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Manfredonia, il caso dei sette presidenti fantasma

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MANFREDONIA. IL CASO DEI SETTE PRESIDENTI FANTASMA
Diario di un ricercatore di provincia nell’era della burocrazia quantistica.

MANFREDONIA – Viviamo in un’epoca formidabile in cui si può fotografare la superficie di Marte, ma paradossalmente, la burocrazia diventa un muro di gomma difficile da scalfire.


Nel nostro caso, ad esempio, non si riescono a rintracciare i dati anagrafici di alcuni ex presidenti (ormai deceduti e quindi non è nemmeno una questione di privacy) del Manfredonia Calcio degli anni che furono.


Il sospetto, ormai quasi certezza, è che costoro non siano mai nati, o che l’ufficio anagrafe del nostro amato Comune sia protetto dallo stesso segreto di Stato che avvolge l’Area 51.


La vicenda, che oscilla elegantemente tra la commedia di Eduardo e il teatro dell’assurdo di Beckett, si trascina da mesi.
L’obiettivo che ci proponevamo era nobile, persino romantico: chiudere un libro… un volume monumentale sulla storia del Manfredonia Calcio dal 1992 al 2026.


Un’opera di memoria collettiva, di fatica e gradinate sgarruppate…
Mancano solo sette nomi completi. Sette date di nascita. Sette esistenze che hanno firmato assegni, stretto mani a centrocampisti fumantini e promesso la Serie C davanti a un piatto di murici.


Per ottenerli, si è mossa una macchina diplomatica che avrebbe fatto invidia al Congresso di Vienna. Sono stati investiti dell’affare, nell’ordine:
Il Sindaco, custode della cittadinanza e teorico massimo del “vedremo”.
Un Funzionario dell’Ufficio Anagrafe, divinità olimpica nascosta dietro faldoni e timbri a secco.


Alcuni politici locali (pensate un po’), volenterosi ma comprensibilmente distratti da più urgenti destini elettorali, interpellati come si consulta un oracolo in pensione o un reduce delle guerre puniche.


Risultato? Il silenzio… Ma non un silenzio qualsiasi: un silenzio burocratico, denso, monumentale… direi appunto… tombale (come il mai visto sconto sui parcheggi per i residenti del centro storico o dell’obbligo per gli stessi residenti di pagare se si vuole attraversare – gioco/forza – una ZTL).


Quel silenzio che in Italia si ottiene solo quando si uniscono la pigrizia degli vivi e l’immobilità delle carte.
“In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”… diceva Ennio Flaiano. E l’arabesco sipontino, in questo caso, è un capolavoro.


Se non era possibile accedere a questo benedetto archivio anagrafico cartaceo, ce lo potevate dire dall’inizio. Avremmo risparmiato inchiostro e illusioni. Avremmo scritto nel libro, accanto ai sette nomi: “Di costoro si perse cognizione terrena per intercessione dell’anagrafe comunale”. Sarebbe stato più poetico.


Ora il libro è sul tavolo del tipografo. Sta per essere chiuso, stampato, consegnato alla storia. E i sette presidenti rimarranno così, figure mitologiche, come i sette re di Roma o i sette samurai, ma senza data di nascita. Del resto, a Manfredonia, il calcio ha sempre avuto a che fare con il miracolo e con il mistero. Perché pretendere che la burocrazia sia da meno?
Il libro si farà lo stesso, cari signori del Palazzo. Con buona pace dei vostri armadi che, siamo certi, nessuno aprirà mai più, per non disturbare il sonno dei giusti e la polvere dei funzionari e quella dei presidenti.

Giovanni Ognissanti

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