
Me la ricordo, come il tempo fermo per le strade del nostro paese, come un’impronta la sua faccia, aleggia sulle facciate delle case manfredoniane, ancora tutt’ora mi sembra di rivederla. Lei assieme al suo mezzo per portare queste specialità fresche di mare, era un piccolo carrettino, dove su portava queste conche piene di cozzole e carecchje con tanta acqua marina, ma se non vado errato accanto alle conche, aveva anche una grosso pentolone di materiale a ghisa colmo di pesci del pescato giornaliero del nostro Golfo.
Lei, la signora è stata il simbolo di un’età accantonata nel libro della nostra memoria, come il memori degli anni che abbiamo lasciato sulle righe delle onde, che si trascinano via verso la linea di demarcazione dei confini, mai dimenticata,niente deve andare dimenticato altrimenti si cancellano le origini e non si può fare questo e non si deve fare, perché la tradizione tiene in vita una città nel bene e nel male.

Ma la nostra Mariannun, in questo caso ha rappresentato appieno la grande dignità, ha dimostrato la donna che lavorava con uno spirito di forza dell’anima, quanta tenacia e volontà nel percorrere le strade manfredoniane, che sapevano di odore fortissimo di bucato, lavato con sapone giallo sole, inebriava l’aria in lungo e in largo,quanta ammirazione. Nelle mattine calme e nelle peggiori giornate rigidissime accompagnate sempre da un’alta umidità, si incamminava tra quelle poche 850 fiat o 1100 che le passavano vicino,mentre attraversava l’asfalto di via tribuna principale via importante, che roba.

La piccoletta di statura più o meno degli anni ‘79,vestita con abiti alla buona, mi metteva molta simpatia ma allo stesso istante commozione. Andava in giro con le sue scarpe da tenere in casa ,tipo pantofole di flanella sopra e di gonna sotto. E già ,spingeva il carrettino fino a sera,tarda sera dall’atmosfera vera e buia su Manfredonia, di ruvida liscia le lastre del corso ,di lungo riflesso il fondo del percorso che andava oltre il fuori porta. Col tempo che avanzava, ormai io adolescente,Mariannun ,ricordo sempre vera di carattere energico.
Aveva, ricordo, abbandonato il carrettino,ora era anziana più che mai,allora il suo posto preferito di vendita era davanti al portone del palazzo accanto “u purtus du monc”,che era stato la casa natale del sindaco carbonaro di Manfredonia Gian Tommaso Giordani.
Mariannun, con una sedia di legno mezza rotta, messa accanto al grande portone di legno che sapeva di stagionatura antica,e sopra a quella sedia ci poggiava la famosa grossa pentola di ghisa piena di pesce. E così continuò fino alla fine dei suoi giorni, piano piano fino al suo imbarco verso il suo mondo ormai moderno,mondo che si portò col suo sguardo dolce e sereno ,anche se a dire il vero, stanco.
di Claudio Castriotta


