Morbo K è tratto da una storia vera? La miniserie Rai e il finto contagio del 1943

La miniserie Morbo K, in onda su Rai1 in occasione del Giorno della Memoria, ha riportato alla luce una delle pagine più sorprendenti e meno conosciute della storia italiana. Dietro la trama, infatti, non c’è solo finzione televisiva, ma un episodio realmente accaduto durante l’occupazione nazista di Roma. Nel 1943, un gruppo di medici del Fatebenefratelli inventò una malattia inesistente per proteggere decine di ebrei dal rastrellamento.
Ma quanto c’è di vero nella serie? Chi era davvero il medico che ideò il Morbo K? E come riuscì a ingannare le SS? Scopriamolo insieme.
Morbo K è tratto da una storia vera: cosa accadde davvero nel 1943
La serie si ispira a un fatto storico documentato e riconosciuto anche dalla comunità ebraica. Il Morbo K non fu una malattia reale, ma un’invenzione geniale del professor Giovanni Borromeo, primario dell’ospedale Fatebenefratelli sull’Isola Tiberina.
Il 16 ottobre 1943, giorno del grande rastrellamento del ghetto di Roma, molti ebrei cercarono rifugio proprio in quell’ospedale. Borromeo, insieme al medico ebreo Vittorio Sacerdoti e al giovane Adriano Ossicini, decise di ricoverarli come “pazienti” affetti da una patologia altamente contagiosa. La lettera K, scelta non a caso, richiamava i nomi dei comandanti nazisti Kesselring e Kappler, un modo sottile per deridere gli oppressori.
Quando le SS arrivarono per controllare i reparti, i medici misero in scena una vera rappresentazione: tosse finta, luci basse, cartelle cliniche piene di sintomi terrificanti. Borromeo, che parlava tedesco, descrisse la malattia come letale e rapidissima nel contagio. I soldati, terrorizzati, si rifiutarono di entrare e lasciarono l’ospedale senza ispezionare i pazienti.
Grazie a quell’inganno, decine di persone riuscirono a ottenere documenti falsi e a fuggire. Nel 2004, Borromeo è stato riconosciuto come Giusto tra le Nazioni.
Quanto è fedele la serie Morbo K alla realtà storica
La miniserie Rai riprende gli eventi principali, ma introduce anche elementi narrativi pensati per rendere la storia più coinvolgente. Lo sceneggiatore Peter Exacustos ha spiegato che la base storica è autentica, mentre alcune linee narrative – come la storia d’amore – sono state aggiunte per dare un punto di vista emotivo e permettere al pubblico di immedesimarsi.
La cronologia degli eventi, invece, resta fedele ai fatti. Il rastrellamento del ghetto, l’arrivo dei camion tedeschi, la messinscena dei medici e la paura delle SS sono episodi realmente documentati. Anche la figura di Borromeo è rappresentata con grande rispetto, pur con un nome diverso nella fiction.
La serie, inoltre, sottolinea un aspetto fondamentale: il Morbo K non salvò solo ebrei, ma anche partigiani, oppositori politici e persone ricercate dai nazisti. L’ospedale divenne un rifugio clandestino, con scantinati usati per trasmettere messaggi della Resistenza e per nascondere chi rischiava la deportazione.
Il valore storico del Morbo K e perché la serie è importante oggi
Raccontare il Morbo K significa riportare alla memoria un episodio di coraggio civile che rischiava di essere dimenticato. In un periodo in cui la paura e la violenza dominavano Roma, un gruppo di medici scelse di rischiare la vita per salvare sconosciuti.
La serie mostra come la medicina, in quel contesto, divenne un’arma di resistenza. Una malattia inventata, descritta con sintomi spaventosi come convulsioni, paralisi e morte per asfissia, riuscì a tenere lontani i nazisti più di qualsiasi barricata.
Il racconto televisivo permette anche di riflettere su un altro aspetto: molti dei salvati erano bambini e ragazzi che non tornarono mai più nelle loro case. La fiction, pur romanzata, restituisce voce a chi non l’ha avuta e ricorda quanto sia fragile la libertà quando la storia imbocca strade oscure.
Oggi, mentre i testimoni diretti di quegli anni sono sempre meno, opere come Morbo K diventano fondamentali per mantenere viva la memoria e per ricordare che anche un gesto apparentemente piccolo può cambiare il destino di molte vite.