum Giustizia 2026: cosa dice il quesito e cosa accade se vince il Sì
Il Consiglio dei ministri ha indicato domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 come date del referendum sulla riforma costituzionale della Giustizia. Vediamo nel dettaglio in cosa consiste la consultazione popolare e su quali temi gli italiani sono chiamati a esprimere il loro voto.
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?“.
Come si può evincere dalla natura della domanda, il referedum è appunto confermativo e non abrogativo.
Dovessero vincere i “Sì“, la riforma della giustizia verrebbe confermata e il presidente della Repubblica promulgherà la legge costituzionale, che verrà infine pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Qualora l’esito dovesse essere negativo, la riforma votata dal Parlamento non sarà approvata.
In sostanza, le norme oggetto di voto riguardano la recente riforma costituzionale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre 2025 che modifica l’ordinamento giurisdizionale italiano per separare le carriere di giudici e pubblici ministeri, istituendo due Consigli superiori della magistratura distinti (uno per giudicanti e uno per requirenti) e una nuova alta Corte disciplinare per i magistrati ordinari (composta da 15 giudici, tra professori, avvocati e magistrati sorteggiati), che accentra la competenza disciplinare oggi in capo al Consiglio superiore della magistratura, come previsto dalla legge costituzionale approvata a fine 2025.
La funzione giudicante è la funzione svolta dagli organi giudiziari (i giudici) a cui è attribuito il compito di decidere le controversie o di pronunciarsi sugli affari di loro competenza. La funzione requirente è invece esercitata dai magistrati che svolgono attività di “pubblico ministero” e hanno il compito di esprimere richieste o pareri in vista delle decisioni degli organi giudicanti.