Cronaca Italia

Omicidio Federica Torzullo: Carlomagno confessa il delitto

Carlomagno, marito di Federica Torzullo, ha ammesso davanti al gip di Civitavecchia di aver ucciso la moglie.

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Claudio Agostino Carlomagno, il marito arrestato per la scomparsa e la morte di Federica Torzullo, ha confessato davanti al giudice per le indagini preliminari di averla uccisa. La conferma arriva dopo il ritrovamento del corpo della donna, scomparsa l’8 gennaio e ritrovata senza vita nelle scorse ore in un terreno vicino all’azienda di famiglia. L’uomo, trattenuto nel carcere di Civitavecchia, ha ammesso la responsabilità del gesto nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo. Le accuse nei suoi confronti comprendono femminicidio e occultamento di cadavere, reati per i quali rischia l’ergastolo. La notizia ha scosso il paese, riaccendendo il dibattito sulla violenza di genere in Italia.

Delitto e confessione: dettagli dell’interrogatorio

Nel pomeriggio di oggi, davanti al gip di Civitavecchia, Carlomagno ha deciso di parlare, ammettendo di aver ucciso Federica Torzullo e di aver poi cercato di nascondere il corpo. La confessione giunge dopo giorni di silenzio, nei quali l’indagato si era avvalso della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Federica, 42 anni, era scomparsa da Anguillara Sabazia (provincia di Roma) l’8 gennaio scorso, facendo scattare una serrata indagine da parte dei carabinieri.

Le autorità avevano ritrovato il cadavere della donna circa dieci giorni dopo la scomparsa, sepolto in una buca in un terreno adiacente alla ditta di movimento terra di proprietà della coppia. L’autopsia ha rivelato un quadro agghiacciante: il corpo presenta 23 coltellate, di cui 19 al collo e al volto, segno di un’aggressione brutale e premeditata. Sul corpo sono emerse anche ferite da difesa alle mani e segni di ustioni, un quadro che segnala la disperata resistenza della vittima e la ferocia dell’aggressore.

I risultati dell’esame autoptico e altri elementi raccolti rafforzano l’ipotesi accusatoria che la Procura di Civitavecchia ha delineato con fermezza: il delitto è stato commesso con un’arma da taglio non ancora ritrovata. Le ferite letali colpiscono zone vitali, con una prima coltellata mortale sferrata al collo, seguita da numerosi altri fendenti. Carlomagno avrebbe poi tentato di rendere irriconoscibile il corpo e ostacolare l’identificazione, azioni che gli costano anche l’accusa di occultamento di cadavere.

Le indagini hanno inoltre evidenziato che i due stavano attraversando un periodo di separazione, un elemento che potrebbe configurare un movente legato all’incapacità di accettare la fine della relazione da parte dell’uomo. Tuttavia, al momento gli inquirenti non hanno fornito una ricostruzione definitiva del perché l’omicidio sia avvenuto.

Dal punto di vista giudiziario, la confessione davanti al gip rappresenta un passaggio cruciale. Carlomagno ora rischia l’ergastolo in base all’articolo del codice penale italiano che prevede la pena massima per i femminicidi, una legge introdotta nel 2025 per punire con maggiore rigore i crimini di genere.

Mentre si attendono ulteriori dettagli sulla dinamica dei fatti e sulle motivazioni che hanno portato all’efferato delitto, la comunità locale resta sotto shock per la brutalità dell’accaduto. Numerosi sono gli appelli da parte di associazioni e cittadini per intensificare la prevenzione contro la violenza domestica e di genere, affinché tragedie simili non si ripetano mai più.

Questa vicenda è un promemoria tragico della gravità della violenza di genere e di quanto sia fondamentale intervenire prima che sfoci in tragedia irreparabile. Ogni donna dovrebbe poter vivere libera da paura e violenza; casi come questo devono scuotere istituzioni e comunità a fare di più, non solo nei tribunali ma nella prevenzione, nell’educazione e nel sostegno alle vittime.




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